Antonio del Lellis, coordinatore nazionale
L’epoca dell’apocalisse o del disvelamento
Siamo dentro un’epoca in cui il male si manifesta senza più veli o maschere, nella sua brutalità e malvagità con una accelerazione impressionante. E’ il tempo dell’Apocalisse, che non è la fine del mondo, ma il tempo del disvelamento del male, ma anche del bene.
Ciò richiede nuovi codici narrativi, ma anche un’accelerazione del bene.
Per noi il bene è la nonviolenza attiva, unica risposta adeguata e testimoniata da Gesù, con la vita. Dal Vangelo di Giovanni, capitolo 15, versi 18-21 “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Gesù dice ai suoi discepoli che se il mondo ha odiato lui, odierà anche loro.
In questa prospettiva assume significato anche la frase del prologo di Giovanni “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (GV 1,5). Viviamo in questa costante lotta tra ciò che potrebbe donarci gioia e farci vivere nella giustizia e nella pace e la realtà delle tenebre che forse in alcuni momenti della storia sembra prevalere.
Dal Nomos al Caos. Il tempo di Ares
Nell’antica Grecia Nomos era lo spirito delle leggi, degli statuti e delle ordinanze. La moglie di Nomos è Eusebia (pietà) e la loro figlia è Dike (giustizia). Il diritto da solo non basta, occorre anche la pietà, il senso di umanità, e solo allora vi sarà la giustizia.
Oggi assistiamo alla delegittimazione del diritto e di chi l’amministra, ma questo provoca solo il Caos e porta al tempo di Ares, il dio della guerra e della frammentazione perenne.
La situazione in Iran ne è un chiaro esempio. Nessuno penso non gioisca per una probabile fine delle atrocità e per la repressione della Repubblica islamica di Teheran ai danni del proprio popolo. Però se oggi puoi bombardare un dittatore perché il bersaglio lo meritava, domani la stessa logica varrà per chiunque altro. Varrà domani per qualunque potenza nucleare che avrà un pretesto sufficiente. E noi, l’Europa, l’Italia, il cosiddetto Occidente dei diritti e delle regole, avremo perso per sempre la facoltà di obiettare qualunque cosa. Perché il diritto internazionale o esiste per tutti o non esiste per nessuno. Esso rischia di essere sepolto sotto le stesse macerie del dittatore o del bersaglio di turno.
La pace non può essere imposta con la violenza (Luca 10) e l’intervento militare straniero non fa che aggravare la sofferenza umana.
“Il diritto è la moneta dei poveri” e riflette l’idea che i diritti fondamentali, come quelli riconosciuti dalla Costituzione italiana, sono fondamentali per garantire una vita dignitosa, eque opportunità e per sradicare la povertà. Questo concetto mette in evidenza l’importanza di proteggere e promuovere i diritti umani per combattere la povertà e garantire un futuro più equo per tutti.
Questa condizione attuale ha radici profonde e risale alla formazione di un élite mondiale che si è sottratta alla Polis perché si è liberata dalle regole alle quali prima era sottoposta, portando alla formazione di un potere finanziario, militare e multinazionale strabordante, ad una diseguaglianza socio-economica e ad una concentrazione di ricchezza senza pari, tanto che secondo Oxfam: “12 miliardari sono più ricchi di 4 miliardi di persone”. Costoro, insieme ai potenti fondi finanziari, si sono sottratti alla legge ed oggi dominano il mondo. Per loro la legge, le regole, la magistratura, sono un ostacolo e hanno adottato un percorso di “decapitazione delle Costituzioni” e del diritto internazionale.
In questo contesto si collocano le riforme della magistratura proposte dalle élite mondiali e attuate da governi compiacenti che rubano il futuro a tutt* per offrirlo come uno “scalpo” al tavolo della plutocrazia, il potere dei ricchi.
L’era della non pace
La terza guerra mondiale a pezzi è dinanzi a noi, essa è definita anche l’era della non pace.
Il sistema guerra è indigesto, specialmente all’interno dei paesi occidentali, ma sempre digerito se si svolge in casa d’altri.
