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Celebrazione dell’82° Anniversario della morte di Franz Jägerstätter. Esempio più che mai attuale di amore, fede e coraggio

Maria Emma Allegri, vicepresidente di Pax Christi e Elisabetta Tofful, Consigliera nazionale

Rispondere all’invito di Gina Abbate per questo evento che si svolge ogni anno a St. Radegund (Austria) e che vede da anni la sentita partecipazione di una bella delegazione di Pax Christi Italia, ci ha fatto scoprire una figura che indica a ciascuno di noi la strada della coerenza radicale al Vangelo della nonviolenza.

Il contadino austriaco Franz Jägerstätter (1907 – 1943) trascorse la gioventù come tanti altri ragazzi della sua epoca.

Ebbe un radicale cambiamento dopo il matrimonio con Franziska Schwaninger, donna molto religiosa che avvicinò Franz alla preghiera e alla lettura della Bibbia.

Unico tra tutti votò “NO” quando si tenne il plebiscito per confermare l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, nonostante che le autorità civili ed ecclesiali invitassero cittadini e fedeli a votare in massa “SÌ”.

Franz aveva percepito immediatamente l’inconciliabilità tra nazismo ed etica cristiana perciò considerava impossibile essere contemporaneamente cattolici e nazisti. E a questa convinzione adeguò il suo comportamento con la scelta di stare fuori dal sistema. Questo ha significato l’isolamento dalla comunità e non essere più considerato affidabile, anche da parte della gerarchia ecclesiale.

In molti cercarono di fargli cambiare idea; tra questi il suo parroco e il vescovo di Linz. La moglie Franziska, invece, lo sostenne in questa decisione, benché consapevole delle pesanti conseguenze.

Il 23 febbraio 1943 Franz viene definitivamente chiamato alle armi.

Subito compie un atto di vera e propria obiezione di coscienza: rifiutando di indossare la divisa afferma l’impossibilità di far parte della comunità nazionalsocialista.

«Cristo vuole da noi anche una dichiarazione palese della nostra fede, proprio come Hitler la pretende dai suoi seguaci. I comandamenti di Dio ci insegnano che dobbiamo prestare obbedienza ai nostri superiori, anche se non sono cristiani, ma solo finché non ci ordinano qualcosa di sbagliato, perché dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini»1 Venne quindi incarcerato nella prigione militare di Linz.

Durante la detenzione, amici e parenti, il cappellano e altre autorità civili e religiose cercarono di indurlo a un ripensamento suggerendogli di preoccuparsi innanzitutto di sua moglie e delle sue tre bambine e cercando di convincerlo che per un cattolico non era inconciliabile prestare servizio militare nell’esercito di Hitler, ma Franz rimase fermo: «Anche se fino ad oggi Roma non ha dato indicazioni diverse, credo che sia impossibile dire che è un reato o un peccato rifiutare, come cattolici di prestare servizio militare. Anche se ciò comporta la morte, non è forse più cristiano offrire se stessi in sacrificio piuttosto che, pur di salvarsi la vita, dover prima uccidere altri, che hanno comunque diritto di vivere?»1

La mamma di Franz, Rosalia, e la moglie Franziska con le tre bambine (primavera 1941)1

Franz fu condannato a morte il 6 luglio del 1943 dal Tribunale di Guerra del Reich di Berlin-Charlottenburg. Il 9 agosto 1943 a Brandeburgo Franz Jäggerstätter venne decapitato.

Solo la moglie Franziska lo aveva sostenuto nella sua difficile scelta e questo, dopo la morte del marito. costò a lei e alle sue tre bambine emarginazione, isolamento sociale ed ecclesiale, discriminazioni e grandi difficoltà

Solo nel 1997 il vescovo Aichen aprì a Linz il processo informativo per una possibile beatificazione di Franz Jäggerstätter; la beatificazione si è svolta nel duomo di Linz il 26 ottobre 2007 con la lettura della seguente Petizione:

«Franz Jäggerstätter, per la decisa condotta della sua vita e per il suo martirio, è un profeta dalla visione lungimirante e profonda. È un esempio della fedeltà alle istanze della coscienza, un peroratore della causa della nonviolenza e della pace, un monito vivente di fronte alle ideologie distruttive. Grazie ad una coscienza formata e generosa pronunciò un No deciso all’idolatria del nazionalsocialismo. Come testimone delle beatitudini evangeliche fornisce un volto alla buona novella dell’amore di Dio e del prossimo».1

1 La foto e testi sono tratti dal libro G. Girardi e L. Togni (Edd.) Amore, fede e coraggio, Il pozzo di

   Giacobbe

LE TAPPE DELLE CELEBRAZIONI

L’organizzazione per la delegazione italiana è stata curata, come sempre, con grande attenzione e dedizione da Gianpiero Girardi, a cui si deve in gran parte il merito di aver fatto conoscere in Italia la figura di Jäggerstätter.

