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La strada della nonviolenza in Mosaico di pace

Rosa Siciliano

È la nonviolenza il filo conduttore di Mosaico di pace, in questo anno così scosso da follie belliche. Mentre infuoca una guerra, non più a pezzi ma globale, noi rimettiamo la nonviolenza al centro del nostro agire e del nostro pensiero. Perché è l’unica via di uscita dalla spirale di morte in cui siamo. Non solo la pace, perché inflazionata e spesso anche armata. O, meglio, prima di ogni altra cosa, la pace “disarmata e disarmante”, come invoca papa Leone XIV nel messaggio di saluto al popolo di Dio al momento del suo insediamento e, poi, in quello regalato al mondo il 1° gennaio 2026. Proviamo “a dipingere, con la forza delle idee e la grandezza dei sogni, un mondo disarmato – scriveva Alex Zanotelli, nostro direttore responsabile, nell’editoriale di Mosaico di pace del numero monografico di gennaio – per non arrenderci alla narrazione della forza, per riaprire spazi di parole diverse, per ritrovare – tutti insieme – il coraggio di costruire la pace disarmata, nonviolenta, che sia politica, economica, giuridica, relazionale. Una pace fatta di accoglienza, di rispetto, di diritti, di parole libere e gentili, di lavoro dignitoso e sicuro, di educazione alla nonviolenza ovunque, a partire dalle nostre Chiese e dalle nostre diocesi, come ci ricorda il documento conclusivo del Sinodo. Una pace che parte e porta al disarmo integrale. Che metta al centro la persona e la sua dignità”. Questo numero di gennaio (disponibile in redazione), come ogni anno, propone un accompagnamento al Messaggio per la Giornata mondiale della Pace e offre un orizzonte, disegna una strada fatta di azioni e di proposte culturali, politiche, religiose, per tutte e tutti. Perché la pace non è solo un’utopia e un sogno, ma soprattutto un percorso praticabile perché il mondo possa essere migliore.

Mosaico di pace nasce per volontà di don Tonino e a lui dedichiamo ogni anno la nostra programmazione editoriale. A lui che definiva la pace come “eutopia” e che la nonviolenza l’ha vissuta sino in fondo. Non è mai fuori luogo ricordare le sue parole, un vero manifesto di intenti da fare nostro: “È giunta l’ora in cui occorre decidersi ad arretrare (o spingere) la difesa della pace sul terreno della nonviolenza assoluta. Non è più ammissibile indugiare su piazzole intermedie che consentano dosaggi di violenza, sia pur misurati o prevalentemente rivolti a neutralizzare quella degli altri. Richiamarsi al dovere di ‘camminare con i piedi per terra’ e fare spreco di compatimento sul preteso fondamentalismo degli annunciatori di pace significa far credito alle astuzie degli uomini più di quanto non si faccia assegnamento sulle promesse di Dio. […] La nonviolenza è la strada che Gesù, il servo di Javhè, ci ha indicato senza equivoci. La nonviolenza, più che come ‘utopia’, che potrebbe far pensare al ‘non luogo’, alla fuga nell’irrealtà o nei sogni del desiderio, va pensata come ‘eutopia’, come luogo, cioè, della vera realtà salvante”.

Facciamo un balzo in avanti, quindi, e proviamo a sognare ad occhi aperti la nonviolenza come prassi politica dell’agire, come proposte legislative e strade di composizione dei conflitti, come stile di vita delle nostre comunità e scelte quotidiane, come anima delle nostre relazioni. La nonviolenza ha radici evangeliche, ricorda Alex Zanotelli (che ripropone, quest’anno, alcuni suoi articoli sulla nonviolenza, scritti nei primi anni di vita della rivista).

È corpo, ci spiega la pastora battista Lidia Maggi: “Se nel passato la nonviolenza è stata soprattutto una forma di lotta e resistenza attiva, il modo come una comunità ha espresso la sua disubbidienza civile alle ingiustizie, oggi la nonviolenza, senza venir meno a questa funzione sociale, è chiamata a manifestarsi come postura del corpo, disciplina individuale per non soccombere al male, all’imbruttimento sociale, alle passioni tristi. Bisogna ‘partire da sé’, per andare oltre se stessi” (Parola a rischio, febbraio 2026). Sarà proprio Lidia Maggi, in tandem con Marie Dennis, direttrice dell’Istituto Cattolico per la Nonviolenza di Pax Christi International, a curare Parola a rischio per tutto il 2026. E sostituirà Alessandro Marescotti, in Chiave d’accesso, Francesco Iannuzzelli, anche lui di Peacelink, perché la nonviolenza anima anche il mondo digitale: quali strumenti sono meno inquinanti e quali più equi?

Potere dei segni, rubrica specificamente dedicata a don Tonino, nel 2026 non riproporrà le sue parole e stralci di suoi testi, ma sarà dedicata alla presentazione di esperienze e di testimonianze di realtà che rappresentano un segno in direzione solidale, accogliente, equo, in questo mondo iperliberista e spesso dimentico di dignità e diritti. La rubrica è a cura di Ilaria Dell’Olio, giovane redattrice di Mosaico di pace.

E di nonviolenza proveremo a parlare in alcuni nostri dossier che proveranno a offrire risposte a questi interrogativi: come può tradursi la nonviolenza in percorsi alternativi alle guerre? In un mondo in guerra, cosa vuol dire nonviolenza? Come si traduce oggi il pacifismo e quali nuove forme assume? Quale difesa è possibile?

Un anno di dialoghi, quindi, in Mosaico di pace e in tutti i luoghi che lo accompagnano e che lo rendono possibile. Un anno di articoli che, in un modo o in un altro, parlano di nonviolenza, aprono domande, scuotono il nostro accomodante equilibrio. Interrogano.

info@mosaicodipace.it – www.mosaicodipace.it