In un contesto di riarmo spaventoso, la militarizzazione delle menti è una delle strategie più seguite ed è in atto in ogni contesto formativo e mediatico. Laddove non dovesse funzionare o laddove risulti impossibile convincere le popolazioni sulla bontà delle guerre e del riarmo, come sottrazione di diritti essenziali, rispetto anche alla spesa pubblica, c’è bisogno di repressione ed ecco la necessità di una torsione autoritaria della società.
Le armi prodotte sono puntate contro di noi perché ci sottraggono risorse per la vita e il vivente, uccidono il nostro genere umano e vengono utilizzate sempre più per reprimere il dissenso.
Essere complici o silenti significa favorire la israelizzazione (estensione della colonizzazione delle menti, militarizzazione, repressione, genocidio).
Per questo l’atto di citazione contro la Leonardo Spa e, indirettamente, contro lo Stato italiano, è una lotta, sì legale, ma è soprattutto una lotta “sociale” inserita sempre più in una resistenza territoriale, estesa, capillare e nonviolenta.
In questo contesto sottolineo come sia importante male-dire i fabbricanti d’armi, ossia screditarli e togliere loro il velo di connivenza, di convenienza e di ipocrisia, che ci fa tacere sotto il ricatto occupazionale.
Occorre contrastare il principio della “Difesa Totale” che prevede l’inquadramento del servizio civile all’interno della difesa militare che in caso di guerra deve essere mobilitato. Attenzione al servizio civile militarizzato.
Lo spostamento in atto verso una difesa sempre più militarizzata avviene con mezzi sofisticati e ambigui, ma deve scontrarsi contro lo storico precedente smantellamento della leva obbligatoria, temporaneamente sospesa, che ora, secondo anche i governi europei, occorre rimettere in piedi. Infatti anche le dirigenze europee hanno strutturalmente abbracciato l’economia di guerra basata sulla costruzione del nemico.
Ma c’è da chiedersi in questa logica: chi è il nemico oggi?
Cancellare il modello europeo originario
Il modello europeo ha rappresentato una possibilità per il mondo. Mentre l’Occidente nel suo complesso ha continuato a colonizzare parti del mondo, internamente ad esso, si sviluppava sempre più un modello di pace, di libero commercio, di circolazione delle merci e delle persone che assicurava diritti essenziali.
Questi diritti, che vanno sotto il nome di Welfare State (Stato Sociale) europeo, sono stati conquistati con lotte sociali diffuse che, occorre ricordarlo, hanno rappresentano le nuove forme di resistenza degli anni 60’ e 70’.
Le grandi riforme, anche in Italia, hanno dato una compiutezza al sogno di pace dei nostri padri costituenti ed europei. Statuto dei lavoratori 1970, riconoscimento di pari dignità dei bambini a scuola e quindi abolizione delle scuole speciali 1977, Sanità universale 1978, riconoscimento della dignità dei malati psichiatrici da curare nella società e non nei manicomi, abolizione dei manicomi.
Questo modello, però rappresenta una anomalia per il neoliberismo. Quest’ultimo genera sfruttamento, guerre, devastazione ambientali e quindi migrazioni forzate epocali.
Il neoliberismo ha formato una divisione tra élite e classi subalterne, compreso la classe media, abbandonando ampi strati della popolazione alla lotta per la vita.
E così il sistema di diritti dell’Europa piano piano è diventato, dall’interno, un sistema “fortezza”, per difenderci da coloro a cui avevamo sottratto diritti e ricchezza (risorse minerarie ed ambientali ecc.), e che ora richiedono una emancipazione e liberazione dalla povertà, dalla miseria, dai cambiamenti climatici e dalle guerre che noi stessi abbiamo fagocitato.
Mentre, all’esterno, il modello di stato sociale europeo, rappresenta una anomalia proprio in vista delle politiche di desertificazione democratiche della plutocrazia, che ripudia le regole.
Abbattere il modello sociale rappresenta l’obiettivo attuale delle guerre all’interno dell’Europa con lo smantellamento dello Stato Sociale affinché resti un vano ricordo per le future generazioni. Invece la difesa del modello sociale rappresenta la via da percorrere per riappropriarsi del sogno di pace dei fondatori dell’Europa.
Una nuova resistenza dalle piazze ai tribunali, passando per l’educazione alla pace
Oggi, come nel passato, la forma della guerra richiede la consapevolezza, di tutta la popolazione emarginata o a rischio di emarginazione, sul rischio reale che l’economia di guerra crea, perché sono loro quelli che la guerra la dovranno fare.
