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L’industria militare italiana e la sfida sindacale nella nuova normalità bellica

Una riflessione critica sul rapporto tra produzione bellica, lavoro e responsabilità sociale

Il punto pace Pax Christi di Bergamo ha elaborato un documento che – in questi tempi bui dove pare che a trainare il benessere, l’economia e le società sia la cultura della morte – interpella/ provoca il mondo del lavoro e le sue rappresentanze:

“... Un sindacato che voglia restare fedele ai suoi valori fondativi – giustizia, dignità, uguaglianza – non può limitarsi a gestire l’esistente. Deve ripensare il lavoro come pratica sociale orientata alla cura, alla convivenza e alla solidarietà. Serve un’azione sindacale che includa: Trasparenza nelle politiche industriali della difesa; Partecipazione attiva ai dibattiti su spesa pubblica, export e controlli; Proposte concrete di riconversione industriale verso settori civili; Formazione alla cultura della pace nei luoghi di lavoro e nelle scuole; Collaborazione con reti sociali e internazionali impegnate nel disarmo… L’industria militare è diventata parte integrante della nuova economia italiana, ma non senza costi morali, politici e democratici. La guerra non è più l’eccezione, ma l’orizzonte che struttura produzione, investimenti e discorso pubblico. Il sindacato si trova a un bivio: continuare a difendere ogni tipo di lavoro, oppure orientare il lavoro verso fini di pace, giustizia e solidarietà. La sfida è difficile, ma necessaria. La storia dimostra che il lavoro può cambiare il mondo– in un senso o nell’altro. Sta al sindacato scegliere da che parte stare.”

il documento completo:

Questo documento rimanda alla saggezza e coraggio di Alberto Tridente (1932-2012) storico sindacalista degli anni 60/70: << Al cuore del suo impegno è la battaglia per la riconversione, parziale e progressiva, delle produzioni belliche in produzioni civili. Qui si scontra con molte resistenze, anche interne al sindacato, ma Alberto non demorde, anzi provoca apertamente il sindacato e gli stessi lavoratori. In una assemblea tenuta nel 1974 alla Oto Melara, fabbrica bellica di La Spezia che aveva inviato cannoni al Cile di Pinochet senza che nessuno del sindacato o della sinistra locali avesse avuto da eccepire, Alberto lancia una provocazione che diventa uno slogan da lui ripetuto in ogni occasione: “ produrre armi nella settimana e poi manifestare il sabato per i popoli contro i quali quelle armi saranno usate è semplicemente incoerente e vergognoso”>> (https://www.fim-cisl.it/wp-content/uploads/2015/10/Alberto-Tridente.pdf )

… E siamo ancora qui…