Riccardo Michelucci
In una terra segnata da decenni di conflitto, occupazione e violenza, i cristiani palestinesi hanno sempre rappresentato una delle voci più coerenti a favore della pace e non hanno mai cessato di impegnarsi per la riconciliazione come unica strada possibile per il futuro della Terra Santa.
In tale solco si colloca anche l’iniziativa del movimento ecumenico Kairos, che riunisce i tredici capi delle chiese cristiane di Palestina e ha nel patriarca emerito di Gerusalemme Michel Sabbah uno dei suoi esponenti più autorevoli. Il documento dal titolo Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, redatto da Kairos alla fine del 2025, è un appello religioso, etico e politico a riconoscere la sofferenza di tutto il popolo palestinese, a rifiutare l’indifferenza e a scegliere verità, giustizia e speranza come fondamento dell’azione cristiana. La sua traduzione italiana è stata pubblicata dalle edizioni La Meridiana con i contributi di quattro autorevoli studiosi (Nicoletta Dentico, Tomaso Montanari, Eric Noffke e Giovanni Ricchiuti) che non si limitano a commentarlo, ma lo mettono in relazione con diversi ambiti: dall’etica pubblica alla teologia biblica, fino a una profonda riflessione politico-culturale.
Il testo del documento va oltre il capzioso dibattito italiano sull’uso del termine “genocidio”, e si concentra invece sulla realtà concreta delle sofferenze inflitte alla popolazione civile. “Collocandosi – spiega monsignor Giovanni Ricchiuti nelle conclusioni – in una dimensione di testimonianza interconfessionale cristiana sofferta e dolorosa, rappresentando una sinfonia di voci che diventano un’unica parola di fede, di speranza e di carità per vedere con i propri occhi e aiutare tutti i palestinesi a sperare”. Il genocidio è un peccato strutturale contro Dio – chiarisce un passaggio-chiave del documento – e chi nega quello di Gaza, nonostante le prove schiaccianti, le testimonianze e persino le dichiarazioni degli stessi sionisti, nega l’umanità stessa del popolo palestinese.
È dunque la parresia della Chiesa, intesa come libertà di dire la verità anche quando è scomoda, il tratto che attraversa l’intero testo e si trasforma in un monito potente nei confronti di chi ancora si rifiuta di vedere ciò che sta accadendo a Gaza ormai da quasi tre anni. “Noi cristiani palestinesi siamo profondamente scioccati dalle posizioni di molte Chiese che hanno adottato la narrativa dei colonizzatori o rimangono in silenzio di fronte al genocidio del nostro popolo”, prosegue il testo di Kairos, che rivolge un appello alle chiese di tutto il mondo, “affinché facciano pressione sui loro governi per isolare Israele, impongano sanzioni, lo boicottino e vietino l’importazione di armi fino a quando non rispetterà il diritto internazionale, porrà fine all’oppressione e alla tirannia e aderirà ai principi di giustizia e pace”.
Parole forti e chiare, dunque, che nascono dall’urgenza della verità e della giustizia ma non suonano mai gratuite e anzi – come sottolinea l’esperta di cooperazione internazionale Nicoletta Dentico – hanno la capacità di mantenere viva la speranza richiamando il motto spes contra spem. E lo fanno con grazia – prosegue Dentico – perché alla violenza indiscriminata si resiste con la nonviolenza, alla negazione di ogni diritto non si oppongono il risentimento o l’odio ma un’ostinata richiesta di ragione nella verità.
Tra gli interventi contenuti nel volume c’è quello di Tomaso Montanari, che attraverso continui riferimenti al Vangelo paragona la condizione del popolo palestinese alla passione di Cristo: come Gesù perseguitato e condannato, anche i palestinesi diventano testimoni della verità attraverso la loro sofferenza. Per Montanari, Gaza non è soltanto un luogo di tragedia, ma il punto da cui guardare il mondo e interrogare la coscienza dei credenti. In tal senso, lo storico dell’arte rievoca anche la figura di papa Francesco, che condivideva spiritualmente il dolore della popolazione di Gaza chiamando di continuo la parrocchia della
Sacra famiglia (“Francesco sentiva che Dio è a Gaza”, chiosa Montanari).
Sul versante teologico-biblico, lo studioso valdese Eric Noffke propone una rilettura delle Scritture che si concentra sul tema della giustizia e della coerenza del messaggio evangelico. Il suo contributo afferma che il documento di Kairos rappresenta “un’occasione di rinnovamento offerta a un cristianesimo occidentale che appare stanco, quando non supino a interessi coloniali di parte” e sottolinea il commovente invito a sognare un futuro di pace e a cercare di viverlo già nel presente.



