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Per il Disarmo Nucleare – Congresso di Pax Christi Italia


(Gruppo di Lavoro Nazionale Disarmo Nucleare – Assisi 4 e 5 Settembre 2021)


Indice degli argomenti
1) Come l’umanità affronta il rischio nucleare
2) Il magistero della chiesa cattolica sulle armi nucleari
3) Il lavoro effettuato da Pax Christi International
4) Il lavoro effettuato da Pax Christi Italia
5) La situazione odierna in Italia
6) Proposte per il prossimo futuro


1) Come l’umanità affronta il rischio nucleare
E’ sotto gli occhi di tutti la crescita delle criticità di problemi della vita sul pianeta: riscaldamento
globale e sue conseguenze ambientali, crescita delle disuguaglianze globali, proliferazione dei
conflitti armati, risposta militare delle potenze occidentali alle migrazioni di massa, crescita delle
spese e delle esportazioni militari, modernizzazione degli arsenali nucleari con introduzione di
tecnologie destabilizzanti, abbandono dei principali trattati di controllo e riduzione delle armi
nucleari. Tutte queste dinamiche sono correlate, come ben ricordano le Encicliche Laudato Si’ e
Fratelli Tutti, e ciò ne fa una miscela altamente esplosiva. Vi è una urgenza alla elaborazione di
strategie e di azioni che non possiamo nascondere e che dobbiamo tradurre nella pratica.
L’umanità è chiamata a reagire come un tutt’uno, al di là delle differenti etnie, delle differenti culture,
delle differenti religioni e superando le differenze di classe e di genere. Queste differenze che
potrebbero generare una convivialità generativa diventano invece pretesto per conflitti sanguinosi
e violenti, per guerre inestinguibili e fratricide. Le divisioni che dilaniano gran parte del genere
umano devono essere superate attraverso un nuovo agire nel conflitto, che può così diventare
fattore di crescita collettiva, le relazioni conflittuali devono essere improntate alla nonviolenza attiva.
È come se non si riuscisse a dialogare, a ragionare assieme. L’egoismo, individuale o di gruppo
esacerba i sentimenti rendendo le persone insensibili o cariche di odio e rancore.
Una gestione errata del conflitto permea ogni realtà, anche dentro il movimento per la pace e il
disarmo.
La crescita delle criticità impone un drastico cambio di rotta, sia a livello delle relazioni interpersonali,
economiche e con l’ambiente, sia per chiudere la partita con la guerra, diventata così pervasiva e
capace di sviluppare metastasi che si insinuano in ogni corpo sociale, dal settore economico alla
scuola, dal settore culturale ai mass media. Guerra che potrebbe trasformarsi in ogni istante in un
devastante conflitto nucleare.
Ogni persona, appartenente a qualsiasi etnia, orientamento culturale o religione può dare un
contributo per invertire questa rotta suicida. Questo in particolare deve essere fatto nei confronti
del rischio nucleare.
In questo senso il magistero di Papa Francesco e dei Papi che lo hanno preceduto è da considerarsi,
per noi uno stimolo per procedere con coraggio e determinazione verso l’abolizione totale di queste
armi di distruzione di massa, che attentano alla stessa vita sul pianeta. Il tempo che ci rimane è poco.
Dobbiamo agire ora.


