Adriana Salafia
Questo mio intervento vuole essere una riflessione su cosa vuol dire oggi Disarmare l’ambiente oggi alla luce del cammino fatto attraverso la Laudato Sì’ ormai 16 anni fa e la Laudate Deum.
Richiamo alla Laudato Sì’
Scenari di guerra e impatto ecologico
Nel contesto attuale, segnato da crisi ecologiche, conflitti sociali e disuguaglianze crescenti, l’invito a “disarmare l’ambiente” assume un significato profondo e urgente. Come sappiamo alla luce dell’enciclica Laudato Si’, questo concetto non si limita alla riduzione dell’inquinamento o alla tutela della natura, ma implica un cambiamento radicale nel modo in cui l’essere umano si relaziona con il creato, abbandonando logiche di dominio e sfruttamento per abbracciare una cultura della cura.
Disarmare l’ambiente significa innanzitutto riconoscere che la violenza non si manifesta solo nei conflitti armati, ma anche nelle pratiche quotidiane che feriscono la terra e i più vulnerabili. L’inquinamento, la deforestazione, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali sono forme di aggressione che compromettono l’equilibrio degli ecosistemi e la dignità umana. In questa prospettiva, la crisi ecologica è anche una crisi etica e spirituale.
La Laudato Si’ propone un’ecologia integrale, in cui tutto è connesso: ambiente, economia, società e cultura. Disarmare l’ambiente significa quindi disarmare anche il cuore dell’uomo, liberandolo da avidità, indifferenza e consumismo.
Disarmare l’ambiente implica valorizzare ogni forma di vita e promuovere modelli di sviluppo sostenibili, che non escludano né sfruttino, ma includano e custodiscano. ( “cultura dello scarto”denunciata nell’enciclica).Ciò richiede scelte concrete: ridurre gli sprechi, adottare energie rinnovabili, sostenere economie locali e responsabili.
Quindi, disarmare l’ambiente è un cammino collettivo. Non basta l’impegno individuale: sono necessarie politiche globali, accordi internazionali e una nuova governance che metta al centro il bene comune. La sfida ecologica, infatti, riguarda l’intera umanità e richiede una corresponsabilità diffusa.
Davanti agli scenari di guerre che ci tolgono la prospettiva di pensare al futuro, di programmare politiche a lungo termine, che ci paralizzano cosa possiamo fare?
Innanzitutto credo sia importante la CONOSCENZA e avere la CONSAPEVOLEZZA di quello che succede alla nostra Casa Comune quando ci sono guerre di questa portata così nuova e violenta e quale sia l’impatto ambientale delle guerre in ambito di impronta ecologica e impronta climatica.
IMPRONTA ECOLOLOGICA: la densa nube nera che tutti abbiamo visto a teheran con i bombardamenti ai siti petroliferi e tutti i contaminanti che si sono liberati. Intanto bisogna considerare, dicono i ricercatori, che il greggio iraniano è ricco di composti pesanti quindi quando questi composti vengono distrutti rilasciano molecole cancerogene inquinanti a lungo termine sia nell’acqua che nel che nel suolo proprio perchè appunto sono meno volatili rispetto a quelli di altri siti petroliferi. E inoltre, non si può comprendere quanto sia impattante la somma di più contaminanti a conflitto in corso ma come sappiamo lo si può determinare a conflitto finito e soprattutto non si considera quanto danno enorme si può fare alle popolazioni quando tornano ad abitare quei luoghi contaminati per, es nei Balcani quindi trent’anni fa, solo adesso i ricercatori stanno individuando le sostanze che sono da ritenersi rilasciate da conflitto armato cioè esplosioni di mine, ecc. quindi capiamo bene che sono studi a lungo termine che hanno anche bisogno di risorse economiche.
Ma a livello globale ci sono anche ricerche sull’impatto diretto immediato sull’ambiente dall’ uso delle armi e il modo di come sono stati congegnati questi dispositivi per es. i propellenti di missili e razzi sia che vengano usati o non utilizzati sono sostanze che vanno ad alterare i percorsi endocrini del nostro organismo e/o metabolismo; e poi ancora, metalli pesanti come piombo, arsenico, elementi radioattivi che vengono usati nei sistemi di puntamento delle armi (fosforo bianco) c’è una amplissima quantità di sostanze che vengono rilasciate sia quando vengono utilizzati sia quando non lo sono o quando non vengono smaltiti in modo non corretto…pensiamo agli enormi arsenali buttati in fondo al mare dopo la seconda guerra mondiale o a luoghi per es nord della Francia dove i ricercatori stanno facendo luce su queste zone rosse dai tempi della prima guerra mondiale che hanno subito una contaminazione irreversibile del territorio, dove non c’è più agricoltura e pastorizia. Questi studi sono importanti perchè c’è maggior sensibilità sia nei ricercatori che a livello internazionale che prima non c’era.
