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Modelli e strategie per un mondo senza guerra

Antonio De Lellis, coordinatore nazionale

Questo il titolo della Tavola Rotonda organizzata dalla Rete antimilitarista per la pace, che si è svolta Sabato 3 Ottobre, per l’intera giornata, presso l’ex Asilo Filangieri, nel centro storico e popolare di Napoli.
Tre i “panel” che si sono via via susseguiti, dopo l’introduzione, curata da Vittorio Moccia, portavoce della Rete: scenari di guerra; campagne contro la guerra e riforma della leva, con conseguente dibattito sull’obiezione di coscienza e sulla difesa alternativa.
Tantissime e di diversa ascendenza le associazioni (Emergency, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università, “Un ponte per…”, Pax Christi, Comitato Pace e Disarmo; Attac; Comunità Arca), le università (Salerno, La Sapienza), le personalità e i movimenti coinvolti. L’incontro ha avuto l’ambizione e il proposito di essere non solo assertivo e informativo, ma anche proiettivo e propositivo. All’analisi e ricostruzione multilaterale della fase che attraversiamo c’è stata la programmazione e la valutazione collettiva di concrete azioni di contrasto alla montante propaganda bellicistica e a quel riarmo che darà il colpo di grazia al welfare.
È ormai lampante, infatti, che l’opzione della guerra alla Russia, prospettata forzatamente come inevitabile dai vertici della UE e fomentata da una narrazione allarmista, intrisa d’una retorica nazionalista e machista che per fortuna non sta facendo presa sui giovani europei, è al contempo puntello e riflesso della tentata riconversione dell’economia europea in economia di guerra, per uscire da una crisi speculativa che sta erodendo la primazia degli USA e minando la fiducia cieca nel modello competitivo del “turbocapitalismo”, che tende inevitabilmente a una concentrazione di poteri e risorse esiziale per la tenuta democratica, i diritti sociali e le tutele sindacali.
L’iniziativa di Sabato 3 Ottobre, che ha richiesto un notevole sforzo organizzativo, è stato un punto di approdo e di partenza, una sintesi di quanto finora messo in campo dalle singole forze antimilitariste e una pianificazione organica degli interventi, culturali e operativi, da porre in essere per l’immediato futuro.
Saranno presenti anche diversi collettivi studenteschi, la cui reattività è stata cruciale per demistificare gli isterismi, vanificare gli appelli alla “difesa” e denunciare il fallimento dei governi guerrafondai, nonché del paradigma economico-produttivo che sfocia strutturalmente nello scontro cruento tra nazioni. Napoli sa che cos’è la guerra. Napoli sa che il dopoguerra è anche peggiore della guerra. Napoli sente tutta la responsabilità che le viene dal suo protagonismo resistenziale. E a ridosso delle 4 Giornate, ricorda il sacrificio di chi ce l’ha donata preparando con cura la pace.