(una risposta– del coordinatore nazionale di Pax Christi e di tutto il Movimento- dovuta e motivata a, a Ernesto Galli della Loggia che nell’edizione del Corriere della sera del 3 maggio parlava di ” sindrome dell’inerme”- https://www.corriere.it/opinioni/26_maggio_03/le-radici-del-pacifismo-italiano-7195d228-f184-435f-ad1b-560efe2baxlk.shtml)
Signor Direttore,
leggo con la consueta attenzione le analisi del professor Ernesto Galli della Loggia, solitamente lucide, ma che trovo profondamente fuorvianti nell’articolo del 3 maggio.
L’autore dipinge il pacifismo – e in particolare la posizione espressa da ampi settori del mondo cattolico – come il risultato di una “sindrome della paura”, una sorta di paralisi morale che renderebbe inermi di fronte ai conflitti, privi di coraggio e incapaci di guardare alla realtà.
Trovo questa lettura ingenerosa e intellettualmente parziale. Confondere la ricerca attiva della pace con la viltà o l’assenza di coraggio è un errore storico e teologico.
Per i cattolici, il rifiuto della guerra non nasce dalla paura, ma da una precisa scelta etica e di fede: la convinzione che la guerra sia sempre una sconfitta per l’umanità, come costantemente ribadito da Papa Francesco.Galli della Loggia interpreta la fermezza nella nonviolenza come inermità.
Al contrario, cercare soluzioni diplomatiche e negoziali, anche quando sembrano disperatamente difficili, richiede un coraggio superiore rispetto alla comoda retorica delle armi e dello scontro bellico.
La dottrina cattolica non è una ” sindrome”; è una testimonianza che la storia non è regolata solo dalla forza bruta, ma anche dalla giustizia e dal diritto internazionale. Il vero rischio, professore, non è il pacifismo, ma il “realismo” cinico che accetta la guerra come unica via, abdicando alla costruzione di un ordine mondiale basato sulla cooperazione.
Se proprio vogliamo essere realisti perché non considerare il passo del Vangelo di Luca che al capitolo 14, 31-32 ci ricorda come evitare l’inutile spargimento di sangue sia scelta realistica.
Oppure perché non considerare l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, che ribadisce il «diritto naturale» alla legittima difesa individuale o collettiva, nel caso in cui si verifichi un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Le misure adottate dagli Stati membri nell’esercizio della legittima difesa devono essere immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di sicurezza e possono essere mantenute soltanto finché il Consiglio non prenda le decisioni necessarie per ristabilire la pace.
Insieme a tanti soggetti siamo anche impegnati nella raccolta firme per una legge di iniziativa popolare per la difesa non armata e nonviolenta che esprime il nostro punto di vista sul Sacro dovere di difendere la patria. Papa Francesco ha espresso riflessioni che rispecchiano esattamente questa dinamica, nella quale molti, potrebbero incorrere: spesso concentrandosi su come il male …. inizi in modo quasi impercettibile, si diffonda contaminando le relazioni e infine venga giustificato per alleviare la coscienza.

La guerra – ha denunciato Papa Francesco – è proprio la scelta per le ricchezze: ‘ Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse’. C’è – ha ricordato il Pontefice – una parola brutta del Signore: ‘Maledetti!’. Perché Lui ha detto: ‘Benedetti gli operatori di pace!’. ” Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti”. La nostra coscienza, contraria all’invio delle armi, che a sua volta non ha fatto altro che alimentare i conflitti, spero sia meno intrisa dallo ” spirito di Caino”, rispetto a coloro che invece giudicano, al contrario, l’articolo 11 della Costituzione.
Secondo noi l’art.11 ripudia la guerra, come sistema anche di propaganda che ha bisogno di persone, queste sì inermi, che mandano a morire inutilmente altri fratelli e sorelle. Secondo noi chi invia le armi ripudia la Costituzione. La pace non è una resa, è una conquista faticosa. Chiamare alla pace non significa essere inermi, ma essere costruttori di un futuro possibile.
Cordialmente, Antonio De Lellis (coordinatore nazionale di Pax Christi)




