Mail YouTube

Perché l’ecumenismo? Quale ecumenismo?

Maria Tapella, articolo rivisto da Pio Castagna e Lucia de Sanctis

Anche quest’anno l’associazione “Amigos de Romero” di El Salvador ha convocato per il 21 di gennaio, per una celebrazione liturgica imperniata sull’orazione per l’Unitá dei Cristiani, unendosi cosí a tutti i cristiani del mondo, nella cappella martiriale San Oscar Romero, alias Hospitalito, luogo in cui lo stesso donó la  vita come un fedele seguace di Gesú Cristo e servitore di Dio.

Il testo bíblico scelto per quest’anno e preparato da un gruppo ecumenico coordinato dalla Chiesa Apostólica Armena é stato tratto da Efesini 4,4 “Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola é la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione”. 

Il tema scelto rappresenta un invito ed un richiamo all’unitá e ad incontrarci come chiese cristiane con denominazioni diverse, senza dimenticare le diversitá, per camminare assieme verso l’unitá, non solo perché ne avvertiamo il bisogno, ma perché il mondo oggi piú che mai ha sete di testimonianza di fede nell’unitá.

Unità che costituisce piú che un semplice ideale, ma anche un mandato divino che sta nel centro della nostra identitá cristiana.

Tale unitá divina é  fondamentale per la nostra missione ed è sostenuta per il profondo amore di Gesú Cristo che ci ha destinati allo stesso fine. 

Papa Leone XIV ha enfatizzato che in molte occasioni “l’ecumenismo é un dono di Dio, destinato ad essere vissuto, pregando e testimoniando in un mondo diviso e lacerato”. 

Un mondo disorientato da tante minacce di guerra tra le nazioni, da mancanza di rispetto della sovranitá dei popoli ed in El Salvador, da minacce costanti e violazione dei diritti umani, con l’imposizione del regime di eccezione che dura ormai da marzo del 2022.

Un ecumenismo allora a partire da una prassi improntata alla giustizia e da un impegno con i poveri.

Papa Francesco nel giugno 2024 ci ricorda  che Gesú Cristo é il cuore dell’ecumenismo e rappresenta la misericordia divina incarnata: questa è la  nostra missione ecumenica, dando  testimonianza di ció.

Perciò l’Unitá dei Cristiani si forgia e si costruisce nella condivisione e nella sequela di Gesú, nella lotta contro l’ ingiustizia sociale verso i poveri,  in tal modo superando le divisioni dogmatiche. 

Un ecumenismo di una chiesa che si scrolla di dosso il clericalismo, il settarismo religioso che costituisce la negazione del Regno di Dio e mettendo al centro l’amore verso il prossimo e la sua liberazione. 

Riprendere allora con forza il Concilio Vaticano II che, nel decreto “Unitatis Redintegrazio” (1964), definiva l’ecumenismo come parte centrale della missione della chiesa, promuovendo l’Unitá tra i Cristiani. 

Così inteso, l’ecumenismo non é accessorio, ma un imperativo della coscienza (Giovanni Paolo II).  

Unitá non solo dottrinale, ma un’azione per la trasformazione sociale e per la realizzazione del Regno di Dio, al fine di creare una nuova umanitá. 

Un ecumenismo caratterizzato da martirio,  unendo le diverse denominazioni cristiane in un testimonianza suprema di fede e di amore, superando le divisioni storiche.

L’ecumenismo é anche una opportunitá per costruire una chiesa piú giusta, più equa ed inclusiva, rompendo con la struttura patriarcale tradizionale, presente nelle diverse tradizioni cristiane. 

Un ecumenismo che riconosce la diversitá di contesto: razza, classe, cultura e così via e che  cerca l’unitá senza omologare, valorizzando l’inclusione dei gruppi emarginati.

Un ecumenismo che superi le divisioni teologiche tradizionali che separano fede – giustizia. 

In molti luoghi del mondo la speranza si sta debilitando rapidamente difronte ad una diffusa sofferenza senza precedenti. 

In momenti come questi l’orazione comunitaria  per l’Unitá dei Cristiani puó essere una luce di speranza per molte persone. 

Pregando assieme, riconosciamo e condividiamo una stessa vocazione: essere testimoni del  Vangelo e del Cristo morto e resuscitato. 

“Il futuro non é possibile in solitudine, poichè la  vita cristiana  é pensabile solo come vita in comunione ossia come vita autenticamente umana, per essere segno di speranza per il mondo”.  (Desmond Tutu). 

Perciò nel promuovere la sinodalitá la Chiesa cattolica, assieme alle altre comunitá che partecipano nel movimiento ecumenico, implícitamente accetta che l’unitá visibile della Chiesa la si potrá raggiungere con la collaborazione di tutti.

Camminare assieme per comunicare ad una sola voce, agli uomini e alle donne del nostro tempo, il Regno di Dio che é vita ed amore. 

Non serve sperare che si diano tutti gli elementi  ideali  per  formare  un’unitá piena tra i cristiani.Unotà che si costruirà, camminando assieme, accompagnati da Gesú Cristo così come é successo con i discepoli di Emmaus, finchè arrivi il giorno nel quale tutti assieme saremo capaci di riconoscerlo nello spezzare il pane. 

In conclusione posso affermare che l’ecumenismo costituisce una risposta ai “segni dei tempi” ed é anche una delle prioritá dell’azione pastorale di Papa Leone XIV. 

Dobbiamo con forza credere nell’ecumenismo che nasce  non solo dall’orazione ma anche dal dialogo costante, per accogliere il “grido dei poveri e della Madre Terra”, per  dare  risposta e speranza all’umanitá. 

Se le chiese  si focalizzassero solamente nella dottrina  e non nella giustizia sociale, fallirebbero nella missione ecuménica.

Cercare sempre ció che  unisce!

“Quante cose, possiamo imparare gli uní dagli altri, se crediamo realmente nella libera e generosa azione dello Spirito” (Evangelii Gaudium n.246). 

Abbiamo bisogno di una spiritualitá liberatrice che integri l’ecologia e la dignitá umana per andaré oltre le divisioni tra le fedi. 

Abbiamo bisogno di un cambio di  paradigmi! 

Credere con forzá e speranza  nell’ecumenismo affinche   “arda nella Chiesa l’ideale di costruire l’Unitá… come dice il canto del  Kyrie della messa Popolare salvadoregna. 

PER UNA “ECCLESIA SEMPER REFORMANDA ET SEMPER PURIFICANDA”