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L’impegno dell’Europa per il Sudan

Carla Bellani

Il 15 aprile 2026, Berlino ha ospitato un’importante conferenza internazionale dedicata al Sudan.

Un appuntamento cruciale per mobilitare nuovi aiuti umanitari, rilanciare la pressione politica e riattivare gli sforzi diplomatici per la pace.

Erano presenti 55 Paesi, le principali agenzie delle Nazioni Unite, la Croce Rossa, la Banca Mondiale, la Banca Africana per lo Sviluppo, oltre 38 organizzazioni della società civile sudanese e ONG internazionali.

L’iniziativa sostenuta da Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Unione Africana e Unione Europea, è stata organizzata dal cosiddetto “Quintetto” che include ONU, UA, UE, Lega Araba e IGAD, impegnati nel tentativo di trovare una soluzione politica alla guerra.

Al termine dei lavori, i partecipanti – Europa compresa – hanno ribadito alcuni principi fondamentali, in linea con le risoluzioni dell’Unione Africana e del Consiglio di Sicurezza ONU:

1. La guerra non ha una soluzione militare

È necessario perciò fermare ogni forma di sostegno esterno ai gruppi armati e arrivare subito a una tregua umanitaria, primo passo verso un cessate il fuoco stabile.

I Paesi presenti si sono impegnati a promuovere misure di de‑escalation, a rafforzare la fiducia tra le parti e sostenere un futuro monitoraggio del cessate il fuoco.

2. Una transizione politica guidata dai civili

La pace duratura passa da un processo politico indipendente, inclusivo e civile.

Il futuro del Sudan deve essere deciso dal suo popolo, attraverso un percorso intra‑sudanese che coinvolga anche le donne.

I partecipanti hanno riaffermato l’impegno a preservare le istituzioni statali a ricostruire le infrastrutture dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza, e a favorire un ritorno sicuro degli sfollati.

3. Giustizia per i crimini commessi

I crimini di guerra, contro l’umanità e le altre atrocità devono essere indagati e perseguiti.
Particolare attenzione è stata dedicata al sostegno delle comunità colpite, soprattutto alle donne e ragazze vittime di violenze sessuali sistematiche.

4. Aiuti umanitari.

I partecipanti hanno annunciato 1,5 miliardi di euro per garantire accesso agli aiuti in tutto il Paese, per sostenere le reti di solidarietà sudanesi e aiutare gli Stati confinanti che ospitano milioni di rifugiati.

Intanto la guerra si allarga alla regione

Nonostante la portata della conferenza, i principali attori del conflitto sudanese erano assenti: né il governo né le leadership militari hanno partecipato o assunto impegni formali. Di fatto, non si è registrato alcun passo verso un accordo che ponga fine a una guerra che diventa sempre più regionale.

Sudan ed Etiopia sono sull’orlo di uno scontro aperto a causa degli attacchi con droni contro Khartoum ed altre località del Paese: droni provenienti dall’Etiopia ma forniti dagli Emirati Arabi Uniti.  Il Sudan ha già rafforzato militarmente i suoi confini orientali, segnale di una crisi che rischia di travolgere l’area regionale.