Dal 18 settembre al 3 ottobre si è svolto a Catania il “Tempo del Creato 2026” con la collaborazione dell’Arcidiocesi di Catania e del Circolo “Laudato si’ Catania Casa Comune”. Tra i numerosi eventi programmati ai quali ha partecipato Il Punto pace Pax Christi di Catania, vengono riportati solo su alcuni di essi.
Il 19 settembre, presso la Chiesa dell’Immacolata, a San Gregorio di Catania (Catania), si è svolta una Tavola Rotonda dal titolo “Custodire il Creato, Custodire la Pace: Clima, Famiglia e Comunità”. Dopo i saluti di don Alfio Carbonaro per l’Arcidiocesi e di don Andrea Consoli per la parrocchia, sono intervenuti: Mauro Mangano, sulla famiglia come nucleo generativo dell’Ecologia Integrale; Francesco Muzzicato, sulle comunità energetiche nel territorio etneo; Giuliana Mastropasqua, sul tema Disarmare i cuori per creare relazioni; Adriana Salafia, sulla conferenza di Santa Marta, in Colombia. Ha moderato Antonio Chiarenza, della Comunità Papa Giovanni XXIII e segretario della CDAL Catania.
Giuliana Mastropasqua, del Punto pace Pax Christi di Catania, nel suo intervento su “Disarmare i cuori per creare relazioni”, ha affermato che in un tempo e in uno spazio occupato da guerra e violenza, e da una crescente distruzione del creato, nasce l’urgenza di cambiare rotta per non annientare la nostra umanità e la nostra terra. La nota pastorale delle Cei del 5 dicembre 2025, Educare ad una pace disarmata e disarmante, esprime chiaramente la direzione verso cui andare, quella della nonviolenza evangelica, una strada ardua ma che trasforma la nostra vita, una strada, come ci ricorda Papa Leone, che ci aiuta a “passare dalla cultura della potenza alla civiltà dell’amore”. Percorrere questa strada significa educarci a disarmare anzitutto i nostri cuori, per potere disarmare le nostre relazioni, le nostre parole, le nostre scelte, le nostre azioni; convertire noi stessi alla nonviolenza, per convertire l’umanità e il creato, ed essere artigiani di pace. E artigiani di pace lo si è giorno dopo giorno, con fatica, umiltà e coerenza, attraverso scelte concrete di rifiuto della guerra e della violenza, accogliendo lo straniero, respingendo un uso militarizzato e distruttivo dell’intelligenza artificiale, prendendosi cura del creato.
Adriana Salafia, del Punto pace Pax Christi di Catania, nel suo intervento “Dalla COP 30 alla conferenza di Santa Marta”, è partita da una breve storia delle COP e ha illustrato alcune iniziative poco conosciute promosse dalle Chiese sul tema della transizione dai combustibili fossili.
La conferenza di Santa Marta è stata un’esperienza di pressione dal basso, a cui hanno partecipato rappresentanti di governi, della società civile, delle associazioni delle comunità indigene di 57 Paesi. Sono state fatte proposte concrete non solo su come ridurre le emissioni di gas serra ma anche su quali strategie adottare per non investire più sul fossile, abbandonando le politiche estrattive e creare percorsi credibili per uscirne.
La conferenza episcopale di America Latina e Caraibi, la conferenza episcopale di Africa, con il sostegno dei rappresentanti ecclesiali di Europa e Oceania hanno partecipato con un manifesto in cui si chiede di abbandonare l’uso dei combustibili fossili e che la transizione sia giusta senza lasciare indietro nessuno, alla luce della Laudato Si’.
A questo grido del sud globale che chiede giustizia l’Europa è chiamata ad assumersi le sue responsabilità. Per questo il Movimento Laudato Si’ ha indetto una Campagna “Europa sii fedele alla nostra Casa Comune”, con un documento in cui richiama la necessità di non finanziare nuovi progetti di carbone, petrolio e fossile, accelerare il passaggio alle energie rinnovabili, evitare che i costi della transizione europea vengano trasferiti ai paesi Poveri, proteggere i lavoratori e le famiglie vulnerabili, ripensare ad un modello economico che non sia fondato sul consumo illimitato delle risorse e vivere la transizione ecologica come una vera conversione.
