Mariella Tapella (rivisto da Pio Catagna e Lucia De Sanctis)
Memoria storica, memoria
sovversiva che chiede giustizia
per le vittime, le riabili-
ta e restituisce loro dignitá
(J. Baptist Metz)
Oggi si sta rischiando di sviluppare un nuovo avvento del fascismo a livello globale a causa di societá violente, disumanizzate e disumanizzanti che criminalizza la migrazione, il diverso che è misogina e razzista che proibisce il linguaggio inclusivo, distorcendone la verità degli eventi, fomentando odio e incitando all’indifferenza. In questo frangente recuperare la memoria storica e rivisitarla, diventa molto importante, perché crea empatia verso il prossimo e puó essere un antídoto per il neofascismo.
Mantenere la memoria storica é fondamentale, perché permette di capire il presente, per evitare la ripetizione di errori. Costruire una unitá collettiva forte, fungerebbe come “bussola morale” per la societá, promuovendo la giustizia e la coesione sociale. In tal modo si riconoscerebbe cosi il nostro passato e si recuperebbe la nostra identità di popolo sovrano.
Ciò che si ricorda, permette di sapere chi siamo!
Per questo motivo i Paesi cercano di non smarrire il ricordo della loro storia, per mantenere la propria identitá attraverso la salvaguardia degli edifici, dei personaggi, dei costumi e dei cibi che sono parte della memoria e della tradizione di un Paese e di un popolo.
Un Paese senza passato e senza identitá, é un Paese che si trova in un diffuso stato di esaurimento collettivo in cui i cittadini, le istituzioni ed il sistema sociale perdono la motivazione e la fiducia nel futuro. A tal proposito si deve costatare che molte persone che migrano, perdono la loro identitá e la memoria storica.
In El Salvador ci sonó stati e ci sono intenti di manipolare i ricordi della storia a favore di interessi economici e polítici. Ad esempio il fatto che sono diminuite significativamente alcune forme di violenza, non vuol dire che sia scomparsa la violenza strutturale, tant’è vero che la povertá e la disuguaglianza permangono, anzi peggiorano e aumentano.

Cercare di cancellare la memoria storica é un errore.
In El Salvador ciò é successo dopo la guerra civile con l’intento di dimenticare le vittime di massacri e crimini di lesa umanitá, commessi da corpi paramilitari e dell’esercito governativo, finanziato dall’amministrazione degi USA (si veda la lettera di San Romero all’ allora Presidente Carter).
Purtroppo lo si continua a fare oggi, quando si fa di tutto per nascondere la realtá sulle vittime causate da un tipo di economia che uccide, dal maschilismo con i coneguenti femminicidi e dal regime di eccezione che dura ormai dal marzo del 2022 ad opera del Presidente Bukele.
La memoria fa si che la vita risorga
Nei regimi totalitari lo Stato cerca di cancellare o manipolare la memoria perché, controllando la narrativa del passato, diventa più facile controllare la narrativa del presente, per assicurarsi cosí la permanenza al potere.
La memoria storica é un insieme di ricordi, di saperi e di esperienze che una societá guarda e trasmette nel tempo per cui preservare i racconti e la memoria incarnata delle generazioni anteriori, non é solo un atto di giustizia con coloro che hanno vissuto intensamente la storia, ma anche uno strumenti prezioso, affinché le nuove generazioni comprendano il presente e si proiettino al futuro con piú coscienza e responsabilitá.
A tal proposito Papa Francesco ci ricorda: ” Se una persona vi fa una proposta dicendovi di ignorare la storia, di non raccogliere le esperienze delle persone adulte, che dovete disprezzare tutto il passato e che solo dovete guardare al futuro che tale persona vi offre, non é un modo facile di intrappolarvi con la sua proposta perché facciate solo ció che tale persona dice? Tale persona vuole svuotarvi, sradicarvi, che sospettiate di tutto, affinché possiate fare affidamento sulle sue promesse, sommettendovi cosí ai suoi piani.”(Fratelli Tutti #13)
Mantenere la memoria storica che costruisce identitá e promuove la giustizia ed i diritti umani, permette di dar voce alle vittime e dare dignitá a tutti coloro che hanno subito ingiustizie, essendo ció un aspetto importante nei processi di costruzione della pace. Conservare le testimonianze e i racconti, sopprattutto delle persone anziane, significa dare continuitá ai processi storici, oltre che un atto di resistenza e di superamento di momenti traumatici, al fine di essere coerenti con i nostri principi etici e di amore al prossimo.
