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Custodi della Pace: la comunità che disarma l’odio” – sabato 22 agosto 2026

Riflessioni a margine della giornata sulla spiritualità islamica alla Casa per la Pace di Impruneta – sabato 22 agosto 2026

Tommaso Di Lauro, Presidente MEIC Vercelli “don Cesare Massa” OdV, Referente Pax Christi “Punto Pace di Vercelli”

«Le religioni, da “sorelle”, devono favorire che i popoli si trattino da fratelli, non da nemici. Perché i vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine».

Le parole richiamate nel programma della Tre giorni di Spiritualità della pace e nonviolenza, promossa da Pax Christi nella quiete luminosa della Casa per la Pace di Impruneta, hanno trovato sabato 22 agosto una concreta testimonianza, fraterna e ricca di calore umano.

Bastava affacciarsi al grande loggiato aperto sulle colline toscane — tra la linea slanciata dei cipressi, la terra d’agosto e il verde degli ulivi — per respirare una pace che non è mai astrazione, ma armonia del creato e desiderio di custodia.

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(1 – a destra Ikram El Idrissi Sbai, giovane animatrice di una comunità di donne musulmane a Firenze)

Proprio lì, la giornata dedicata alla spiritualità islamica — intitolata “Custodi della pace: il dialogo nel cuore dell’Islam” — ha dischiuso uno spazio autentico di condivisione. A guidare il mattino è stata la presenza discreta e cordiale di Ikram El Idrissi Sbai, giovane animatrice di una comunità di donne musulmane a Firenze. La sua accoglienza non è stata una lezione formale, ma un abbraccio familiare scandito dal rito dei datteri e del latte: un gesto antico di ospitalità che scioglie le timidezze, apre il cuore e ricorda che chi bussa alla porta reca sempre con sé una benedizione.

Riuniti prima sul terrazzo e poi nelle sale storiche della villa, il dialogo ha trovato linfa nella meditazione della Sura Al-Hujurat (la 49ª del Corano), offrendoci quattro soste di profonda attualità:

  • Verificare prima di giudicare (49:6): non cedere al veleno dei pregiudizi e delle mezze verità, ma verificare le fonti con rigore e cura per non ferire il fratello per ignoranza o leggerezza;
  • La riconciliazione (49:10): riscoprirsi costruttori di ponti, capaci di riparare le ferite e ricucire le fratture con la pazienza del dialogo;
  • Non deridere l’altro (49:11): bandire il sarcasmo, i nomignoli e le etichette che svalutano la persona, custodendone sempre l’inviolabile dignità;
  • Il dialogo e la pluralità (49:13): la consapevolezza che le nostre diversità non sono un errore o un ostacolo, ma un disegno provvidenziale voluto «affinché vi conosceste reciprocamente».

Non per uniformarsi a fatica o tollerarsi da lontano, ma per riconoscersi compagni di strada. Una lezione antica quanto la storica Carta di Medina (622 d.C.), il cui patto di cittadinanza condivisa trova oggi una potente continuità nel cammino del dialogo contemporaneo: basti pensare al Documento sulla Fratellanza Umana, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. Ieri come oggi, il messaggio è rivoluzionario: superare per sempre l’idea angusta della “minoranza tollerata” per affermare il principio irrinunciabile della piena cittadinanza paritaria e della fraternità universale, disarmando alla radice ogni pretesa di usare il nome di Dio per giustificare l’odio o la sopraffazione.

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(2 – partecipanti, meditazione Sura Al-Hujurat e lezione sulla Carta di Medina)

Nel pomeriggio il dialogo si è fatto preghiera contemplativa e gesto creativo. Ci siamo raccolti nel cerchio del Du’ā (la preghiera spontanea e filiale di supplica e intercessione con cui il credente esprime a Dio le proprie intenzioni e il desiderio di pace) e del Dhikr (la pratica orante del “ricordo di Dio”, vissuta nella ripetizione consapevole del Suo Nome e nel raccoglimento interiore): momenti in cui ciascuno ha deposto un’invocazione silenziosa o condiviso una speranza comune.
Poi, la freschezza laboriosa del laboratorio “Scrivere la Pace” condotto da Aicha Chenoui (@aichacalligraphy, arrivata da Piacenza): attorno ai tavoli, cullati dagli anashid (i canti vocali della tradizione islamica dedicati alla lode di Dio e alla ricerca spirituale), abbiamo provato a dare corpo ai caratteri arabi accoppiando due matite insieme per comprenderne lo spessore e il movimento. Ciascuno ha infine dipinto la propria tela con i colori acrilici, quasi un sigillo di bellezza condivisa, cura e amicizia fraterna.

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(3 – Ikram El Idrissi Sbai, Maria Emma Allegri, Aicha Chenoui)

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(6 – Aicha Chenoui – laboratorio Scrivere la Pace)

A suggellare l’intensa giornata, la voce recitante di Yahya Lahjab (insegnante di arabo e membro dei Giovani Musulmani d’Italia a Firenze) ha intonato la Sura Al-Fatiha: una comune invocazione a camminare sulla «retta via».


(5 – a sinistra, in maglia bianca, Yahya Lahjab ha intonato la Sura Al-Fatiha)

Riflettere su cosa significhi fare comunità è ormai indispensabile, soprattutto guardando a quanto accaduto nei giorni scorsi. Il voto in Germania, con il successo dell’estrema destra di Alternative für Deutschland, e il ritorno di chiusure nazionaliste ci mettono davanti a una scelta chiara tra due modi opposti di stare insieme:


Da un lato, un’idea di comunità chiusa e fondata sulla paura: un gruppo rigido, basato solo sulle proprie radici e sull’esclusione di chi viene da fuori, dove la persona singola non conta e l’unione si tiene in piedi solo trovando un nemico da combattere. Dall’altro, un’idea di comunità aperta e democratica, sempre in cammino, che mette al centro il valore di ogni singola persona. Una comunità viva, che non si chiude dietro muri difensivi, ma si rinnova ogni giorno con l’aiuto reciproco, la responsabilità di tutti, l’accoglienza delle differenze e l’attenzione verso chi fa più fatica.

Se questo cantiere di speranza continua a essere possibile, è grazie a luoghi e a volti capaci di generarlo. Resta per questo viva e profonda la nostra gratitudine: per la freschezza, la limpidezza e il coraggio testimoniale dei giovani relatori — Ikram, Aicha e Yahya —, capaci di donarci chiavi preziose di incontro e di futuro; per la guida sapiente e il coordinamento fraterno di Gianni Novello; per la dedizione discreta e premurosa di Maria Emma Allegri; e per la vicinanza sincera di ciascun compagno di strada. Nella luce di Impruneta abbiamo toccato con mano che non c’è una via per raggiungere la pace: la pace è la via stessa, quando scegliamo di abitare la complessità del mondo scoprendoci davvero fratelli, raccolti insieme nello stesso cerchio di ascolto e di preghiera davanti all’Unico Dio.

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(4 – preghiera comune in cerchio, guidata da Gianni Novello)