Carla Bellani
Dopo oltre tre anni di guerra, le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale (ICC) non usano più mezzi termini: in Sudan si stanno consumando crimini contro l’umanità e atti di genocidio.
In un’intervista alla BBC, la viceprocuratrice dell’ICC, Nazhat Shameem Khan, ha dichiarato di all’emittente britannica BBC di avere “prove evidenti” dei massacri compiuti ad al‑Genina nel 2023 e El Fasher nel 2025, nel Darfur, ad opera delle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Anche una Missione investigativa dell’ONU ha ribadito che le RSF hanno condotto uccisioni sistematiche, stupri di massa, rapimenti di donne e bambine, e hanno usato la fame come arma di guerra: elementi che, secondo il diritto internazionale, configurano genocidio.
El Obeid: la prossima El Fasher?
Il fronte della guerra si è spostato nel Nord Kordofan, dove la capitale regionale El Obeid è sotto attacco continuo. Da settimane i droni colpiscono infrastrutture civili, ospedali, depositi di acqua e pane, aggravando una crisi già estrema: carburante esaurito, acqua razionata, pane introvabile, colera in diffusione.
La città è diventata un gigantesco bersaglio umano: 563.000 residenti, più un numero crescente di sfollati in fuga dalle atrocità delle RSF, distribuiti in campi attorno alla città. L’area arriva così a contare circa 3 milioni di persone.
La Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa Sudanese hanno rafforzato la capacità sanitaria di emergenza; le agenzie umanitarie continuano a fornire aiuti dove possibile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inviato tonnellate di forniture mediche, inclusi kit per il colera. Ma la realtà è brutale: anche i convogli umanitari vengono colpiti dai droni.
Perché El Obeid è così importante per le RSF
El Obeid è un nodo strategico che collega Khartoum, il Darfur e le rotte commerciali verso Sud Sudan e Ciad. Colpirla significa tagliare i rifornimenti all’esercito sudanese e aprire la strada alle RSF verso il cuore del Paese.
La sua conquista avrebbe anche un enorme valore simbolico: dopo aver preso El Fasher, le RSF puntano a esportare la loro strategia di assedio e terrore oltre il Darfur. Se cadesse El Obeid – città storicamente fedele al governo centrale – nessun centro urbano del Sudan sarebbe più al sicuro.
La risposta della comunità internazionale
Una risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU chiede un’indagine sulle violazioni commesse a El Obeid e invita il Consiglio di Sicurezza a riunirsi d’urgenza, sospendendo il diritto di veto per evitare una nuova carneficina.
Il Parlamento Europeo ha classificato le RSF come organizzazione terrorista, e ha imposto sanzioni ai responsabili degli attacchi, oltre che a una società con sede negli Emirati Arabi Uniti nota per fornire armi alle RSF. Le ONG internazionali attive in Sudan hanno lanciato un appello urgente per la protezione dei civili a El Obeid e chiedono alle parti in conflitto di fermare l’escalation.
Una domanda inevitabile
La comunità internazionale riuscirà ad intervenire prima che El Obeid faccia la fine di El Fasher? Per ora, gli attacchi continuano. E una popolazione sempre più isolata attende, nel silenzio del mondo, una risposta di salvezza.



