Dichiarazione di Pax Christi International sulla chiamata a una pace Nonviolenta
Bruxelles, 8 gennaio 2026
“ Coraggio! Sono io! Non abbiate paura.” (Mc. 6,50)
L’amore fedele del Signore non cessa mai; le sue misericordie non hanno fine. Si rinnovano ogni mattina: grande è la tua fedeltà. “Il Signore è la mia parte”, dice la mia anima, “perciò in lui spero”. (Lam. 3,22-24)
Nella solennità dell’Epifania, riflettiamo sugli eventi recenti verificatisi in Sud America: nelle prime ore del 3 gennaio 2026, il governo e le forze armate degli Stati Uniti hanno compiuto un’aggressione militare contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Questo atto di interventismo, caratterizzato da attacchi su larga scala contro il territorio e la popolazione civile, costituisce una grave violazione del diritto internazionale e una minaccia diretta alla sovranità di uno Stato.
Un appello alla Nonviolenza radicato nella Fede.
Di fronte a questa situazione, rifiutiamo la paura e ci aggrappiamo a una speranza radicata nella “via di Gesù” — un cammino di Nonviolenza che unisce un rifiuto inequivocabile della violenza con la potenza dell’amore e della verità.
Come ha sottolineato più volte Papa Leone XIV, la pace di Cristo è “disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Questa pace non si ottiene con la conquista o la dominazione, ma attraverso l’invito di Dio a rompere il ciclo della vendetta, delle rappresaglie e dell’escalation. È disarmata, rifiutando la logica della paura, delle minacce e delle armi — la “risposta non violenta” che Gesù ha incarnato, anche quando Pietro e i discepoli la contestavano. È disarmante, un processo attivo attraverso il quale la vulnerabilità dell’operatore di pace invita l’avversario a rinunciare alle proprie armi e supposizioni.
È, come ci ha insegnato Papa Leone durante l’Angelus del 6 gennaio, il “mestiere della pace” che sostituisce “l’industria della guerra”.
La Nonviolenza è più dell’assenza di guerra; è una spiritualità, uno stile di vita e un’etica universale. La Nonviolenza, come antidoto costruttivo, trasforma le radici della violenza diretta, strutturale e culturale. Essa è sempre attiva, mai passiva, e va oltre il pacifismo. Forte di ottanta anni dedicati alla costruzione della pace e alla ricerca della giustizia, Pax Christi è convinta, sulla base della propria esperienza, che la pace debba essere costruita attraverso scelte personali capaci di generare cambiamenti sistemici, ponendo l’accento sulla compassione e sulla dignità di ogni persona.
Ribadiamo la nostra piena solidarietà con il popolo venezuelano, coloro che vivono sul territorio e i più di otto milioni nella diaspora. Ascoltiamo il grido delle vittime delle disuguaglianze strutturali e di chi soffre sotto nuove forme di oppressione e violenza. Crediamo che la vera libertà non possa essere imposta da potenze straniere mosse da interessi geopolitici e corporativi. Essa deve, al contrario, nascere dall’interno di una società civile organizzata, nel rispetto del principio di autodeterminazione di tutte le nazioni.
Ci uniamo alla Chiesa del Venezuela, che da decenni chiede la cessazione di tutte le forme di violenza contro la popolazione, inclusa la violenza strutturale, la repressione e la corruzione. Esigiamo la fine della tortura e di qualsiasi trattamento crudele, inumano o degradante inflitto ai prigionieri politici, la loro liberazione, nonché la cessazione di tutte le pratiche illegali del regime venezuelano. La transizione verso una democrazia piena e completa richiede il rispetto dei diritti umani di tutti i civili e la protezione di coloro che sono oggi le principali vittime sia dell’oppressione interna sia delle azioni esterne che violano il diritto internazionale.
Appello alla comunità internazionale
Le azioni militari degli Stati Uniti sul territorio venezuelano rappresentano un precedente pericoloso che rischia di legittimare ulteriori violazioni da parte di nazioni potenti, gettando
potenzialmente il mondo in un’ingiustizia incontrollata. Invitiamo le Nazioni Unite e l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) a:
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Promuovere la diplomazia multilaterale: rafforzare le istituzioni sovranazionali invece di delegittimarle, avanzando verso un “cammino disarmante della diplomazia”.
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Esigere il rispetto del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti: agire in fretta per garantire l’applicazione dello stato di diritto e della Carta delle Nazioni Unite.
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Sostenere la proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace (2014): rispettare la decisione della regione di essere una Zona di Pace, libera sia dalle ingerenze esterne, sia dalle armi nucleari, sia dal flagello interno del crimine organizzato, compreso il traffico di droga.
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Promuovere il disarmo globale: affrontare la “guerra mondiale progressiva” sostenendo una pace non basata sull’equilibrio delle forze militari, ma sulla fiducia reciproca.
Rivolgiamo un appello alla comunità cattolica internazionale affinché sia “tessitrice di speranza”, come ci invita Papa Leone XIV. Iniziamo quest’anno con il disarmo dei nostri stessi cuori e delle nostre menti.
Mons. Jose Colin Bagaforo – Copresidente Suor Teresia Wamūyū Wachira CJ – Copresidente Martha Inés Romero – Segretaria Generale




