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Nakba. La catastrofe continua

Oggi, 15 maggio, si ricorda la Nakba– ovvero il disastro, la catastrofe, il cataclisma- che ha coinvolto il popolo palestinese, ossia  ” l’esodo forzato della popolazione palestinese durante la guerra civile del 1947-48 ad opera principalmente di gruppi paramilitari sionisti e, successivamente, dell’esercito israeliano. Accadde in più fasi: al termine del mandato britannico, alla fondazione dello Stato di Israele, e durante e dopo la guerra arabo-israeliana del 1948. Nakba è il nome assegnato a questo evento dalla storiografia, non solo araba.

Durante tale conflitto, più di 700.000 arabi palestinesi abbandonarono città e villaggi o ne furono espulsi, e, successivamente, si videro rifiutare ogni loro diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine del conflitto… Questo esodo è anche all’origine del successivo problema dei rifugiati palestinesi, che costituisce uno dei contenziosi più difficili da risolvere del più ampio conflitto arabo-israeliano e del conflitto israelo-palestinese. I rifugiati palestinesi e i loro discendenti registrati dall’UNRWA erano 5.149.742 nel 2015, distribuiti in Giordania, Striscia di Gaza, Cisgiordania, Siria e Libano; di questi molti risiedevano nei campi-profughi palestinesi.” (fonte Wikipedia)

E ancora siamo qui… 78 anni dopo a manifestare solidarietà col popolo palestinese e chiedere con la forza della RAGIONE e della VERITA‘ che la la comunità internazionale intervenga per porre fine alle innumerevoli e criminali azioni verso i cittadini palestinesi.