Esiste, però uno spazio di resistenza.
Anche in questa fase è necessaria la trasformazione dei rapporti sociali. Per riprenderci quello che ci hanno tolto e che ancora di più tenderanno a sottrarci occorre un grande sforzo che smonti la ragion bellica e formare le masse, risvegliando le coscienze.
La proposta sociale di alternativa vera non è ancora visibile, ma si nutre dell’esperienza della società della cura e dei beni comuni. Dobbiamo prepararla!
La nostra forza sta nella storia: la resistenza partigiana italiana è stata la più organizzata, il 68’ da noi è durato 10 anni, i Social Forum hanno espresso una lucidità di pensiero straordinaria, anche se repressi con la forza, le manifestazioni pacifiste oceaniche hanno inondato le nostre piazze, la campagna decennale per la difesa dei beni comuni e per l’acqua pubblica, le imponenti manifestazioni per la Palestina che, solo in Italia, hanno assunto anche la forma dello sciopero.
Ma anche oggi è in atto in Italia la costruzione di percorsi di lotte convergenti che contrastano le torsioni autoritarie, il genocidio e le guerre capitaliste ed è per questo che in diverse regioni e territori si organizzano percorsi di mappatura delle realtà militari e azioni di contrasto alle guerre che verranno.
In questo contesto di riorganizzazione di una difesa nonviolenta è fondamentale dispiegare tutte le opzioni disponibili: dalle piazze ai tribunali, passando per l’educazione alla nonviolenza attiva, vedi l’organizzazione delle Case della pace auspicate da Papa Leone XIV.
Come movimento possiamo e dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti disponibili senza dimenticare che la militarizzazione delle menti si contrasta con l’educazione alla pace disarmata e disarmante che è la cifra dell’attuale papato succeduto a quello straordinario di Francesco.
Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 5,43-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna Charta della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del “porgere l’altra guancia” (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr lettera ai Romani 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende allora che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”, una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico. La rivoluzione dell’amore, un amore che non poggia in definitiva sulle risorse umane, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei “piccoli”, che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita. (Benedetto XVI – Angelus, 18 febbraio 2007).
E’ necessario in questa prospettiva prendere spunto anche qui da don Tonino Bello, un pastore salentino consapevole che i problemi socio-economici non si risolvono al di fuori di una visione della polis. Serve formazione, consapevolezza, competenza, non improvvisazione. In questo orizzonte nasce un punto che oggi è più attuale che mai, cioè la politica come luogo di carità. (Preghiera e meditazione di fra Alessandro Mastromatteo Brindisi 2026).
Sintonizzare, Sincronizzare e Sintetizzare
Dal giugno del 2025 ho iniziato questo mio servizio con il sostegno del Consiglio Nazionale ed ho da subito registrato un certo entusiasmo ed una certa vivacità nelle attività di Pax Christi, che naturalmente preesistevano, anche se, proprio per questo, l’attività di coordinamento si sostanzia in molti interventi, viaggi, collegamenti online.
A volte le attività nel loro complesso sono anche parzialmente sovrapposte e sfilacciate.
Avverto pertanto la necessità di sintonizzarci (entrare in relazione tra di noi per ascoltarci e condividere), sincronizzarci perché sia frutto di una azione di condivisione simultanea e infine sintetizzare ovvero renderle percorribili.
Nell’assumere l’incarico di Coordinatore Nazionale di Pax Christi ho cercato sempre di avere come obiettivi quello di:
- dare ragione della nostra speranza in un’epoca di caos e tormento;
- condividere percorsi con altri movimenti ad intra e ad extra per superare il rischio di isolamento o marginalizzazione di PX;
- coordinare meglio le attività che svolgiamo e condividere esperienze, percorsi, piste, difficoltà e potenzialità.