2) Il magistero della Chiesa cattolica sulle armi nucleari
La Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio di ogni anno, introdotta da Paolo VI nel
1968, ci invita a percorrere con determinazione le strade della pace e a contrastare la logica delle
armi e della guerra. Tra i sistemi che contraddicono il sogno di una pacifica convivenza umana vi sono
certamente gli ordigni atomici, che sono le più devastanti armi di distruzione di massa.
Pio XII nel 1954, Giovanni XXIII con l’Enciclica Pacem in Terris (1963) ed il Concilio Vaticano II con la
Costituzione Gaudium et Spes (1965) hanno condannato in modo assoluto l’uso della bomba
atomica.
La Pacem in Terris, considerando la diffusione delle armi di distruzione di massa, sancisce
fermamente l’impossibilità dell’esistenza della “Guerra giusta” (alienum a ratione).
La Gaudium et Spes ha condannato in modo assoluto l’uso della bomba atomica perché è per natura
una reazione crudele e sproporzionata e colpisce inevitabilmente città intere e le popolazioni civili.
In essa si legge: «Si convincano gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale ricorrono molte
nazioni, non è la via sicura per conservare saldamente la pace, né il cosiddetto equilibrio che ne
risulta può essere considerato pace vera e stabile. Le cause di guerra, anziché venire eliminate da
tale corsa, minacciano piuttosto di aggravarsi gradatamente. E mentre si spendono enormi ricchezze
per procurarsi sempre nuove armi, diventa poi impossibile arrecare sufficiente rimedio alle miserie
così grandi del mondo presente» (81)
Paolo VI affermava che le spese legate alla corsa ad armamenti sempre più potenti e distruttivi
impedissero un aiuto efficace alle popolazioni povere (Populorum progressio, 1967).
Lo spreco di denaro negli armamenti risulta oggi ancora più scandaloso alla luce della pandemia che
sta ancora facendo molte vittime e colpendo le economie più fragili. Molti Paesi, infatti, si ritrovano
con strutture sanitarie e assistenziali inadeguate ad affrontare questa emergenza.
Papa Francesco, nel mese di aprile 2020, così pregò:
«Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare
gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in
futuro».
Papa Francesco è tornato sullo scandalo delle spese militari nell’enciclica Fratelli Tutti (262) e anche
nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2021, dove ha scritto:
«Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che
potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone,
quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei
bisogni sanitari. Anche questo, d’altronde, è messo in luce da problemi globali come l’attuale
pandemia da Covid-19 e dai cambiamenti climatici. Che decisione coraggiosa sarebbe quella di
costituire con i soldi che si impegnano per le armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per
poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri».
Il principio della Dissuasione Nucleare (Equilibrio del Terrore o Mutua Distruzione Assicurata), si era
affermato perché le potenze atomiche di opposti schieramenti possedevano la bomba atomica; ma
per Giovanni Paolo II si trattava di “una tolleranza provvisoria”. Nel 1981, a Hiroshima, Karol Wojtyla
si impegnò a “lavorare senza sosta per il disarmo e la condanna di tutte le armi atomiche”.
Anche Benedetto XVI nell’udienza del marzo 2010 ne richiese “lo smantellamento definitivo” perché
le armi nucleari condizionano negativamente il futuro dell’umanità.
Nel suo viaggio del 24 novembre 2019 a Hiroshima, Papa Francesco non solo ha condannato l’uso o
la semplice minaccia dell’uso di armi nucleari, ma anche il mero possesso di tali ordigni.
Il Papa ha denunciato “l’orrore indicibile” subito dalla popolazione, e ha negato assolutamente che
il possesso dell’arma atomica possa assicurare la pace del mondo, una pace fondata sulla paura della
reciproca distruzione.
Bergoglio ha inoltre rifiutato la teoria dell’equilibrio del terrore nata negli anni ‘50, nel contesto della
Guerra Fredda: “La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di
costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale”, ha
dichiarato. Al contrario ha affermato la volontà della Chiesa cattolica di promuovere un mondo senza
armi nucleari, per la sicurezza collettiva. Ha espresso la sua preoccupazione per “il rischio di arrivare
allo smantellamento dell’architettura internazionale di controllo degli armamenti”. Ha denunciato:
«l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo
e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia
atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi
atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo. Le nuove generazioni si
alzeranno come giudici della nostra disfatta se abbiamo parlato di pace ma non l’abbiamo realizzata
con le nostre azioni tra i popoli della Terra».
Anche a Nagasaki, nella spianata dell’Atomic Bomb Hypocenter Park, Papa Francesco ha utilizzato
parole taglienti: «Nel mondo di oggi, dove milioni di famiglie e di bambini vivono in condizioni
disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere
armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo».
In quanto detto da Papa Francesco in Giappone riecheggia l’implorazione di Paolo VI elevata il 4
ottobre 1965 davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!
Lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con le armi in pugno».
E richiama anche quanto scritto nella Gaudium et Spes (n. 80), dove si condanna la guerra totale, e
dunque anche la guerra nucleare che è di tale specie, una condanna ribadita in modo netto da papa
Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti (nn. 255-262).
Già nel Simposio del novembre 2017 il Papa aveva affermato “anche considerando il rischio di una
detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza
la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso”.
Nel novembre 2019 aveva ricevuto in Vaticano una delegazione di ICAN (International Campaign to
Abolish Nuclear Weapons – Nobel per la pace 2017), guidata dalla direttrice esecutiva Beatrice Fihn,
che aveva ringraziato il Pontefice per il suo impegno a favore del “Trattato di Proibizione delle Armi
Nucleari” (TPNW), che la Santa Sede – Città del Vaticano aveva firmato e ratificato il 20 settembre
2017.
Il 22 gennaio 2021 molti leader della Chiesa Cattolica di tutto il mondo, tra cui Monsignor Giovanni
Ricchiuti, accolsero l’entrata in vigore del TPNW con queste parole “Crediamo che il dono della pace
di Dio sia all’opera per scoraggiare la guerra e superare la violenza. Pertanto, in questo giorno storico,
ci congratuliamo con i membri della Chiesa cattolica che per decenni sono stati in prima linea nei
movimenti di base per opporsi alle armi nucleari”.
Dunque non possiamo avere dubbi o titubanze: gli obiettivi per cui lottare sono l’abolizione in ogni
parte del mondo delle armi nucleari, l’ottenimento dal nostro Governo della firma e ratifica del
TPNW, la rimozione delle armi nucleari dal territorio italiano.


