di Michele Giorgio | 14 Gen 2026 |
Nonostante le proteste di massa e le minacce degli Stati Uniti, non ci sono segnali di frattura ai vertici delle istituzioni politiche e dei servizi di sicurezza dell’Iran. A meno che i disordini e le pressioni straniere non inducano defezioni ai vertici, l’establishment iraniano, seppur indebolito, con ogni probabilità resisterà smentendo le previsioni fatte da alcuni analisti nei giorni scorsi.
L’ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema, affronta la quinta rivolta dal 2009, a dimostrazione della coesione dell’esecutivo, nonostante la crisi interna irrisolta e le gravi condizioni economiche dell’Iran che, peraltro, è sempre soggetto a pesanti sanzioni internazionali. L’architettura di sicurezza dell’Iran, fondata sulle Guardie Rivoluzionarie e sulla forza paramilitare Basij, (un milione di persone), rende difficile una rottura interna spiega Vali Nasr, accademico di origine iraniana. “Affinché la pressione interna abbia successo, è necessario che la folla scenda in piazza per un periodo di tempo molto più lungo. E bisogna che si verifichi una disgregazione dello Stato. Alcuni settori dello Stato, e in particolare le forze di sicurezza, dovrebbero disertare”, ha detto Nasr ad una agenzia di stampa. Il “modello Venezuela”, ossia il rapimento di Khamenei attraverso un blitz di forze speciali americane, come è avvenuto con il presidente Nicolas Maduro, appare irrealistico, alla luce delle riconosciute capacità militari di Teheran. L’Iran inoltre è un paese più grande del Venezuela e ha 90 milioni di abitanti. Una ipotetica azione straniera potrebbe frammentarlo lungo linee settarie. E non è detto che ciò rientri negli interessi americani e dei Paesi arabi del Golfo.
Contrariamente a ciò che si ritiene in Occidente, la Repubblica islamica ha istituzioni solide e un elettorato fedele all’impalcatura religiosa del paese. Nei giorni scorsi mentre tanti manifestavano contro Khamenei a causa della crisi economica o per chiedere il rispetto dei diritti umani e civili, tanti altri sono scesi in strada per esprimere sostegno alla Repubblica islamica.
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