Ci ricorda Papa Francesco “ogni generazioni deve fare proprie le lotte, i risultati delle generazioni passate e portarle a mete piú alte…” (Fratelli Tutti #11). Questo è il cammino che auspico essere intrapreso per quanti leggeranno queste mie riflessioni.
Riportando tutto ciò sempre al contesto salvadoregno, mi consta che, accompagnando alcune comunitá rurali che sono state vittime di massacri negli anni ’80 durante la sanguinosa guerra che El Salvador ha subìto, il recupero della memoria storica diviene un imperativo, in forza del fatto che l’ attuale regime dittatoriale ha tutto l’intresse a cancellarla per cui per reistere, bisogna fare memoria.
Questo percorso l’ho iniziato con bambine e bambini che partecipano agli incontri di riflessione sul tema VITA-BIBBIA con adulti, prevalentemente donne, nelle comunitá rurali che accompagno pastoralmente.
Tale iniziativa rappresenta un piccolo sforzo, per tentare di recuperare la solidarietá e il dialogo intergenerazionale.
A tal proposito è interessante constatare come le mamme, nonne ed adulti in genere si coinvolgono, cosí che la memoria storica da personale diviene patrimonio comunitario e collettivo.
Tale memoria si recupera in modi diversi:
- Con testimonianze di persone sopravvissute a massacri durante la guerra (anni’ 70-80) per mano dei corpi paramilitari dell’esercito governativo.
- Con canti mistico-politici che ricordano i martiri come ad esempio San Romero, P. Rutilio Grande e così via; con la celebrazione della Messa Popolare salvadoregna o canti che ricordano la realtá vissuta.
- Con poesie che plasmano ció che il popolo ha vissuto nel suo processo di liberazione.
- Con il recupero dell’opera di personaggi che sono stati uccisi per difendere la dignitá dei “senza voce” o di donne che hanno inciso nella lotta contro il patriarcato.
É interessante soffermarsi su ció che mi narrano le bambine e i bambini per esempio con il canto. Con esso migliorano il linguaggio, mantengono e trasmettono la memoria, inoltre mi parlano della cultura, del dolore, della lotta, delle ingiustizie, dei fatti appositamente taciuti dai regimi dittatoriali, non trascurando di narrarmi gioie e speranze.
Allora il canto si converte in Resistenza…
E proprio così, dobbiamo cercare di resistere dato che
i regimi di estrema destra – neofascismo. “fanno piazza pulita della memoria storica, per eliminare qualsiasi evidenza dei loro crimini, smantellando tutto ció che possa mettere in discussione la loro narrativa ufficiale, tentando di cancellare le loro responsabilitá ed ostacolare qualsiasi processo giuridico di riparazione. Tali regimi vogliono riscrivere la storia per legittimare il potere ed il culto del leader.
Manipolando il passato, cercano di giustificare l´ideología dell’odio, creando un nemico interno od esterno, per legittimare il loro regime ed imporre una versióne omogenea della storia ossia ilpensiero único.
Eliminare la memoria storica é una tattica per evitare di rendere conto delle loro misfatte.
Per questo é fondamentale mantenere la memoria storica é trasmetterla alle nuove generazioni anche se é difficile e non é esente da rischi.
Mantenere la memoria, recuperando cosí la compassione: vedere, pensare, sentire, consentire e vivere la realtá dal lato delle vittime, dei marginali, dei crocifissi, senza cadere nel vittimismo che paralizza le energíe utopiche e trasformatrici della realtá.
Questa compassione é la virtú ed il principio etico che ci rende umani e solidali con il dolore degli altri e che trasforma la nostra identitá individuale in identitá solidale, liberandoci dall’egoismo.
Ci porta anche a cambiare paradigmi a diversi livelli dell’esistenza umana.
Essere come il buon samaritano che con i suoi gesti di compassione dimostró che “l´esistenza di ognuno é unita a quella degli altri” e che la vita non é il tempo che passa, ma il tempo dell’incontro” (Fratelli Tutti # 67).
Oggi avrá credibilitá il cristianesimo del “buon samaritano” che fa proprio la sofferenza di chi vive in situazioni di oppressione e si fa carico di loro, perché possano salire da tale situazione.
Che lo Spirito di Gesú ci día saggezza e forza per stare sempre dalla parte delle vittime e per schiodarli dalla loro situazione.
Buon cammino samaritano



