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Verso il convegno di fine anno a Cuneo: presentazione e locandina – La Pace come responsabilità politica e umana

Antonio De Lellis, coordinatore nazionale

L’articolo 11 della Costituzione non esprime una generica aspirazione: afferma che l’Italia «ripudia la guerra» come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali, impegnandoci a promuovere un ordinamento capace di assicurare pace e giustizia tra le nazioni.

È un mandato che incontra il magistero degli ultimi pontificati: da Giovanni XXIII a Francesco e Leone XIV, la pace è stata indicata non solo ai credenti, ma a tutte le persone di buona volontà, come responsabilità politica e umana. Per troppo tempo abbiamo considerato indiscutibile il detto latino si vis pacem, para bellum  (Se vuoi la pace prepara la guerra). Ma la storia ne ha mostrato il fallimento. Ogni Stato giustifica il proprio riarmo con quello degli altri e ogni aumento delle spese militari come risposta a una minaccia. Si genera così una spirale nella quale nessuno è davvero più sicuro. Il riarmo dissemina sfiducia tra le nazioni e paura nelle società; sottrae risorse a sanità, scuola, lavoro, lotta alla povertà, ambiente e coesione sociale. Eppure sono queste le fondamenta della vera sicurezza di un popolo.

Una società segnata da disuguaglianze e servizi pubblici indeboliti non diventa più sicura acquistando nuovi sistemi d’arma. Le guerre del nostro tempo mostrano quanto i civili siano ormai al centro della violenza. L’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma apre scenari che la politica non può limitarsi a osservare. Affidare a un algoritmo l’individuazione di un obiettivo o la decisione di colpire aumenta la distanza tra l’atto di uccidere e la responsabilità umana. Viviamo dentro una trasformazione che non abbiamo scelto: guerre che tornano a essere linguaggio quotidiano, crisi climatica che non è più un’ipotesi, tecnologie digitali e intelligenze artificiali che ridisegnano il lavoro senza chiedere permesso. Di fronte a tutto questo non possiamo restare nei vecchi schemi. Il mito della produzione come generatrice automatica di benessere è finito: la produzione non basta più a garantire diritti, e la produttività non è più il risultato dell’azione di un singolo attore, ma di un intreccio collettivo che nessuno governa davvero.

Questa economia produce scarti. Scarta chi migra, chi invecchia, chi non è riqualificabile, chi non regge i ritmi. Scarta perfino i territori quando non sono abbastanza competitivi. La migrazione non è un’emergenza: è la risposta concreta ai vuoti che il sistema non vuole vedere. Interi settori collasserebbero senza lavoratori stranieri, eppure si continua a parlare di “remigrazione” come se bastasse un decreto per sostituire la forza lavoro che non c’è più. La verità è che non abbiamo il coraggio di guardare la crisi demografica: siamo un Paese che invecchia e non vuole ammetterlo. Intanto ci vendono la favola della tecnologia salvifica. Robot umanoidi, automazione totale, intelligenze artificiali che dovrebbero colmare ciò che manca. Ma la contraddizione è evidente: un mondo pieno di disoccupati convive con investimenti miliardari per rimpiazzare lavoratori umani con lavoratori artificiali. L’uso delle tecnologie cibernetiche non è una scelta tecnica: è una scelta politica. E oggi si sta finanziando la sostituzione dell’umano, svalorizzando il lavoro e la redistribuzione della ricchezza.

Per questi motivi abbiamo deciso come Pax Christi di mettere a tema “Pace, Lavoro e sicurezze”. Oltre la paura, per superare schiavitù e re-migrazione”.

*ripreso dall’articolo di mons. Ricchiuti a Schlein e di Pezzotta“

Convegno nazionale – Cuneo – 30 dicembre 2026

PACE, LAVORO E SICUREZZE, Oltre la paura per superare schiavitù e re-migrazione

Introduzione ore 9,30 – Presidente di Pax Christi Italia

Savino Pezzotta (già segretario nazionale delle Cisl) Lavorare senza scarti

Chiara Pagano (Università di Pavia) La guerra che abbiamo fatto mentre ci pensavamo in pace: le politiche per il controllo dei confini

Dibattito

Pausa pranzo

Lavori di gruppo ore 15,30

Interventi di presentazione lavori di gruppo (solidarietà e confini – obiezioni all’economia di guerra – lavoro e migrazioni – Guerre in Africa- esperienze in Palestina – dalla Resistenza alla nonviolenza)

Plenaria e conclusioni

Presentazione del documentario ore 21,30 La banalitá del bene – L’integrazione possibile