Anche Pax Christi Italia aderisce, sostiene ed invita a sottoscrivere la significativa iniziativa promossa da Avvenire per l’assegnazione del premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza, vittime innocenti- come tanti ovunque nel mondo– dei crimini dei signori della guerra (https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/ai-bambini-di-gaza-il-premio-nobel-per-la-pace_111839)
Di seguito l’adesione del presidente nazionale don Giovanni Ricchiuti e le motivazioni di don Tonio Dell’ Olio, rappresentante di Pax Christi Italia nel board di Pax Christi International:
Don Giovanni: Buongiorno! Sono Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo-Vescovo Emerito di Altamura-Gravina-Acquaviva e Presidente di Pax Christi Italia.Intanto GRAZIE per questa proposta di assegnare il NOBEL per la Pace alle bambine e ai bambini nati a Gaza e vittime di un drammatico genocidio da parte di Israele. 20.000 i cui nomi e cognomi sono scritti sul * Sudario della Pace”, lenzuolo funebre bianco di 23-25 metri realizzato a mano dal collettivo Carnia per la Pace. ADERISCO e SOTTOSCRIVO! Grazie ancora, al Prof. Eugenio Mazzarella e ad Avvenire!!! (+ don Giovanni)

Don Tonio: Assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza avrebbe un significato che va molto oltre il riconoscimento simbolico di una sofferenza. Sarebbe un rovesciamento della logica con cui normalmente guardiamo alla guerra: non premiare i potenti che firmano accordi dopo aver combattuto, ma mettere al centro coloro che non hanno deciso la guerra e tuttavia ne pagano il prezzo più alto.
I bambini di Gaza rappresentano innanzitutto l’innocenza violata. Non sono una parte in conflitto, non hanno eserciti, strategie o responsabilità politiche. E proprio per questo riconoscere loro il Nobel significherebbe affermare che esiste un limite che nessuna ragione militare, politica o geopolitica può oltrepassare: la vita di un bambino non può diventare un danno collaterale.
Premiare i bambini di Gaza significherebbe impedire che vengano ricordati soltanto come numeri: morti, feriti, amputati, orfani, sfollati. Restituirebbe loro un volto e quasi una parola davanti al mondo.
Il Nobel diventerebbe così anche un’accusa silenziosa rivolta agli adulti: che mondo abbiamo costruito, se sono i bambini a doverci ricordare che cosa significa pace? Il Nobel ai bambini di Gaza non perché abbiano “fatto” qualcosa per la pace, ma perché la loro vita ci obbliga a capire finalmente che cosa la pace deve proteggere.
Insomma assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza significa consegnare il più alto riconoscimento mondiale per la pace a coloro ai quali il mondo non è stato capace di garantirla. (Tonio Dell’Olio)
(si può aderire scrivendo a petizione.gaza@avvenire.it)