Venerdì 8 agosto ci siamo incontrati con la comunità austriaca nella Chiesa di St. Radegund, paese dove ha vissuto Franz con la sua famiglia, per celebrare insieme i vespri guidati dalle componenti di Pax Christi Austria; a seguire serata sociale presso la Gashaus Hofbauer del paese.

Sabato 9 agosto nella sala del municipio di Tarsdorf, gremita da oltre 100 persone abbiamo ascoltato le relazioni di Erna Putz, sul tema “La maturazione della scelta di Franz Jägerstätter”e di Wolfgang Palaver, presidente di Pax Christi Austria su “Diritti umani e democrazia sotto pressione: la resilienza nell’etica cristiana della pace”.

Dopo il pranzo conviviale alla locanda siamo partiti sotto il solleone delle 13.30 per il pellegrinaggio a piedi da Tarsdorf a St. Radegund, passando prima sulla strada asfaltata, poi tra pascoli e campi di granturco e, infine, nel bosco. Dopo circa due ore sbuchiamo alla fattoria Jägerstätter, dove facciamo una preghiera e cantiamo la canzone rituale di questi incontri, “Du ruft”.

Alle 16.00, arrivati nella chiesetta parrocchiale di St. Radeguand, abbiamo ricordato l’ora della morte di Franz in grande raccoglimento, con preghiere e canti guidati da laici nelle due lingue e accompagnati dal suono del flauto.

Alle 19.30 Santa Messa presieduta dal vescovo Scheuer e concelebrata da diversi sacerdoti, tra i quali il nostro don Gianluca Grandi. La chiesetta era gremita, con le due figlie viventi di Franz in prima fila, attorniate da figli e nipoti. L’omelia del vescovo è stata una profonda meditazione su cosa ci dice oggi, in questo contesto storico, la scelta compiuta da Franz.

Le preghiere dei fedeli, cui anche noi abbiamo partecipato, chiedevano proprio di lasciarci guidare come singoli, come società e comunità ecclesiale dalla testimonianza di Franz per riuscire a compiere scelte coraggiose e controcorrente di cristiana nonviolenza e obiezione alla guerra in tutte le sue forme.

Dopo la messa, continuiamo con la tradizionale e commovente “Processione dei lumini” fino alla tomba di Franz, posta proprio a ridosso del muro della chiesa.

Come è ormai tradizione del giorno dopo, il 10 agosto il gruppo italiano si ritrova nella nel maso Jägerstätter dove, insieme ad amici ed amiche della Pax Christi d’Austria e di Germania tra cui Aloisia, figlia di Franz e Franziska, ci fermiamo a celebrare l’Eucarestia, presieduta da don Gianluca di Imola, in modo famigliare, seduti su delle panche in cucina intorno a quella tavola che ha visto riuniti Franz e la sua amata famiglia. Condividiamo preghiere, letture e nostre riflessioni nelle due lingue.

Chiudiamo il ricordo di questa bella esperienza con le parole di Gina Abbate e con quelle del canto “Du ruft” che spesso, cantato col cuore a piena voce da italiani e austriaci, ha accompagnato i bei momenti di queste celebrazioni.

«Oggi più che mai è urgente essere vicini agli obiettori e alle obiettrici di coscienza nelle zone di guerra, quelli e quelle di Israele che rifiutano di prender parte alla carneficina di Gaza, in Ucraina, Russia, vicini anche alle loro famiglie. L’ho chiesto pubblicamente a nome della Pax Christi Italia nella Assemblea della mattina (presenti un centinaio di persone da diverse nazioni), quando il Presidente della Pax Christi d’Austria, un laico, il prof. Wolgang Palaver, ci parlava sul tema dei diritti umani e della democrazia sotto pressione con i vari populismi che la mettono in pericolo. Non lasciamoli soli, come è stato lasciato solo Franz! Cerchiamo insieme modalità per essere vicini con sostegno legale, economico, psicologico, spirituale, a loro e alle loro famiglie. (Gina Abbate)