3) Il lavoro effettuato da Pax Christi International
Pax Christi International si è molto battuta per l’adozione del TPNW e ha chiesto ai Governi di tutto
il mondo di firmare e ratificare.
In particolare:
• Ha preparato, per l’entrata in vigore del TPNW, materiali sulla campagna mettendola a disposizione
ai membri in diverse lingue.
• Uno specifico gruppo di lavoro ha scritto lettere ai vescovi e alle conferenze episcopali sollecitando
iniziative nazionali e regionali per ottenere l’abolizione delle armi nucleari e lettere ai governi per
sollecitate la firma e ratifica del TPNW delle Nazioni Unite.
• Ha diffuso con la società civile una lettera aperta su COVID-19 e disarmo umanitario, sostenendo
che il disarmo nucleare può aprire una strada per il miglioramento del mondo post-pandemia.
• Ha prodotto un video con il confronto tra il costo delle armi nucleari e quello della risposta alla
pandemia di COVID-19 di cui sono state realizzate sette diverse versioni linguistiche raggiungendo
migliaia di spettatori.
• Ha presentato e supportato la testimonianza del Presidente del Consiglio comunale di New York a
sostegno della legislazione relativa al disinvestimento da armi nucleari e la riaffermazione di New
York come città libera dalle armi nucleari.
• Ha contribuito a lanciare la Campagna “Don’t bank on the bomb”, che ha posto l’accento anche sul
contributo delle banche alla produzione di armi nucleari e i loro vettori.


4) Il lavoro effettuato da Pax Christi Italia
Posizione di Pax Christi Italia sul Disarmo nucleare
Pax Christi Italia nei confronti delle armi nucleari ha sempre avuto una posizione nettamente
contraria alla loro produzione, al loro stoccaggio, al loro uso, e ha sempre chiesto alla Chiesa
cattolica di assumere una posizione chiara quanto alla loro immoralità. Cosa che è avvenuta a
partire da Papa Giovanni XXIII fino ad arrivare a Papa Francesco che le ha esplicitamente
condannate anche nel loro dispiegamento.
Iniziative di Pax Christi Italia a favore del TPNW
Pax Christi Italia ha sempre partecipato attraverso Pax Christi International e attraverso RID
(Rete Italiana Disarmo, ora confluita in RiPD Rete italiana Pace e Disarmo), di cui è membro, al
processo – gestito per la società civile da ICAN – che ha condotto alla formulazione del testo,
alla sua adozione e al suo recente divenire operativo. In questo modo ha partecipato alle
iniziative condotte dalla Campagna “Italia Ripensaci”, nei confronti dei parlamentari, del
Governo e dei cittadini (partecipazione a convegni in presenza o online, raccolta di “Cartoline
al Governo” (33.000), incontri con parlamentari e audizioni con esponenti del Governo,
manifestazioni come “Le campane accolgono il TPNW” per l’entrata in vigore del Trattato.
Ha partecipato a trasmissioni televisive (TV 2000) ed è più volte intervenuta su giornali
nazionali (Avvenire, Osservatore Romano, Famiglia Cristiana, Il Manifesto, La Stampa e testate
locali) denunciando il problema nucleare ed esprimendosi a favore del TPNW. Ha dedicato al
tema ampi servizi su Mosaico di Pace richiamando anche iniziative di realtà antinucleari
esterne alla Campagna “Italia Ripensaci”.
Ha incontrato papa Francesco sui temi del Disarmo, in particolare nucleare, salutando con
entusiasmo la ratifica del TPNW da parte della Città del Vaticano, ed accogliendo l’indicazione
del pontefice di proseguire nell’azione per il disarmo nucleare e totale.
Ha assunto iniziative rivolte all’interno della Chiesa italiana, chiedendo ai Vescovi di aderire
allo spirito del TPNW e di esprimersi nei confronti del Governo italiano per la sua ratifica,
ottenendone importanti pronunciamenti; sottoscrivendo recentemente con altre 43
associazioni cattoliche un appello al Governo perché firmi il Trattato; ha chiesto ai parroci di
salutare con il suono delle campane l’entrata in vigore del TPNW.
Rilanciando la Campagna “Banche Armate”, in occasione del suo ventesimo anniversario, ha
posto l’accento anche sul contributo delle banche alla produzione di armi nucleari e dei loro
vettori.
Particolarmente intensa è stata l’iniziativa di alcuni Punti Pace, in particolare quello di Brescia
(non distante da Ghedi) e quello di Tradate (in prossimità di stabilimenti Leonardo), a cui si
sono aggiunti altri punti pace.
Il Coordinamento Nord di Pax Christi ha promosso un seminario dedicato al disarmo in
particolare nucleare, e ha posto le basi per la creazione di uno specifico Gruppo di Lavoro
nazionale, con lo scopo di riflettere sul che fare ed organizzare una partecipazione più vasta
sul tema all’interno di Pax Christi, in cooperazione con le altre realta disarmiste e a livello
internazionale.
Pax Christi, anche nell’ambito di una iniziativa condivisa col MIR Movimento Internazionale
della Riconciliazione, chiamata “Scuole smilitarizzate” sta procedendo a definire proposte
didattiche destinate a scuole e altre realtà educative: Oratori, Catechiste/i, Scout, Decanati,
Insegnanti di religione, ecc.


