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Israele massacra una famiglia palestinese a Tammun. Sopravvissuti solo due dei quattro figli

di Eliana Riva | 16 Mar 2026 | In evidenza, Medioriente

Non vedeva i suoi figli e sua moglie da 40 giorni, Ali Khaled Bani Odeh. Il 37enne palestinese lavorava per lunghi periodi in Israele per sostenere la sua famiglia di sei persone. Non è semplice per un palestinese della Cisgiordania occupata ottenere permessi di lavoro in Israele. Deve sottoporsi a rigidi controlli, lunghe trafile burocratiche: Tel Aviv ispeziona il passato di tutta la famiglia e, se anche solo esiste la possibilità remota di un collegamento con gruppi di resistenza palestinese, armati o pacifici, la richiesta viene respinta.

Ali era sposato con Waad, 35 anni, con la quale ha avuto quattro figli: Mohammad, 5 anni, Othman, 7 anni, Mustafa, 8 anni, e Khaled, 12. Othman era ipovedente e necessitava di un sostegno continuo da parte della madre. Anche i più grandi aiutavano il fratello, soprattutto nei periodi in cui il padre era fuori per lavoro. Quando Ali è ritornato a casa, ha portato la sua famiglia da Tammun, nel nord della Cisgiordania, al centro di Nablus, a circa 20 chilometri in linea d’aria. I bambini hanno visitato i negozi e Ali ha comprato a tutti vestiti nuovi per l’Eid, la festa di chiusura del Ramadan.

In serata la famiglia si è messa in viaggio per ritornare a casa ma, quando è giunta a Tammun, è stata crivellata di colpi. Centinaia di spari, che sembrava provenissero da ogni lato, come ha raccontato poi Khaled, unico sopravvissuto insieme a suo fratello Mustafa. Quando i fucili si sono fermati, per qualche secondo c’è stato silenzio: Khaled ha sentito solo suo padre dire le ultime preghiere e sua madre piangere prima di morire. Credeva fossero tutti morti, anche Mustafa. Ha aperto la portiera e ha cominciato a gridare aiuto, ma i militari israeliani sono arrivati, lo hanno tirato a forza fuori dalla macchina, lo hanno sbattuto sull’asfalto e gli hanno preso a calci la schiena. Quando hanno cominciato a picchiare anche suo fratello, Khaled si è alzato per difenderlo ma lo hanno colpito con i manganelli. Mustafa ha raccontato di aver trovato il coraggio di dire a uno dei soldati “Tu ami i tuoi genitori?”. Quando l’israeliano gli ha risposto “Certo”, il bambino gli ha chiesto “E perché allora hai ucciso i miei?”. Il militare non gli ha risposto ma lo ha colpito con un pugno sull’occhio, facendolo sanguinare. Li hanno spogliati e interrogati per almeno mezz’ora, mentre altri soldati impedivano all’ambulanza di avvicinarsi. Poi hanno ammanettato i bambini e hanno ordinato loro di raggiungere, nudi, il veicolo dei soccorsi.

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