Antonio De Lellis, coordinatore nazionale
Dalla Resistenza alla democrazia, passando per il lavoro. Il ruolo delle donne.
“Dissipare l’ombra di Caino” è un celebre appello alla nonviolenza di don Tonino Bello, chiamato anche “La pace come perdono”, che invita non a eliminare l’ombra di Caino (cioè la nostra tendenza al male), ma ad accoglierla per riconoscerla e dissipare lo spirito violento che è in noi. È un invito alla responsabilità personale e alla conversione interiore.
Libro della Genesi. Caino e Abele
4 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». 2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. 3Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo». 8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». 10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». 13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». 15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. 16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
Dal racconto della Genesi, fotografo alcuni aspetti.
Il ruolo della donna. Eva che diede alla luce Caino. E’ la prima maternità umana. Eva benedisse Dio per il dono della vita. La vita appartiene a Dio. Prima grande verità che la Genesi afferma. Le figure bibliche femminili sono molteplici e diverse fra loro, da Eva a Maria, nuova Eva, generatrice di una nuova pista, che accoglie la vita e il dono di un mistero: la nascita del figlio di Dio.
Nascita della fratellanza. Con Abele, il secondogenito, si genera la fratellanza. Il lavoro di Caino e il lavoro di Abele, cura della terra e cura degli animali. Ma presentano a Dio i frutti del lavoro separatamente. E si introduce la differenziazione anche di cultura e di culto. Caino non accetta la differenza e così la violenza entra nel suo cuore.
Ruolo di Dio. Dio parla a Caino e non ad Abele, ma preferisce Abele perché è il minore. Dio figura in questo passo della bibbia in più occasioni per chiedere a Caino della sua tristezza, ma soprattutto pone la domanda fondamentale:
Dov’è tuo fratello? E la frase che anche ogni madre ripete da millenni, quando raduna i propri figli! La risposta di Caino non si fa attendere: Perché io che sono contadino dovrei sapere dove si trova il pastore? Nella versione tradotta diventa: “Sono forse io il custode di mio fratello?” Dio a quel punto interviene e denuncia che la terra è impregnata del sangue di Abele. Ogni violenza è un’offesa anche alla terra. Caino ha fatto una semina fatale ed anche la terra si ribella. E qui si evidenzia come la pace sia frutto della giustizia e della salvaguardia del creato. Caino si pente e Dio dissipa lo spirito di Caino, ma non l’ombra di Caino. Ovverosia quel che ha fatto, ma non la persona di Caino. E pone su di lui il segno di protezione. Questa è una delle radici bibliche della nonviolenza. Perché la vita appartiene a Dio. Sopprimere la vita va molto al di là della competenza umana.
Dio è madre. In aramaico (come in ebraico e arabo), il concetto di misericordia (rahamim/rachmana) deriva direttamente dalla radice r-h-m, che indica l’utero, il grembo materno o le viscere (rehem/rahm). La misericordia non è un’idea astratta, ma l’amore viscerale e protettivo, simile a quello di una madre per il figlio. La cura e il perdono genera nuova vita, come quella di Dio verso Caino che preferirebbe morire piuttosto che affrontare gli altri, ma Dio lo protegge, perché Dio è madre: accoglie, cura e perdona. In questo racconto biblico Dio soffre come la madre Eva la quale gli dà testimonianza riconoscendo la vita come dono di Dio. Madre allora è chiunque dà la vita anche non generandola, ma custodendola.
Dalla Resistenza alla democrazia, passando per il lavoro. Il ruolo delle donne.
E veniamo all’attualità. Lo spirito di Caino, oggi si sta estendendo. In un mondo sempre più in guerra, lo spirito che uccide il prossimo sta prendendo sempre più il sopravvento.
Dagli spunti biblici prendo ispirazione per alcune considerazioni sul ruolo femminile.
Donne e nonviolenza. Alle donne riconosco una maternità storica: sono madri perché accolgono la vita anche quando non la generano fisicamente. Le donne come esempio di uno stile della nonviolenza e di cura. Ecco allora alcuni verbi del femminile: accogliere, curare, resistere e perdonare.
Donne, Resistenza, Lavoro e Repubblica. Le feste del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno hanno come origine anche il ruolo delle donne. Il 25 aprile facciamo memoria del sangue versato, questa volta, per libera scelta come atto di legittima difesa, anche delle donne.
Ecco un esempio dell’alto prezzo pagato e del ruolo dalle donne negli anni in cui venne fondata la Repubblica:
- Le donne torturate, arrestate dai tribunali fascisti furono 4.633;
- Le partigiane staffette, sappiste e gappiste furono 35.000;
- I comandanti e le commissarie di guerra 512;
- Le donne fucilate e cadute in combattimento 683;
- le donne ferite 1750;
- organizzate nei gruppi di difesa della donna 70.000.
Nel 1946 le donne votarono per la prima volta dopo millenni di subalternità, soprusi, violenze del maschile. Da questo atto di cura della democrazia nasce la Repubblica, fondata sul lavoro.
Lavoro che genera la rimozione degli ostacoli alla piena partecipazione alla vita sociale: “E’ compito della repubblica Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (Art.3 c.2 della Costituzione).
Ecco il primo segno di questa uguaglianza: aver riconosciuto alle donne il diritto a votare, a esprimersi a partecipare.
Ma poi c’è anche il lavoro delle donne nella società e nelle istituzioni che è stato foriero di trasformazioni e di riforme che ancora oggi portano la firma di grandi personaggi. Ne cito solo 2 Nilde Iotti e Tina Anselmi.
In un contesto di cronica astensione elettorale, è fondamentale che le donne si sentano chiamate a partecipare. Oggi più che mai, oggi che possono, ancor di più, per riscattare le donne che nella storia non hanno potuto partecipare, esprimersi, perché silenziate a causa della oppressione e dei soprusi delle società patriarcali. L’effetto dei soprusi e delle violenze è infatti quello di imporre il silenzio, incutere timore, trasferire l’inferiorità, tanto da indurre a pensare che ci si senta protetti se non ci si espone.
Il trauma storico delle violenze subite dalla donna, e stratificate nel corso della storia millenaria, causa ancora oggi quel senso dello stare un passo indietro rispetto agli uomini, ma a duro prezzo guadagnarono la libertà, partecipando alla Resistenza.
Ed ecco il senso delle tre feste: libertà come presupposto, lavoro come fondamento e democrazia come cura della vita comunitaria.