Iniziative di Pax Christi Italia contro la presenza delle armi nucleari USA in Italia
Nell’ambito delle iniziative di “Italia Ripensaci”, Pax Christi ha co-organizzato presidi davanti
alle Basi nucleari di Ghedi ed Aviano e allo stabilimento Leonardo di Cameri dove si assemblano
gli F35 a doppia capacità, convenzionale e nucleare, da sempre denuciati perchè velivoli
d’attacco e per il loro costo esorbitante.
Il Punto Pace di Brescia, nell’ambito di una sua recente iniziativa per ottenere il
pronunciamento del Vescovo della Diocesi e, dal Governo la firma del TPNW, ha coinvolto
decine di associazioni cattoliche e ottenuto migliaia di adesioni individuali oltre che l’appoggio
di 57 Enti locali della provincia bresciana firmatari di delibere pro TPNW. Grande è stata l’opera
di sensibilizzazione sul territorio anche grazie al Festival della Pace bresciano. Nel documentoappello
che lancia l’iniziativa, si denuncia la presenza di armi nucleari a Ghedi ed Aviano come
violazione dell’Art. 11 della Costituzione e del Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari
e se ne chiede esplicitamente la rimozione. Inoltre ci sono stati incontri istituzionali con
Prefetto, Provincia ed Enti locali. La richiesta fatta al Comune di Ghedi è stata però rifiutata. In
occasione della Pasqua, il Punto Pace ha proposto ai parroci una “Via Pacis” da affiancare alla
tradizionale “Via Crucis”. Punto di forza di questa iniziativa è stata la sinergia con le altre realtà
della comunità civile e religiosa locale (ACLI, Movimento Nonviolento, OPAL, Istituti missionari,
ecc.).
Il Punto Pace di Tradate, dopo aver raccolto con il supporto dei Comboniani di Venegono e
della Pastorale Giovanile Varese, 5000 firme, consegnate, con altrettante di WILPF Italia,
Disarmisti Esigenti e Medici per la Prevenzione delle Armi nucleari, al Ministero degli Esteri, ha
ottenuto dall’Arcivescovo di Milano la sottoscrizione dell’appello al Governo per la firma del
TPNW. Ha co-promosso convegni unitari e, nel 2018 col Forum Contro la Guerra, la più
partecipata manifestazione contro le armi nucleari a Ghedi degli ultimi anni (centinaia di
presenze) – non appoggiata da RID. Ha supportato il passaggio nel Varesotto della 2a Marcia
Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e ha contribuito a raccogliere Delibere di 9 Comuni della
provincia di Varese. Ha rilanciato sul territorio il documento nazionale dei cattolici,
informandone tutti i parroci. Ha condiviso con una cinquantina di associazioni della provincia
la celebrazione il 22 gennaio sulla entrata in vigore del Trattato, partecipando anche ad un
presidio davanti ad uno dei cancelli di Leonardo a Venegono.


Posizione di Pax Christi Italia nei confronti della NATO e del suo rifiuto del TPNW
Nel 2016 Pax Christi Italia promosse con Mosaico di Pace, Comitato “No Guerra No NATO”, Comunità
delle Piagge e Unione Suore Domenicane San Tommaso D’Aquino, un convegno nazionale dal titolo
“Il ruolo della NATO nella Guerra Mondiale a pezzi”. Per l’associazione partecipò Franco Dinelli e per
Mosaico Di Pace Rosa Siciliano. L’analisi che ne emergeva indicava le pesanti responsabilità della
NATO nella generazione di instabilità internazionale e conflitti militari.
Nell’ultimo Congresso di Pax Christi Italia (2017) fu approvata una mozione che stigmatizzava
l’introduzione nel 1991 del Nuovo Modello di Difesa e le conseguenti assunzioni strategiche presenti
nei successivi documenti e operazioni militari, ritenute violare l’Art. 11 della nostra Costituzione.
Essa chiedeva la rapida adozione del TPNW.
Nel 2019 in occasione del settantesimo della NATO Pax Christi Italia, con suoi due esponenti (padre
Alex Zanotelli e Franco Dinelli), ha partecipato ad un importante convegno organizzato dal Comitato
“No Guerra No NATO”. Nello stesso anno il Coordinatore Nazionale don Renato Sacco ha partecipato
ad un presidio contro la politica aggressiva della NATO davanti alla Base del Comando “Rapid
Deployable Corps” di Solbiate Olona (Va), organizzata dal “Forum Contro la Guerra” e dal “Punto
Pace di Tradate”.
Pax Christi, abbracciando le iniziative di RiPD, considera di fatto non incompatibile la sottoscrizione
del TPNW con l’appartenenza dell’Italia alla NATO.
Purtroppo, se è vero che il Trattato Nord Atlantico (Documento di Fondazione della NATO) non fa
menzione di armi nucleari o di deterrenza nucleare è però vero che le modalità di decisione dentro
il Gruppo di Pianificazione Nucleare e nell’ambito della Condivisione nucleare sono tali (decisioni
prese all’unanimità, col consenso di tutti i membri) che l’ostilità della NATO al TPNW sia monolitica.
Essa rappresenta una posizione politica netta che ha bisogno di una risposta politica che si esprima
in un vero conflitto nonviolento che chiami per nome i responsabili di queste scelte e che superi i
limiti della azione impostata sull’advocacy e sulla semplice “Cittadinanza attiva”, pure esse da
continuare a praticare.


