Carla Bellani
Nel gennaio 2026 la coalizione sudanese Somoud – formalmente la Civil Democratic Alliance of Revolutionary Forces – ha avviato un importante tour europeo con l’obiettivo di portare al centro del dibattito internazionale la crisi del suo Paese. Ha fatto tappa a Parigi, presso il Ministero degli Esteri, aBruxelles, presso le istituzioni dell’UE; nei Paesi Bassi, in Germania e Regno Unito, incontrando governi, parlamentari, diplomatici, media e organismi umanitari attivi in Sudan.
Chi è Somoud
Somoud significa “resilienza” in arabo. E’ un’alleanza di forze civili sudanesi e partiti politici che si oppongono alla guerra scoppiata nell’aprile 2023 tra l’esercito regolare (SAF) e le milizie delle Rapid Support Forces (RSF). È guidata dall’ex Primo Ministro Abdalla Hamdok, che è stato a capo del governo civile sudanese durante il periodo di transizione alla caduta di Omar al-Bashir. I diversi attori di Somoud sono una delle principali voci civili anti-guerra: criticano la polarizzazione politica interna, denunciano le gravissime conseguenze umanitarie e partecipano a consultazioni continentali sotto l’egida dell’Unione Africana, per cercare soluzioni diplomatiche alla crisi.
Le richieste di Somoud all’Europa
La guerra in Sudan ha provocato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo con oltre 14 milioni di sfollati, violazioni sistematiche dei diritti umani.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che le atrocità e i crimini commessi nella presa della capitale del Darfur settentrionale (El Fasher) da parte delle (RSF) in ottobre, sistanno ripetendonel Kordofan e la fame acuta si sta ulteriormente diffondendo in altre aree del Paese.
Il capo della delegazione, Hamdok, ha dichiarato che lo scopo della missione in Europa è sensibilizzare i governi sulla gravità della crisi umanitaria e l’urgenza di un cessate il fuoco immediato e verificabile, al fine di proteggere i civili e garantire l’accesso agli aiuti.
Ai responsabili politici ha chiesto un ruolo più attivo dell’UE nella diplomazia per la pace: iniziative politiche e umanitarie per favorire una transizione pacifica e inclusiva nel Paese guidata da forze civili sudanesi. Ha chiesto la punizione dei responsabili degli efferati crimini di guerra compiuti e delle violazioni del diritto umanitario; la fine delle interferenze esterne e del flusso di armi che alimentano il conflitto.
L’Unione Europea, oltre ad aver già espresso un forte appello per il cessate il fuoco, ha sostenuto progetti umanitari in Sudan destinando tra il 2024 e il 2025 oltre 500 milioni di euro in assistenza alle popolazioni più vulnerabili. Inoltre, ha posto una serie di sanzioni contro individui ed entità appartenenti o affiliate sia alle forze SAF che alle RSF.
Ultimamente, anche il Regno Unito ha imposto nuove sanzioni a sei figure chiave di entrambe le parti in lotta e darà priorità al Sudan durante la sua presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a febbraio, spingendo per l’accesso umanitario, la responsabilità e la pressione internazionale per porre fine alla guerra.



