A Catania, il 18 aprile scorso, presso la libreria “Floraluna” di Aci Bonaccorsi (Catania), organizzato dal Punto pace Pax Christi e dal Coordinamento Provinciale di Libera, si è svolto un incontro dal titolo “Gaza nel fondo dell’abisso”.
Dopo la presentazione del giornalista del “Corriere delle Aci” Michele Bonfiglio, sono intervenuti Giuseppe Strazzulla dell’Associazione “Libera” e Enzo Pezzino di Pax Christi.
Giuseppe Strazzulla ha spiegato le motivazioni dell’incontro, cercando di superare l’istintivo scetticismo che potrebbe sorgere sull’utilità stessa di parlare di questo tragico tema, nell’attuale panorama degli eventi mondiali dominati dallo sconvolgimento del diritto internazionale a più livelli. Ha poi ricordato l’esperienza vissuta dai due relatori con le loro mogli, al séguito di un “pellegrinaggio di giustizia” organizzato dalla campagna “Ponti e non Muri” di Pax Christi Italia, svoltosi nel 2015 in Cisgiordania. Ha raccontato con commozione le esigenze umane dei Palestinesi incontrati e come la loro maggiore richiesta fosse quella di divulgare la situazione precaria in cui si trovavano, nella speranza che in futuro i loro diritti violati venissero rispettati. L’esperienza, ormai datata, è stata poi divulgata nel 2017 con la pubblicazione di un libro, “Educare alla pace: la questione palestinese” (Algra Editore, 2017), alla cui stesura hanno partecipato tutti e quattro i partecipanti catanesi a quel viaggio e che la libreria Floraluna ha reso disponibile ai presenti all’incontro.
Enzo Pezzino, dopo aver precisato che gli inevitabili limiti temporali dell’incontro rendevano impossibile la descrizione dettagliata degli eventi in tutto il Medioriente in fiamme, ha concentrato la sua attenzione su Gaza e sulla Cisgiordania. Dopo aver ripercorso, suo malgrado con una sintesi di pochi minuti, la storia del conflitto israelo-palestinese fino ai giorni nostri, è passato ad illustrare la situazione di Gaza e della Cisgiordania prima e dopo il 7 ottobre 2023. Ha sottolineato che mentre non c’è alcuna giustificazione per l’orribile eccidio perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023 (circa 1200 vittime israeliane e la cattura di più di 200 ostaggi), vi sono tuttavia molte spiegazioni per questo attacco, connesse alla storia stessa di questo conflitto che dura da quasi 78 anni.
Ha quindi spiegato dettagliatamente perché le espressioni “genocidio”, “crimini di guerra”, “pulizia etnica”, “apartheid”, “annientamento dell’identità palestinese”, siano più che legittime a fronte della reazione, sotto gli occhi di tutti, del governo israeliano e delle sue forze armate: massacro di civili (almeno 100.000 vittime, forse sottostimate, di cui circa 20.000 bambini); mutilati; distruzione di Gaza e di tutto ciò che contiene; fame come arma di guerra; uccisione intenzionale di giornalisti (almeno 250) e operatori sanitari (quasi mille) palestinesi; carestia; gravissime carenze sanitarie, igieniche e di qualunque altro aspetto della vita quotidiana.
Questo giudizio naturalmente non riguarda la fede, la tradizione e la cultura ebraiche, ma si riferisce specificamente al governo di ultradestra, nazionalista e sionista di Israele. Chi critica il governo israeliano non può essere tacciato di antisemitismo.
Alcuni momenti significativi si sono poi susseguiti in questa tragedia umanitaria: il 10 ottobre 2025 è stata proclamata una “tregua”, che si è rivelata falsa, con la continua uccisione di Palestinesi, ed è stato annunciato un “Piano di pace”, che non si sa che cosa sia e che comunque non promette niente di buono per la popolazione stremata; il 28 febbraio 2026, l’inizio della guerra contro l’Iran fa scomparire dalla scena mediatica Gaza e, con essa, il dramma che l’accompagna, l’urgenza di intervenire e le responsabilità connesse. Nel frattempo, le disumane condizioni di vita a Gaza non sono mutate.
Inoltre, in Cisgiordania dopo il 7 ottobre 2023, si sono moltiplicate le violenze dei coloni israeliani illegali, con continue invasioni, devastazioni e annessioni di territori palestinesi, nella più totale impunità e sotto la protezione delle autorità israeliane.
Il sottotitolo dell’incontro recitava “Continua la resistenza nonviolenta…”. E infatti sono state passate in rassegna le varie forme di resistenza nonviolenta, sia internazionale che palestinese. La solidarietà internazionale nonviolenta è espressa da numerose risoluzioni dell’ONU (disattese), istituzioni e organismi qualificati come Amnesty International, ONG, campagne, la Global Sumud Flotilla, il movimento di boicottaggio BDS e tante altre manifestazioni in tutto il mondo. Nonostante che la solidarietà internazionale sia molto sviluppata, ha commentato il relatore, essa non può competere con la folle politica criminale dei governi di USA e Israele.
La resistenza nonviolenta palestinese è rappresentata principalmente dalla voce della cristianità araba in Palestina, che pur condannando le violenze da ambo le parti, ha sempre indicato come radice del male la violazione dei diritti del popolo palestinese, pubblicando due fondamentali documenti di denuncia, il Kairòs 1, nel 2009, e il Kairòs 2, nel novembre scorso. Altre forme sono: le comunità miste di convivenza israelo-palestinese; i movimenti di solidarietà nella Valle del Giordano; i volontari di Operazione Colomba che sostengono comunità nonviolente nei villaggi a sud di Hebron; la “Tenda delle Nazioni” di Daoud Nassar, un’intera collina coltivata, che resiste con il motto “Rifiutiamo di essere nemici”.
Nel contesto descritto, a Gaza, incredibilmente, come segnali di resistenza emergono ancora alcuni segni vitali, come la celebrazione di nozze e qualche sorriso di bambino in una “scuola-tenda”.
Quale conclusione trarre in questo quadro desolante? L’unica soluzione sarebbe la parità di diritti tra israeliani e palestinesi, ma oggi non è all’orizzonte. L’ipotesi “due popoli-due stati” non è realistica, anche se il riconoscimento dello stato palestinese avrebbe comunque un forte valore simbolico. Purtroppo l’ONU è debole e necessiterebbe di una riforma urgente. L’Occidente è certamente colpevole di silenzio. A singole persone e alla società civile non resta che denunciare, manifestare, sperare, scegliendo di stare dalla parte del popolo palestinese.
Il Punto pace Pax Christi di Catania