5) La situazione odierna, in particolare in Italia
Siamo nell’era nucleare
Il 16 luglio del 1945 gli USA provocarono la prima esplosione nucleare, chiamata con blasfemia
“Trinity”. Meno di un mese dopo, il 6 e 9 agosto di 76 anni fa due bombe atomiche, sganciate su
Hiroshima e Nagasaki, causarono oltre 200mila vittime, radendo al suolo le due città. Altre decine di
migliaia di persone morirono nei mesi successivi, altre ancora subirono danni permanenti.
Oppenheimer, uno dei padri dell’atomica, dopo questi fatti affermò: “I fisici hanno conosciuto il
peccato”.
Da allora queste armi di distruzione di massa, detenute da almeno 9 Stati, sono diventate sempre
più efficaci ed efficienti, con potenzialità distruttive molto superiori a quelle messe in mostra in
Giappone. Ora le armi nucleari stoccate in varie parti del mondo sono in grado di distruggere più
volte la vita sull’intero pianeta.
Come se non bastasse, a tali programmi militari sono destinate enormi risorse finanziarie che in
questo modo vengono sottratte all’ambiente, all’istruzione, alla sanità e allo sviluppo dei popoli
impoveriti.
Oggi nel mondo vi sono oltre 13000 testate nucleari e nuove armi sono in fase di sviluppo. Gli Stati
dotati di ordigni atomici stanno anche realizzando nuovi vettori e altri strumenti per rendere più
facile il loro utilizzo. Si è così passati dall’equilibrio del terrore (MAD Mutual Assured Destruction) a
una situazione confusa (MUD Mutual Uncertain Destruction) che rischia di spezzarsi in ogni
momento. Permane inoltre il problema delle conseguenze sull’ambiente dei 2200 test effettuati con
questi micidiali strumenti di distruzione e di morte, mentre crescono pure i rischi legati a un errore,
a causa dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale per prendere decisioni autonome, di possibili
attacchi hacker o a incidenti di ogni tipo, anche di natura terroristica.
A rendere più pericolosa la situazione è lo smantellamento di molti degli strumenti di controllo di
queste armi, dai Trattati ABM (sui Missili Antibalistici) e INF (sulle Forze Nucleari Intermedie)
all’accordo JCPOA sul nucleare iraniano. La conferma in extremis dell’accordo USA-Russia sul New
Start e le recenti dichiarazioni di Biden e Putin al summit del 16 giugno 2021: “Riaffermiamo il
principio secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere mai combattuta”,
non sono che dei timidi segnali positivi cui fa da contrappunto concreto la modernizzazione degli
arsenali nucleari.
Anche considerando il deteriorarsi di altri equilibri, globali (climatici-ambientali), sociali
(impoveriti/arricchiti), internazionali (migrazioni e conflitti armati), il Bollettino degli scienziati
atomici USA indica un livello di criticità elevatissimo sul possibile Armageddon nucleare. Per il
secondo anno consecutivo siamo a 100 secondi dalla mezzanotte, l’arco di tempo più breve mai
segnalato nell’era nucleare.
In Italia, nelle basi di Aviano (Pordenone) e di Ghedi (Brescia) sono presenti una quarantina di ordigni
nucleari (B61). E nella base di Ghedi si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi
cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi
ordigni atomici ancora più pericolosi (B61-12).
Il nostro Paese si è impegnato ad acquistare 90 cacciabombardieri F35 per una spesa complessiva di
oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro
operatività.
La presenza di armi di distruzione di massa sul suolo del nostro Paese trova la nostra netta
contrarietà. Riteniamo che tale presenza sia in contrasto con la Costituzione là dove, all’Art. 11, si
afferma che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Le armi di distruzione di massa hanno solo a
parole uno scopo difensivo possono invece colpire indiscriminatamente civili e militari, devastando
interi territori e causando la morte di quanti li abitano, uomini, donne, bambini, anziani e ferendo
irreversibilmente l’ambiente.
La presenza di tali ordigni sul territorio italiano sarebbe poi in contrasto anche con il Trattato di Non
Proliferazione delle armi nucleari, che il nostro Paese ha ratificato nel 1975 impegnandosi a «non
ricevere da chicchessia armi nucleari né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente» (Art.
II) e con altre norme nazionali ed internazionali.
Secondo le istruzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite assunte nel dicembre 2016 (l’Italia
votò contro), i negoziati per il TPNW iniziarono in ambito delle Nazioni Unite nel marzo 2017 e sono
proseguiti fino al 7 luglio 2017 quando l’Assemblea ne approvò il testo. Lo votarono 122 Paesi
(assente l’Italia), affermando che le armi nucleari sono inaccettabili e disumane.
Il TPNW rappresenta la ribellione dei paesi non nucleari alla lentezza ed inconcludenza con la quale
gli Stati nucleari applicano l’Art. VI del Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari, che, dalla
sua entrata in vigore 51 anni fa, chiede di arrivare alla eliminazione completa delle armi nucleari e
al disarmo generale.
Il 24 ottobre 2020 il TPNW ha visto la ratifica operata dal cinquantesimo Stato, l’Honduras. Il 22
gennaio 2021, esso è quindi diventato giuridicamente vincolante per tutti i Paesi che l’hanno firmato.
Il TPNW rende illegale, per i Paesi che l’hanno sottoscritto, l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la
fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, l’installazione o il dispiegamento di
armi nucleari. 55 sono attualmente i Paesi che lo hanno ratificato e il 22 gennaio 2022 si terrà a
Vienna la prima assemblea degli Stati Parte, importante momento su cui concentrare l’attenzione di
tutti.


