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Magnifica Humanitas: il canto del Magnificat.

Sergio Paronetto

Magnifica humanitas (MH) di Leone XIV è un testo lungo e complesso ma, contemporaneamente, chiaro e stimolante. Interessante osservare che, davanti all’IA, Leone evita due atteggiamenti speculari: l’entusiasmo ingenuo e il catastrofismo apocalittico (si colloca nel campo della responsabilità). L’Enciclica si articola in cinque capitoli.

Dopo una Introduzione generale, il primo capitolo ricorda le Encicliche sociali dei papi da Leone XIII a oggi, alcuni documenti del Concilio vaticano II, e, in particolare, il magistero sociale di papa Francesco (Evangelii gaudium del 2013, Laudato sì del 2015, Fratelli tutti del 2020). Il secondo capitolo espone i principi della “dottrina sociale della Chiesa” con in quali discernere la realtà e orientarsi verso “lo sviluppo umano integrale”: la dignità della persona umana, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà, la giustizia sociale.

Custodire l’umano.

Il terzo capitolo descrive il dominio del “paradigma tecnocratico” (già sviluppato nella Laudato sì di papa Bergoglio), “la concentrazione di potere nel mondo digitale”, le caratteristiche ambivalenti dell’IA, la necessità di “disarmarla”, le prospettive inquietanti del “transumanesimo” (uomo tecnologicamente potenziato) e del “postumanesimo” (uomo ibridato con le macchine), proponendo il senso generativo del limite. Il quarto capitolo affronta le questioni della comunicazione, della democrazia, dell’educazione, del lavoro, dei giovani, alla luce della necessità di “custodire la libertà contro dipendenza e mercificazione”, di “spezzare le catene delle nuove schiavitù” e di comprendere l’ “inedito colonialismo digitale” pericoloso per la libertà e la democrazia.

Cultura della potenza e promozione della pace

Il quinto capitolo, vero e proprio saggio sulla “cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore”, costituisce una robusta argomentazione sulla “normalizzazione della guerra”, sulla “crisi del multilateralismo”, sul “falso realismo” che nega alternative, sul necessario “superamento della teoria della guerra giusta”, sulla crescita abnorme dell’industria bellica, sulla “perpetuazione dei conflitti come fonte di potere e di rendita”. In tale contesto si individuano “piste di responsabilità quotidiana e pubblica”: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo (che “non rinuncia a cambiare il mondo”), rilanciare il diritto internazionale (e una Onu rinnovata), esercitare la diplomazia e il dialogo, non usare mai il nome di Dio per giustificare oppressioni e violenze, pregare.

Il cantiere della speranza

Nella Conclusione, Leone sollecita i credenti a una “spiritualità eucaristica” (“che ci apre alla giustizia e alla condivisione”), a restare fedeli alla verità, a investire nell’educazione, a curare le relazioni, ad amare la giustizia e la pace, a “entrare nei cantieri della storia” per diventare “tessitori di speranza”, a “guardare il mondo dal basso”, contemplando il Magnificat dove Dio disperde i superbi, rovescia i potenti, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (Lc 1, 46-55). Proprio il canto del Magnificat diventa per Leone “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”. Significativo, inedito, direi geniale è l’accostamento del titolo al canto di Maria. Proprio il Magnificat diventa per Leone “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”