Anna Mastropasqua 16/06/2026
La Commissione per l’educazione alla pace sta rileggendo la Nota pastorale pubblicata nel novembre 2025.
La Nota invita ad una riflessione continua sui temi dell’educazione alla pace e alla nonviolenza, pertanto va approfondita e discussa perché se ne possano trarre indicazioni che consentano di diffondere e attualizzare il tema dell’educazione alla pace e alla nonviolenza.
Nei primi paragrafi si parla del ruolo della famiglia e della scuola.
I programmi di Storia, ad esempio, richiederebbero un cambiamento di visione quasi radicale che potrebbe trasformare in modo significativo l’insegnamento della Storia nelle scuole di ogni ordine e grado.
Le dinamiche legate al progresso, alla solidarietà, agli sforzi fatti per evitare guerre, i tentativi volti alla cooperazione tra stati e individui dovrebbero avere più spazio nei programmi, forse uno spazio maggiore di quello riservato all’analisi delle guerre, delle loro cause e delle loro conseguenze. Sarebbe un vero capovolgimento della visione della Storia.
A tale proposito è stata richiamata la relazione dello studioso Tommaso Greco, autore del libro “Critica della ragione bellica”, che, nel Convegno di Brindisi dello scorso mese di marzo, volto a presentare i contenuti della Nota pastorale, ha illustrato le problematiche legate all’insegnamento della Storia, visto nella prospettiva, cioè orientato alla finalità, dell’educazione alla pace.
Riguardo alla questione palestinese, la Nota cita, ad esempio, l’incontro tra Rabin e Arafat del 1993, che certamente ha avuto il merito di segnare una possibilità di dialogo tra le due realtà, ebraica e palestinese. Perché non riprendere e mettere in luce tale evento? Questo comporterebbe uno sforzo per cambiare prospettiva, esaminando i tentativi che uomini politici hanno fatto per affemare possibilità di dialogo.
Negli incontri della Commissione per l’educazione alla pace e alla nonviolenza si tenta di leggere in modo analitico la Nota, perché non basta sapere che questo documento c’è e che lo condividiamo; occorre anche la consapevolezza che esso richiede uno sforzo di analisi e di studio attento soprattutto in Pax Christi.
Un altro aspetto è stato messo in evidenza nel corso dell’ultimo incontro della Commissione, avvenuto il 16 giugno: l’attuale tendenza, sempre più diffusa, a fondare la politica sull’idea di nemico, sulla paura dell’altro, atteggiamento da cui scaturisce la politica della deterrenza, del si vis pacem para bellum.
Al contrario la “pace disarmata e disarmante” di cui parla papa Leone si fonda sul rifiuto della logica della deterrenza: “se vuoi la pace preparati alla pace”. Se vuoi la pace devi “curare” la pace, dunque sentire la responsabilità di aver cura delle relazioni politiche, sociali, umane in generale.
In questo contesto diventa essenziale educare all’ascolto e all’alterità, nelle relazioni, nella scuola, nella politica.
Ciò significa, viene ribadito, che noi per primi dobbiamo avere la capacità di ascoltare chi la pensa diversamente, perché ascoltare profondamente l’altro è premessa di apertura al dialogo.
Occorre dunque porsi l’obiettivo di diffondere a livello diocesano (e dunque in tutte le diocesi) la Nota pastorale, affinché se ne parli, affinché venga letta nelle comunità parrocchiali e possa impregnare l’azione pastorale dello spirito della nonviolenza evangelica.
Operativamene si suggerisce di individuare per ogni Punto Pace alcuni referenti che si prendano l’incarico di contattare i vescovi per poter presentare la Nota nell’ambito di un percorso di formazione. A noi di Pax sta a cuore questa Nota, ma ciò comporta la consapevolezza di dover prima formarci in modo attento, approfondendone i molteplici aspetti, per poterla poi presentare ad altri.
Il paragrafo denominato “Sognare un’umanità di pace” è molto ricco di spunti di riflessione e il titolo riassume bene le aspirazioni di tutti.
Ma per far questo occorre curare molto la capacità di ascolto “dell’altro da noi”, con la sua diversità e le sue ragioni.
La campagna di raccolta firme per sostenere la Proposta di legge per una difesa civile e nonviolenta, sostenuta anche da Pax, consente a molti di acquisire aspetti del tutto nuovi, quali la possibilità di costituire corpi civili di pace o, in prospettiva, un ministero della pace. Un esempio di terreno d’incontro che rende concordi pur partendo da prospettive diverse. Molti sono grati per questa possibilità e firmano volentieri.
Tuttavia curare la capacità di ascolto comporta fatica e un ascolto capace di confrontarsi con opinioni molto diverse. Si pensi al tema dei cappellani militari, un aspetto che fa parte dell’esperienza diretta di molte persone. La critica ai cappellani militari genera talora un rifiuto o per lo meno un irrigidimento da parte di molti, che conoscono bene questa esperienza. Anche in questo caso sta a noi saper “ascoltare”, ma essere capaci di far guardare con una prospettiva diversa, critica e coraggiosa, le novità che emergono nell’oggi della Storia.



