Sergio Paronetto
«La Pace sia con tutti voi, la pace di Cristo risorto. Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante». Con queste parole di papa Leone si apre la lunga Nota della Conferenza episcopale italiana, diffusa il 5 dicembre 2025, Educare a una pace disarmata e disarmante. Dopo 27 anni (una Nota analoga è stata pubblicata nel 1998) i vescovi italiani decidono finalmente di scrivere un testo ampio e argomentato (34 pagine) sul tema fondamentale dell’umanità.
Siamo davanti a una bella novità per vari motivi.
In primo luogo la Nota è alternativa al pensiero dominante e alle politiche di riarmo diffuse nel mondo. Essa oppone al preistorico ingannevole motto “se vuoi la pace prepara la guerra” l’invito nonviolento “se vuoi la pace prepara la pace”, quindi: opera per il disarmo, previeni le guerre, gestisci i conflitti, lotta per la giustizia, cura la casa comune, difendi il diritto internazionale.
In secondo luogo, ritiene la nonviolenza la bussola decisiva per «dare corpo alla speranza di pace», per «cambiare rotta», per «rigenerarci come civiltà», ponendola al centro della fede e di un nuovo umanesimo, richiamandosi alla storia di movimenti (circa quindici) e a tanti volti (almeno trenta) della nonviolenza contemporanea.
Tra essi, in terzo luogo, oltre che su Tonino Bello e Luigi Bettazzi, si sofferma molto su papa Francesco che diventa punto di non ritorno del magistero ecclesiale che Leone intende sviluppare.
In quarto luogo, la Nota concepisce l’educazione alla pace come «centrale per l’esistenza secondo il Vangelo», «determinante», «trasformatrice», «inderogabile», «testata d’angolo delle scelte pastorali ed educative», «via maestra per rispondere alla chiamata di Gesù», «istanza urgente, che esige il coinvolgimento sinergico di una pluralità di soggetti».
In quinto luogo non è generica ma chiama a un impegno concreto fatto di percorsi, di iniziative, di progetti accompagnati sempre da preghiera, dall’eucaristia, dal dialogo ecumenico e interreligioso. Tra le proposte, il disarmo nucleare, una formazione critica, un servizio civile obbligatorio, la smilitarizzazione dei cappellani militari, un’economia disarmata (obiezione bancaria e professionale).
Le parole ricorrenti della Nota, oltre a Gesù Cristo, sono responsabilità e coraggio, testimonianza e cura, riconciliazione e perdono, politica e diritto, speranza e sogno, ecumenismo e umanità. Occorre leggerla e diffonderla. Quasi nessuno ne parla perché risulta dirompente verso la logica riarmista dominante che sta addormentando e anestetizzando troppe persone anche nella Chiesa cattolica e nelle Chiese cristiane.