Vorrei sottolineare in sintesi gli aspetti che fotografano l’attività di PX dentro una nuova epoca:
- esiste un fermento importante all’interno di PX;
- alcune tematiche coinvolgono o potrebbero coinvolgere di più (Palestina, Riarmo, Donne per la pace, Referendum, Diritti e sicurezza sociale, economica e ambientale, Europa, nonviolenza, formazione, economia di pace, campagne specifiche come Leonardo ed altre come Sud Sudan);
- vantiamo un credito di fedeltà al pensiero sociale della chiesa e si nutrono molte aspettative verso PX, grazie anche all’attività della nostra rivista Mosaico di Pace;
- gli spazi formativi alla gestione dei conflitti e i pellegrinaggi di giustizia, organizzati dalla campagna Ponti non Muri e le attività di Bocche Scucite, sono fondamentali anche per avvicinare i giovani, così come la formazione del corso Ban War molto seguita anche dall’esterno di PX, così come la scuola di innovazione sociale, in collaborazione con l’università Lateranense e il Centro Studi Economico Sociali di PX al quale siamo grati anche per l’impegno costante all’archivio Bello- Bettazzi, per la traduzione del libro sulla nonviolenza di Gesù e per le altre iniziative di approfondimento;
- e poi come non ricordare le veglie di preghiere ispirate da i Dodici Raccolti che richiamano i principali testimoni della nonviolenza;
- impegno costante per il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) al quale lo Stato italiano non ha aderito;
- il tutto naturalmente con l’impegno coraggioso e competente del presidente, del consiglio e di tutto lo staff di collaboratrici e impiegate, le quali con abnegazione, passione, dimostrano di stare dentro la visione di pace condivisa.
Alcune questioni di metodo e di strategie:
- cogliere comunque l’opportunità del ruolo che PX rappresenta all’interno dei movimenti di frontiera;
- è importante dare sempre maggior impulso all’impegno di PX all’interno del percorso relativo alle scuole militarizzate;
- in questo senso è fondamentale l’impegno di tutti quei punti pace, gruppi di lavoro, coordinamenti territoriali che si impegnano per costruire case della pace libere dal sistema patriarcale e per la sensibilizzazione al tema della solidarietà con gli esclusi e gli ultimi che sono tra noi e con i popoli oppressi, in difesa della Costituzione, per ogni forma di disarmo informativo e formativo, del linguaggio, delle relazioni, del lavoro, dell’economia e della società;
- centralità da dare alla nota pastorale “educare alla pace disarmata e disarmante” per la quale ci è stata affidata la scheda di supporto sulla obiezione di coscienza e nonviolenza;
- una delle strategie da migliorare è legata al rapporto con il mondo ecclesiale e allo scarso impegno, anche nostro, di far sentire la voce di PX in contesti cattolici, proseguendo la convergenza di Catania tra i movimenti ecclesiali.
- è fondamentale la campagna di Stop Re-Arm Europe e No Kings;
- la prossima Flottilla, diretta a Gaza, in prospettiva potrebbe creare molto fermento, così come il governo suscita reazioni e impegni di contrasto;
- a livello non solo ecclesiale è importante mettere al centro sempre la nonviolenza di Gesù e allargare prospettive sul Gesù nonviolento;
- non dimenticare la scelta “sociale” di Gesù a favore degli impoveriti e lontani.
Aspirazioni e piste prioritarie:
- resta comunque la grande opportunità, in alcuni territori, di seminare speranza in termini sociali;
- aiuterebbe parlare del livello internazionale e darci una lettura comune;
- resta sullo sfondo purtroppo l’impegno per zone remote e drammaticamente colpite dalle guerre, come il Sud Sudan per il quale risorse umane importanti andrebbero investite come in passato;
- fare rete e sottolineare la dimensione europea è una pista di metodo;
- non mancare ai prossimi appuntamenti del 27 marzo (1° udienza causa Leonardo) 28 marzo (manifestazione a Roma Stop- Rearm e No Kings); 29 marzo (partenza Flottilla) e poi appuntamento di aprile per l’assemblea;
- il tema della sicurezza deve tramutarsi in diritto alla sicurezza sociale, economica e ambientale, nessuno è sicuro in una società in cui si ammette l’esclusione o il rifiuto dell’altro solo perché diverso, povero e bisognoso di dignità;
- in questo contesto la giornata del 2 giugno potrebbe diventare la giornata delle forze disarmate in alternativa alla sfilata militare di Roma e alle marce tradizionali che risultano ormai non chiare rispetto agli obiettivi del disarmo o ad alleanze da contrastare come la Nato, non prendendo le giuste distanze da logiche ambigue e comunque di guerra;
- sostenere l’obiezione di coscienza ad ogni livello e sottrarre il servizio civile al ministero della Difesa con la creazione di un Ministero della Pace;
- rilanciare la raccolta firme per la legge di Iniziativa Popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta” promossa dalla nostra campagna “Un’altra difesa è possibile”;
- migliorare comunicazione interna mediante riunioni, aggiornamento e migliore strutturazione del sito, conoscere gli iscritti nei vari territori in modo che si crei gruppo anche dove non ci sono punti pace, comunicazione delle attività dei punti pace in modo che possa essere di ispirazione per altri;
- rilanciare il tema del giubileo del debito finanziario e del debito ecologico e fonderli in vista della costruzione di una nuova architettura finanziaria che liberi i popoli dal genocidio economico.