Posizione del Governo sul Disarmo nucleare
In occasione dell’entrata in vigore del TPNW il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
afferma che l’Italia condivide pienamente l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari (non
poteva essere altrimenti per rispetto dell’Art. VI del Trattato di Non Proliferazione delle armi
nucleari, ndr) e resta impegnata nei settori del disarmo, del controllo degli armamenti e della
non proliferazione. Apprezza il ruolo della società civile nel sensibilizzare sulle conseguenze
catastrofiche dell’uso delle armi nucleari ma teme le conseguenze della polarizzazione del
dibattito dovuta alla introduzione del TPNW e ribadisce che l’obiettivo di un mondo privo di
armi nucleari possa essere realisticamente raggiunto solo attraverso un articolato percorso a
tappe che tenga conto, oltre che delle considerazioni di carattere umanitario, anche delle
esigenze di sicurezza nazionale e stabilità internazionale.


Posizione del parlamento sul TPNW
Prima del voto negativo dell’Italia alle Nazioni Unite nel 2016 alcuni parlamentari chiesero
senza successo che il voto fosse positivo. Nel 2017 oltre 240 deputati e senatori, su 945, di
diversi schieramenti politici sottoscrissero il Parliamentary Pledge della Campagna ICAN.
Nel tempo ci fu la presentazione e la discussione di diverse mozioni con richiesta al Governo
di aderire al TPNW, contro l’arrivo delle B61-12 a Ghedi ed Aviano, o con l’impegno a
presentare un DDL di ratifica italiana del TPNW (testo proposto dagli avvocati di IALANA).
Il 18 luglio 2017 il Senato ha approvato una mozione in cui si subordina l’assunzione del TPNW
agli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e all’orientamento degli altri alleati, il 19
settembre 2017 la Camera ha approvato una mozione analoga.


Enti Locali e TPNW
Circa 200 Enti locali (su 7904 Comuni, 20 Regioni e 88 Province) hanno emanato delibere che
chiedono al Governo di sottoscrivere il TPNW.


