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Resoconto di San Francesco e i Sentieri di Pace

Resoconto di Siriana Farri

Da alcuni anni è diventata consuetudine che nel primo sabato di settembre, il Centro Studi economico-sociali per la pace di Pax Christi organizzi un seminario nella nostra bellissima Casa per la Pace.                                                                                                   

Quest’anno abbiamo voluto inserirci nel solco delle iniziative per il Giubileo per gli ottocento anni dal transito di San Francesco, avvenuto quindi nel 1226. Abbiamo dunque scelto come tema per il seminario di quest’anno SAN FRANCESCO E I SENTIERI DI PACE, cercando di accostarci a lui non come a un santino cristallizzato nel passato e neanche con un devozionismo che non interpella alla conversione, ma come a un profeta sempre vivo, che parla al nostro oggi e al nostro domani.

Come ha scritto il card. Zuppi nella sua Presentazione della Nota pastorale della CEi << Educare alla pace disarmata e disarmante>>, “la lezione di San Francesco d’Assisi, dopo 800 anni, non perde d’attualità”. È partendo da questa consapevolezza che noi abbiamo cercato di scoprire cosa il Santo dica oggi a a Pax Christi. Abbiamo individuato 4 percorsi (scelta della nonviolenza, dialogo interreligioso, salvaguardia del creato e una Chiesa povera per i poveri) che corrispondono ad altrettanti temi che sono cari al ns movimento, con la consapevolezza che nessuno costituisce un itinerario a sè stante, parallelo e distinto dagli altri. Nella vita di San Francesco, questi gesti erano intrecciati tra loro e avevano un solo nome: Cristo e il suo Vangelo, perché Dio lo aveva chiamato a vivere <<secondo la forma del Santo Vangelo>>.

Padre Balducci definì Francesco “Un uomo nuovo e del futuro”, Alda Merini “un uomo affamato di Dio e della beatitudine”, Primo Mazzolari “un uomo libero”, la cui libertà nasce nella ricerca della povertà, interpretata come libertà dal mondo, dalle cose, dal potere, da se stessi.  Ricordo anche che Tonino Bello, venerabile, fu terziario francescano, e in lui abbiamo visto rivivere quei valori della condivisione, della pace, della rinuncia al potere, della fraternità, in una parola del Vangelo, secondo le orme lasciate da san Francesco.

Papa Francesco, il primo papa a scegliere questo nome, parlando al corpo diplomatico nel 2013, motivò la sua scelta con queste parole:

“Ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco d’Assisi, una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore  che Francesco aveva per i poveri … E giungo alla seconda ragione del mio nome. Francesco ci dice : lavorate per edificare la pace!… Lottare contro la povertà sia materiale che spirituale; edificare la pace e costruire ponti. Sono come i punti di riferimento di un cammino al quale desidero invitare a prendere parte ciascuno dei paesi che rappresentate. Un cammino difficile però, se non impariamo ad amare questa nostra Terra. Anche in questo caso mi è d’aiuto pensare al nome di Francesco, che insegna un profondo rispetto per tutto il creato, il custodire questo nostro ambiente, che troppo spesso non usiamo per il bene, ma sfruttiamo avidamente a danno l’uno dell’altro”.

Un episodio sicuramente emblematico, che è servito come base sia per la relazione sulla nonviolenza (relatore: Fabrizio Mandrioli, teologo e docente) che per il dialogo interreligioso (relatore: Ambrogio Bongiovanni, docente alla Pontificia Università Gregoriana)  è l’incontro avvenuto nel 1219 tra san Francesco e il sultano d’Egitto Melek al Kamil, durante la V crociata. Nell’episodio ci vengono narrati due diversi modi di vivere la fede cristiana: Il sultano aveva offerto ai crociati la città di Gerusalemme in cambio della cessazione dell’assedio alla città di Damietta. Pelagio, rappresentante del papa nella crociata, rifiutò la proposta e andò incontro a una sconfitta sanguinosa. Francesco scelse invece la strada del dialogo e andò a incontrare il sultano. La stessa dinamica si ripetè tra i musulmani: i saggi del sultano sentenziarono che occorreva tagliare la testa a Francesco e al suo compagno, il sultano lo rimandò invece all’accampamento con dei doni.  Francesco, cristiano,  e il sultano, musulmano, si incontrarono nella loro diversità e si rispettarono.

Quindi non casualmente, nel 2019, a distanza di 800 anni da questo incontro, venne firmato il DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb (3-5 FEBBRAIO 2019), massima autorità dell’Islam sunnita, di cui abbiamo letto l’incipit.

Relatrice per il tema sulla salvaguardia del creato è stata Cristina Simonelli, teologa. Gli agganci con la Laudato si’ di papa Francesco e la lettura del Cantico delle creature sono stati inevitabili. Dalla presentazione del rapporto di sorellanza e fratellanza con tutte le creature in una circolarità orizzontale che trova però il suo culmine in Dio, da cui tutto proviene e che Francesco loda e ringrazia, si è passati all’emergenza della situazione attuale (che alcuni ormai definiscono geocidio o ecocidio), in cui la Terra ci chiede cura, protezione e rispetto.

Il tema della Chiesa povera per i poveri è stato introdotto dalla lettura di alcune righe tratte dalla Vita1 di San Francesco di Tommaso da Celano:

“Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di Spirito Santo, esclamò: questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore”(1 Cel 22): San Francesco voleva vivere povero e condividere la povertà “con” i poveri.

 Lo spirito della povertà evangelica ha percorso i secoli, a partire da Cristo, spesso in modo sotterraneo, un po’ come i fiumi carsici le cui acque non si vedono, ma che continuano a scorrere, per poi uscire di nuovo a distanza.

A Concilio iniziato, l’idea di una “Chiesa dei poveri” è stata annunciata nel radiomessaggio dell’ 11 settembre 1962 di Giovanni XXIII: «In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri»

Collateralmente al Concilio, venne stipulato il Patto delle catacombe, firmato pochi giorni prima che finisse il concilio, inizialmente da una cinquantina di Vescovi, tra cui dom Helder Camara e don Luigi Bettazzi, l’unico italiano; con questo patto i vescovi si impegnavano a vivere una Chiesa povera dei poveri.

Ci ha guidati ad approfondire questo tema sulle orme di san Francesco Anna Canfora, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Un seminario stimolante e arricchente, che ha approfondito, attraverso la figura di San Francesco, alcuni temi fondamentali per il nostro movimento. Bravi e competenti i relatori e piacevole il pranzo all’aperto all’ombra degli alberi del nostro giardino. I relatori ci hanno accompagnato per tutta la giornata, durante la quale abbiamo anche ricevuto la visita dell’arcivescovo di Firenze, che, dopo i saluti, si è fermato per ascoltare le relazioni della mattinata. Presente anche un rappresentante della Fondazione Balducci, che ha curato la ristampa del testo di E. Balducci “Francesco l’uomo nuovo” nella loro Collana della Cultura di pace.  

Numerosi sono stati gli interventi dei presenti, che hanno contribuito ad arricchire la giornata.

Un ringraziamento ai relatori e a quanti hanno partecipato e collaborato a rendere possibile questo seminario.