IMPRONTA CLIMATICA: partiamo dalla guerra Sati Uniti- Iran, una guerra ad alta emissione di climalteranti. Pensiamo che i primi 14 giorni di guerra hanno prodotto 5 milioni di megatonnellate di CO2 emesse ( considerando distruzione di case, di impianti di greggio, di missili, droni e via dicendo). L’Italia emette quasi 1 milione di tonnellate di CO2 equivalente ogni giorno; in 14 giorni questa guerra ha fatto 5 milioni di tonnellate quanto noi ne facciamo in 5 giorni, quindi diciamo che questa guerra in 14 giorni ha fatto 1/3 circa delle emissioni italiane in quei 14 giorni. Se dovessimo fare un confronto con la guerra in Ucraina, ci dicono gli studiosi, le stime danno circa ¼ delle emissioni italiane nello stesso periodo e cioè in questi 4 anni. Ma allarghiamo lo sguardo a Gaza: l’impronta climatica a Gaza è di 1 miliardo e mezzo di tonnellate di CO2 emesse.
Pensiamo che, da studi recenti, il COMPARTO MILITARE MONDIALE in tempo di pace emette già un 5,5% delle emissioni mondiali quindi se fosse un Paese sarebbe il 4° Paese dopo Cina, Stati uniti e India. Nell’accordo di Parigi i conti delle Impronte belliche non sono stati inclusi quindi per es. dovremmo puntare a cambiare questo punto includendo il comparto bellico. E ormai ci sono tanti Tink Tank che studiano questi ambiti e fanno i conti, quindi bisogna prenderli assolutamente in considerazione anche a livello del negoziato internazionale e mi riferisco alle Cop
Perciò, capiamo bene che è necessario comprendere che per rendere più armoniosa la nostra relazione con la natura bisogna passare al disarmo dei cuori e delle menti per disarmare l’ambiente e quindi passare a processi di multilateralismo per avere una convivenza pacifica.
Tutto quello che ci stiamo dicendo e che diremo in questi giorni non possiamo solo enunciarlo, ci dobbiamo credere fino in fondo… e guardate che noi come credenti abbiamo una grossa responsabilità davanti a Dio che ci ha affidato questo giardino meraviglioso che è la Terra per prendercene cura e anche davanti all’umanità intera. Io la sento come una grossa responsabilità!
La Laudato Sì ce lo dice: bisogna lasciarsi trasformare, farsi strumento del cambiamento. E questa esortazione nella LS è dirompente: Sii TU il cambiamento che avviene a tre livelli:
1) INDIVIDUALE
A cosa serve dire ”crediamo nella resurrezione di Gesù” se nulla cambia nella nostra vita? Se non cambia la nostra postura nel mondo? Il vangelo in questo senso è radicale:non basta sapere, non basta enunciare, occorre lasciarsi trasformare. E mi riferisco ai nostri stili di vita..acquisti, cibo, scelte nei consumi, stile di vita nonviolento nei confronti dei viventi, e non solo degli umani, e qui dobbiamo lavorarci tanto meditando tanto sul vangelo della creazione cap II e cap.VI di LS e imparando dalle nostre Chiese sorelle che hanno da sempre grande attenzione per la spiritualità del creato e infatti, hanno inventato Il tempo del Creato
2) COMUNITARIO
Alcuni esempi
– Sostenere la politica locale attraverso proposte di salvaguardia dell’ambiente unendosi ad altre realtà che lavorano in ambito ambientale; controllare lo stato delle proprie città e quali politiche locali si stanno intraprendendo in termini di riduzione di impronta ecologica e impronta di carbonio. Per es. in febbraio la città di Firenze è diventata la prima città in Italia ad adottare ufficialmente il divieto di pubblicità per servizi e prodotti legati a fonti fossili (quali carbone, gas e petrolio) negli spazi pubblici. Il provvedimento riguarderà le inserzioni relative a voli aerei, crociere, contratti di energia fossile e automobili nelle strade cittadine.
L’approvazione di questa mozione segna una svolta storica nelle politiche climatiche urbane del Paese. Allinea il capoluogo toscano alle oltre 50 città che nel mondo hanno già introdotto restrizioni simili per eliminare
gradualmente le fonti fossili, tra cui metropoli come Sydney, Edimburgo e numerosi comuni olandesi.
– Sostenere e promuovere la Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta
3) GLOBALE attraverso attività di advocacy quali per es.
- Il trattato di non proliferazione dei Combustibili fossili, sostenuto dalla Chiesa Cattolica
- Sostenere Il Manifesto redatto a voce unitaria dei leaders della Chiesa cattolica di Africa, America Latina e Caraibi, Asia,Oceania ed Europa che rappresenta un importante seguito al lavoro svolto alla COP 30 di Belem, che sarà presentato in occasione della prima Conferenza sul tema della transizione dai combustibili fossili che si terrà a Santa Marta in Colombia dal 24 al 29 aprile, organizzata da Colombia e Paesi Bassi. Qui verrà presentato questo documento delle Chiese del Sud del mondo a sostegno dell’eliminazione graduale dei combustibili fossili e contro le false soluzioni
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