Sulla presenza delle armi nucleari USA in Italia
Secondo un recente sondaggio l’87% degli italiani chiede di firmare il TPNW e il 76% che le
armi USA dislocate in Italia siano rimosse.
Il Governo italiano fu fin dall’inizio uno dei maggiori sostenitori della politica della “Condivisione
nucleare”, vista come un modo per dotarsi di un deterrente atomico senza dover sostenere i gravosi
costi economici e politici di un proprio programma nucleare militare nazionale. L’appoggio alla
condivisione fu tale che, il Governo italiano dimostrò ritrosia nell’aderire al Trattato di Non
Proliferazione delle armi nucleari dato che nelle sue prime bozze, il testo del TNP la proibiva
esplicitamente. Dopo modifiche al testo del Trattato stesso e la promessa da parte statunitense
dell’installazione in Europa di armamenti nucleari di nuova generazione, l’Italia nel 1975 lo ratificò.
Sulle materie “Condivisione” e armi nucleari in Italia, tra Italia e USA è in vigore l’accordo
parzialmente segreto denominato “Stone Ax”. Inoltre c’è stata, e probabilmente c’è ancora, una
ospitalità nei confronti di navigli, appartenenti ad alleati NATO, dotati di armi e propulsione nucleari
in 11 porti italiani.
Negli ultimi anni in Italia un dibattito serio e approfondito sul tema delle armi nucleari USA sul nostro
territorio non è stato mai affrontato dalle varie forze politiche che si sono succedute negli anni al
Governo, unanimemente silenti su di esso.
L’Italia gestisce le armi atomiche sul proprio territorio ricorrendo anche alla dottrina della «doppia
chiave», ma non rendendo pubblici i dettagli di questo sistema. L’Italia ha ratificato tutti i più
importanti strumenti di diritto umanitario, ma, avendo sul proprio suolo armi nucleari, è stata
costretta a fare una dichiarazione secondo cui il protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra
non si applichi alle armi nucleari.
L’Italia facendo parte come gli altri 29 Membri del Gruppo di Pianificazione Nucleare della NATO ed
essendo sostenitrice del sistema di Condivisione nucleare considera lecita la presenza delle bombe
B61 e si appresta ad accettarne la sostituzione con le nuove B61-12. Sta infatti dispiegando gli F35
che le trasporteranno, sta addestrando specificamente i piloti italiani, sta ampliando le basi che le
ospiteranno, cercando di mantenere un livello di segretezza inaccettabile.
Posizione del Governo italiano nei confronti della NATO
Dopo l’accettazione da parte del PCI della appartenenza italiana alla NATO, nessuno degli
schieramenti parlamentari mette in discussione l’Alleanza.
Nel 2019 Conte affermò che il Governo persegue “la difesa degli interessi nazionali, nel quadro di un
multilateralismo efficace, fondato sulla nostra collocazione euro-atlantica e sulla integrazione
europea”.
Recentemente Draghi ha affermato; “La NATO è qualcosa di più di un’alleanza militare. E’ un’alleanza
di valori che deve lavorare per preservarli e difenderli, dall’interno come all’esterno e dobbiamo
essere pronti ad affrontare tutti coloro che non condividono i nostri stessi valori e il nostro
attaccamento all’ordine internazionale basato sulle regole e sono una minaccia per le nostre
democrazie”.
L’Italia è uno dei membri NATO tra i più attivi, mettendo a disposizione molte delle sue basi militari,
partecipando alle sue esercitazioni militari e a molte delle sue “Missioni di Pace”: in Bosnia
Erzegovina, Macedonia, Serbia, Kosovo, Mar Mediterraneo, Iraq, Estonia, Lettonia. Solo da poco vi è
stato il ritiro di nostre unità militari dall’Afghanistan dopo 20 anni di attività bellica.


6) Proposte per il prossimo futuro
Obiettivi
Noi di Pax Christi Italia riteniamo che la produzione, l’uso, la minaccia d’uso, il possesso e lo
stoccaggio delle armi nucleari e dei relativi vettori sia immorale ed inaccettabile.
Il nostro obiettivo politico e giuridico è il disarmo nucleare totale. In particolare noi stiamo lavorando
affinché il TPNW, già operativo, possa estendersi a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, compresi
i 9 Paesi detentori di armi nucleari e i 5 Paesi che pur non avendo proprie armi nucleari le dispiegano.
Continueremo con determinazione a lavorare affinché il nostro Governo sottoscriva e ratifichi il
TPNW e comunque agisca per liberare il nostro territorio dalle armi nucleari statunitensi.
Continueremo anche ad operare per il disarmo convenzionale totale a partire dalla lotta contro i
sistemi d’arma a doppia capacità convenzionale e nucleare come gli F35, quelli non strettamente
difensivi e i sistemi d’arma autonomi o semiautonomi. Continueremo ad operare affinché il “diritto
umano alla pace” diventi effettivo e le Nazioni Unite possano svolgere finalmente il loro ruolo
liberando le generazioni future dal flagello della guerra.
Dovremo aumentare la nostra capacità di gestire con la nonviolenza attiva i conflitti derivanti dal
perseguimento di questi obiettivi, anche grazie all’insegnamento del Magistero della Chiesa, ed in
particolare delle encicliche Laudato Si’ e Fratelli Tutti considerando l’urgenza dei tempi.


