A Bologna c’è l’idea di fare una casa per la pace che il papa propone di realizzare in ogni comunità cristiana: una comunità, una parrocchia o più parrocchie, dove ci si incontra, si parla e si legge, per recuperare cose importanti (ad es. Pacem in terris).
La questione cappellani militari: ci si chiede a che punto siamo?
Disarmare il linguaggio: ad es. usare un linguaggio che venga dal vangelo.
Dopo il cammino sinodale e dopo la Nota della CEI non ci si può più nascondere: se si muove il vescovo allora si muove tutta la comunità.
Con il Governo: bisogna intervenire sugli investimenti in armamenti, sui cappellani militari, sul servizio civile.
Parrocchia: manca una riflessione seria su chiesa nonviolenta e disarmata. Piuttosto che l’ennesimo gruppo di riflessione su questi temi che poi sfocia in preghiera, sarebbe meglio intervenire in gruppi che già ci sono (giovani, altri gruppi) più con azioni profetiche che coinvolgono.
A Viareggio il gruppo di Paxchristi, che il vescovo ha chiesto di far nascere, va avanti tutto con i laici. C’è un prete che li segue, ma occorre invitare i preti e il vicario della zona che però non rispondono. È come un muro che non si abbatte e non si va avanti.
I preti sono sempre più anziani e ci sono meno fedeli. Allora occorre (come diceva don Panizza) occupare le chiese. Andare e leggere la Nota pastorale della CEI.
Disarmare i sacerdoti significa non sentirsi orfani se manca il parroco, ma occorre avere consapevolezza di quello che siamo come laici nella chiesa.
Disarmare la chiesa dal punto di vista economico significa riflettere sulle banche armate.
Occorre dare spazio al ruolo delle donne nella chiesa.
Trasformare le parrocchie in famiglie reali.
Formare i formatori e i seminaristi.
Ognuno dovrebbe portare: carità, accoglienza, comunicazione. Fare al meglio quello che già si fa nella comunità.
Attenzione a non vivere con amarezza o rabbia per la lentezza dei cambiamenti.
Scommettere sull’intelligenza dei giovani e delle persone che vogliono crescere e diventare liberi.
Fare attenzione alla preoccupazione eccessiva nelle chiese per le offerte (ad es. i totem). La priorità è avere uno sguardo prioritario sui poveri e le povertà.
Essere aperti e positivi. Dio è possibilità. Stare insieme tra grandi e piccoli.
La chiesa non dovrebbe essere armata, invece lo è perché è clericale, depositaria di (un tipo) di verità. Il clericalismo è un modo violento. Il papa oggi va avanti e i preti frenano. Anche nella chiesa c’è possibilità di cambiamento e noi di Paxchristi dobbiamo essere di pungolo: – i cappellani militari facciano assistenza spirituale senza stellette; – il denaro non sia investito in banche armate; – leggere il documento della CEI.
Nelle parrocchie richiamare l’attenzione e parlare della possibilità del ritorno della “leva” (che è studiata solo dai giovani comunisti). In Paxchristi c’è un gruppo di lavoro su giovani e obiezione di coscienza.