Queste iniziative sono grandi segni di Speranza perché chiedono ai decisori politici il cambiamento non solo con le parole, ma con forti scelte politiche superando l’attuale modello economico fondato sul consumo crescente delle risorse, fonte di sempre maggiori ingiustizie.
In occasione dell’evento e per tutta la settimana successiva è stata esposta nella chiesa la mostra di Pax Christi sui “Nuovi Stili di Vita”, che è stata visitata con notevole successo.
Il 3 ottobre, a conclusione del “Tempo del Creato”, al Cimitero di Catania, presso il Sacrario per le vittime migranti del mare, si è svolto un momento di preghiera interreligiosa e di riflessione spirituale in memoria delle vittime dell’immigrazione, a cui hanno partecipato vari esponenti di chiese cristiane e di fede musulmana.
Hanno proposto una riflessione don Alfio Carbonaro per l’arcidiocesi di Catania, Silvia Rapisarda per le chiese valdese e battista, Michail Militello per Living Peace International, Donata Bellante per la Rete “Restiamo Umani”, Antonio Chiarenza per la CDAL. Per il Punto pace Pax Christi di Catania viene riportato l’intervento di Vincenzo Pezzino.
Oggi facciamo memoria delle vittime migranti del mare. Ma che cosa vuol dire fare memoria di questi nostri fratelli e sorelle? Perché sia efficace, tale memoria deve voler significare una presa di coscienza, un intimo senso di vicinanza, una volontà di agire affinché questo triste fenomeno sia contrastato da una migliore opera di salvataggio in mare, poi seguita da accoglienza dignitosa e integrazione. Purtroppo, a fronte di chi si spende generosamente nelle azioni di salvataggio in mare, osserviamo il contrario da parte delle istituzioni: ritardi, ostacoli, assegnazioni di porti da raggiungere ben lontani dalle aree critiche dei naufragi.
Ma chi sono questi migranti nei confronti dei quali così spesso la nostra società mostra diffidenza, se non avversione? Rappresentano essi un problema per la nostra sicurezza, come viene spesso sbandierato dalle autorità? Le statistiche dicono di no.
Sono persone, che fuggono da guerre, povertà, restrizioni dei loro diritti, sono in cerca di una vita più dignitosa che non trovano nel loro Paese di origine, dal quale non andrebbero via se potessero godere di migliori condizioni di vita. Sono persone con gli stessi nostri affetti familiari. Per le tragiche perdite dei propri cari provano lo stesso dolore che proveremmo noi. Forse, ahimè, sono solo più abituati a sopportarle. Si mettono in viaggio con ansia, timori e speranze. Durante il tragitto via terra quasi sempre vanno incontro a sofferenze e violenze. Poi, c’è l’ultima tappa per mare, profumatamente pagata, sotto ricatto, agli sfruttatori, che non se ne stanno certamente assieme a loro in una barca precaria. Poi ancora possono essere catturati dai Libici, che li portano nelle carceri libiche dove vengono torturati, oppure anche dai Tunisini, che li abbandonano in pieno deserto. Operazioni, queste, che si svolgono grazie a perversi accordi milionari con le autorità italiane, nell’intento, non ben riuscito, di tenere lontani i migranti dalle nostre coste…!
Se, infine, i migranti sfuggono a queste reti, rischiano seriamente di naufragare e annegare per la precarietà dell’imbarcazione, a meno che una nave di una ONG o della marina militare italiana non li tragga in salvo, spesso recuperando anche cadaveri. Una cosa è certa. Come ci dicono i nostri medici specialisti, coloro che alla fine sbarcano sulle nostre coste, dopo lunghe e dure vicissitudini, soffrono tutti di gravi traumi psicologici e necessitano anche di questo tipo di aiuto, oltre che di quello materiale.
Affidiamo al Signore le sventurate vittime migranti del mare, preghiamo per loro, perché trovino pace, dignità e serenità nelle braccia del Dio di tutta l’umanità. Preghiamo anche per coloro che sono arrivati salvi così avventurosamente affrontando rischi e pericoli, perché trovino una giusta strada nella nuova vita.
Punto pace Pax Christi di Catania