Azioni
In relazione agli obiettivi di cui sopra, Pax Christi deve diventare, ancor più di quanto non lo sia ora,
un luogo di riflessione, di elaborazione, di formazione e divulgazione di idee, contenuti e prassi. Va
consolidato lo specifico gruppo di lavoro nazionale e meglio articolata l’azione a tutti i livelli, da
quello dirigente a quello dei Punti Pace.
Pax Christi è un movimento cattolico che propone a tutti la Pace donata da Cristo. In questo senso
deve meglio offrirsi come uno degli strumenti che la Chiesa, a tutti i livelli, può utilizzare affinché
quella Pace si approssimi il più possibile. Sulle tematiche del Disarmo, Pax Christi deve proporsi, con
altri, di essere lievito fecondo. Deve continuare ad agire per ottenere una migliore partecipazione su
questi temi delle comunità pastorali, decanali, diocesane, coinvolgendo sempre più il tessuto
associativo sia ecclesiale che laico, cercando di rimuovere gli ostacoli all’accoglienza di questi
obiettivi: ratifica del TPNW da parte dell’Italia e rimozione delle armi nucleari dal Paese.
Deve sfruttare l’occasione, che essa stessa ha contribuito a creare, della convergenza di un numero
significativo di associazioni cattoliche sull’obiettivo di estendere anche all’Italia il TPNW. Pax Christi
può proporsi quale punto di riferimento delle 44 associazioni, realizzando assieme ad esse azioni che
rafforzino la comunione di intenti espressa nel documento condiviso, avendo quali referenti da una
parte i fedeli e le realtà territoriali e dall’altra tutti i sacerdoti ed i vescovi. Anche l’opposizione alla
presenza delle armi nucleari nel Paese e la richiesta della loro rimozione deve essere al centro della
sensibilizzazione. Ciò è tanto più urgente in quanto entro il 2022 dovrebbero arrivare le nuove più
pericolose bombe termonucleari B61-12.
Pax Christi, anche in relazione ai soggetti già attivi sull’argomento (RiPD e altri), deve estendere ove
possibile le prassi e gli obiettivi della Campagna “Italia Ripensaci”, superandone i limiti attraverso
pratiche di lotta nonviolenta e il più possibile diffuse che facciano superare le resistenze e le
ambiguità di Governo, Parlamento e partiti, e che ottengano chiarezza sullo status giuridico delle
armi nucleari presenti in Italia in modo da poter agire adeguatamente per la loro rimozione. Si deve
poter mettere in discussione le concezioni strategiche ed i vincoli posti in tema nucleare derivanti
dalla appartenenza alla NATO. Così come si deve rafforzare l’impegno in campagne collaterali come,
ad esempio, quella del “Non primo uso delle armi nucleari”.
Pax Christi dovrà operare in termini di formazione: al suo interno, nei confronti di catechisti,
formatori oratoriani, insegnanti di religione, docenti e studenti esaltando anche il ruolo del nostro
Centro studi, della nostra Campagna “Scuole smilitarizzate”, di strumenti specifici messi a
disposizione sia da nostri Punti Pace e dai nostri Coordinamenti che anche da soggetti esterni,
(PeaceLink, Università per la Pace). Con uguale determinazione si deve puntare ad ampliare il
numero e il genere degli interlocutori giornalistici, sia a livello di carta stampata che Radio e TV.
Pax Christi Italia dovrà consolidare la propria partecipazione agli incontri della nostra struttura
internazionale (che è partner di ICAN) e partecipare agli specifici gruppi di lavoro anche a livello
sovranazionale, come avvenuto anche recentemente, garantendo il supporto a questa elaborazione
collettiva nella ricerca di come si possano rimuovere gli ostacoli alla firma del TPNW e le armi
nucleari dai nostri Paesi.
In rete con altri soggetti dovrà rilanciare la richiesta di delibere pro TPNW da Comuni, Province o
Regioni, a partire dagli Enti Locali per la Pace e dai Comuni membri della ONG Mayors for Peace e
cercando di coinvolgere tutti i sindaci italiani. Chiedere di intitolare o re-intitolare vie e piazze a figure
distintesi nella lotta per il disarmo nucleare.
Nei confronti dei parlamentari, in rete con altre realtà, dovrà cercare di ottenere una loro posizione
chiara a favore del TPNW onde evitare mediazioni al ribasso nel Parlamento o con il Governo. Ciò
può avvenire riproponendo lo schema del “Parliamentary Pledge” ma anche con il sostegno alla
proposta di legge già presente in Parlamento per la Ratifica del Trattato. Sarebbe auspicabile riuscire
ad ottenere una posizione congiunta a livello sovranazionale, europeo e internazionale tra
parlamentari di diversi Paesi che devono cooperare tra loro per il raggiungimento dell’obiettivo.
Un importante obiettivo operativo è quello di contribuire allo sviluppo di una significativa “massa
critica” da far pesare nei confronti del Parlamento e del Governo con il coinvolgimento diretto dei
cittadini, come avvenne con i milioni di persone mobilitatesi nelle piazze contro gli euromissili.
Il Gruppo Disarmo Nucleare lavorerà nei prossimi mesi per definire tutte quelle iniziative indicate
nel documento. Già fin d’ora chiede al Consiglio Nazionale di invitare i Punti Pace e gli aderenti a
promuovere iniziative sui loro territori. A tal fine si sta predisponendo un archivio con tutto il
materiale necessario, un percorso per catechisti e responsabili delle realtà ecclesiali e un altro per
gli insegnanti di religione. Per informazioni e materiali fare riferimento alla Segreteria di Pax Christi”.