Sottolineo i seguenti aspetti di contesto globale e all’interno di Pax Christi internazionale (PXI) che deve tornare ad essere uno dei centri intorno al quale si sviluppa la nostra attività:
- le sezioni più vive sono Corea del Sud; Usa; Filippine; Kenia; Colombia;
- è consigliabile fiutare quello che sta accadendo altrove, per far circolare iniziative virtuose per rinnovare anche le nostre attività;
- le attività in PXI sono legate per lo più ai diritti umani, all’economia, all’Europa e alla nonviolenza;
- un punto critico potrebbe essere l’esperienza limitata all’interno del movimento, da parte di coloro che partecipano da poco all’interno di PXI e che comunque rappresentano una grande opportunità, ricchezza e ricambio;
- tra gli aspetti positivi c’è da sottolineare la continuità con cui Mosaico viene pubblicata;
- punto critico interno a PXI è la difficile relazione tra gli olandesi, i fiamminghi e i rappresentanti del resto del mondo.
La sintesi: il cammino da fare
Potrebbe essere quella di costruire una adeguata lettura e visione del mondo con gli altri che si sono incamminati insieme a noi, creando ricadute sul territorio.
Lavorare su alcune domande: Il mondo dove sta andando? E PX dove sta andando?
Il diritto come moneta dei poveri deve tornare al centro della costruzione di un riferimento globale e locale di giustizia sociale.
La concentrazione di ricchezza ha infatti fatto saltare questo ordine che faticosamente avevamo costruito e basato anche sui diritti umani e sul diritto internazionale.
La lettura del contesto globale e del come siamo arrivati a questo punto deve diventare l’obiettivo di una formazione e di un accompagnamento personale e collettivo.
Come fermare la catastrofe senza rinunziare alla nonviolenza competente.
All’interno di Pax Christi è necessario aprire un percorso psico-spirituale in modo che le risorse individuali in collaborazione con gli altri/e dia origine ad idee creative per superare le modalità talvolta verticistiche della struttura, ossia passare da una struttura piramidale ad una che potenzi le strutture circolari in cui tutti sono pari ed in questo modo superare il patriarcato che è ancora molto presente nella chiesa secolare. Pax Christi come movimento in cammino, che non vuole lasciare indietro nessuno, può potenziare le esperienze in cui il maschile e il femminile siano paritetiche, in cui le sensibilità femminili abbiano più forza e aiutino sia le donne sia gli uomini e mettere in campo benessere, comunità, apertura alle fragilità e alle forze, risorse creative per un autentico cammino di pace.
La nostra natura come PX dovrebbe essere quella di forza cosciente nella società, investendo sulle parole a rischio, consolidando invece di frammentare, sforzandoci di non essere approssimativi, ma competenti, raccogliendo i fili di una società che non ci sta (vedi scioperi dal basso, lavoratori della Leonardo di Grottaglie che chiedono la possibilità dell’obiezione professionale e l’importanza di una legge che la regoli).
E chiudo con un altro riferimento a don Tonino: non si misura la verità delle scelte dal loro successo. Un vescovo infatti non è un manager. Un profeta non è a sua volta un risolutore di problemi. La profezia non garantisce dei risultati immediati, ma garantisce fedeltà. E la fedeltà, anche quando non cambia subito le strutture, però può cambiare le persone. Restituisce cioè dignità, rompe l’indifferenza, impedisce che la sofferenza diventi invisibile. Questa è la quota della profezia. Perché la profezia non è mai affacciata alla finestra. La profezia si sporca le mani.



