Mariella Tapella, rivisto da Pio Castagna e Lucia De Sanctis
Questa riflessione tocca molti aspetti attuali, infatti rilevo che il pronunciamento di questo Papa è in continuità con quello di Papa Francesco e in particolare sul concetto di periferia. Tant’è vero che vedere la realtà dalla periferia, la si percepisce con un’altra ottica, mettendo in rilievo l’importanza delle 3 T: “terra, tetto e lavoro” considerati, anche da Papa Leone XIV, come diritti sacri, come principi fondamentali della giustizia sociale, come un Vangelo in azione e per i quali vale la pena lottare.
Questo mi sembra una spiritualità della vita molto importante ed attuale, considerando la situazione che si vive a livello non solo di El Salvador, ma mondiale dove i difensori dei diritti umani sono ingiustamente arrestati per aver manifestato contro lo sfratto di terreni, per l’estrattivismo o per un turismo di sfruttamento.
Ribadire che sono diritti sacri, secondo me significa una condanna del sistema capitalista che monetizza tutto, dando così priorità al mercato a discapito della persona e dei popoli. Anche Papa Leone XIV ribadisce la priorità di affrontare la questione delle migrazioni e della crisi climatica, oltre a condannare le diverse forme di idolatria del potere, del corpo come culto del benessere fisico, delle droghe sintetiche che provocano morte tra i poveri soprattutto negli USA dove, a suo dire, devono essere condannati non solo i trafficanti di tali droghe, ma anche le industrie farmaceutiche che, operando senza etica, pensano solamente ad aumentare i loro profitti.
Purtroppo stiamo assistendo ad un momento politico in cui l’estrema destra mondiale non prende in nessuna considerazione i poveri e le loro organizzazioni come i sindacati, mentre le istituzioni statali che avrebbero dovuto essere garanti del bene comune, non solo non sono al servizio dello stesso, anzi adottano politiche in contrasto delle classi sociali. In questo vuoto etico, i Movimenti Popolari sono l’antidoto contro tale indifferenza strutturale, perché lottano assieme ad altre persone di buona volontà.
I cristiani sono chiamati a colmare questo vuoto, mettendo in marcia processi di giustizia e solidarietà, accompagnati dalla Chiesa che con il suo Magistero, cerca di avviare nuovi cammini, nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desidero comune di giustizia, amore e pace.
Credo che Papa Leone XIV abbia ascoltato il “GRIDO DELLA TERRA, GRIDO DEI POVERI” attraverso la voce di Guadalupe Sosa, portavoce dei Movimenti Popolari quando gli stessi sono stati incontrati l’ottobre scorso nell’apposita udienza.
Volendo commentare il suindicato incontro mi sembra che quella di Papa Leone XIV sia una Chiesa che ascolta, dialogante, che tende ponti e che vuole camminare assieme ai Movimenti Popolari che sono espressione delle “periferie”. E’ questo modo di essere Chiesa, a partire da queste periferie ossia dagli ultimi che potrà essere possibile fermare l’indifferenza e la mancanza di amore, perché impegnata ad ascoltare gli esclusi e gli scartati. A mio avviso così si rafforza il loro vincolo con la Chiesa, riconoscendo il valore politico dell’Amore e della solidarietà che trasforma la realtà dell’anti Regno che si vive.
A tale proposito mi ritorna come “eco” il discorso fatto a Lovanio (Belgio) il 2/2/1979 da San Romero sull’ apporto fede-politica. In quella occasione tra l’altro Mons. Romero affermò che “I poveri sono coloro che ci dicono che cos’è la -polis -, la città, e che cosa significhi, per la Chiesa, vivere realmente nel mondo.”
Una Chiesa che, riconoscendo il profetismo dei Movimenti Popolari che lottano per la giustizia con e per amore in forma nonviolenta, scarta l’assistenzialismo e le nuove forme di populismo proposte dall’estrema destra.
Una Chiesa che si fa prossimo-samaritana, missionaria che sa riconoscere la presenza del Dio della vita nei piccoli e che perciò dà speranza. Così possiamo dire che non solo un altro mondo è possibile, ma anche un’altra Chiesa è possibile.
Tutto ciò potrebbe sembrare un’utopia? Ma Edoardo Galeano che cosa diceva a tal proposito? Che pur camminando non si raggiungerà l’orizzonte utopico, ma se non si cammina, quell’orizzonte sarà sempre più lontano.
Sulla COP30
Non si può dire così delle conclusioni della COP30 svoltasi in Brasile a Belém do Para. Se il Papa Leone XIV ha dato una valenza molto importante, addirittura profetica ai Movimenti Popolari, la maggioranza dei dirigenti dei Paesi hanno dato priorità ai profitti e non alla persona.
Anche se la presidenza brasiliana è riuscita a dare un tocco umanistico, riconoscendo i diritti dei popoli indigeni e l’importanza dell’Amazzonia, mettendo in evidenza il delitto ecologico come conseguenza della devastazione della natura che ha portato ad un aumento spropositato dell’enorme emissione di CO2. Nonostante tutto ciò la COP 30 si è conclusa così come tutte le altre COP, ossia con belle dichiarazioni di principio ma di fatto lasciando le cose come stanno e rimandando ancora una volta i provvedimenti urgenti per la salvaguardia di questo pianeta.
Infatti il risultato è stato di un testo finale che ha fallito nei due punti essenziali per l’ecologia integrale. Però c’è sempre “speranza” nonostante che i Movimenti indigeni non siano stati coinvolti nelle decisioni.
E questa speranza è data dall’alternativa della Conferenza di Santa Marta in Colombia, convocata per APRILE 2026, capeggiata da Colombia, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi il cui proposito è chiaro: approvare un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, per aprire così un cammino di transizione giusta e superare gli ostacoli della Convenzione quadro della ONU sui cambiamenti climatici. Santa Marta potrebbe convertirsi in uno scaccomatto per coloro che si ostinano a mantenere i combustibili fossili.
Come ci ricorda Papa Francesco nella Laudate Deum: “quando le istanze mondiali falliscono, interviene la società civile…”.
Rimane però una sfida: “finanziare scelte coraggiose”
Infatti non basta firmare l’immediato stop dei combustibili fossili, ma si devono adottare politiche volte al finanziamento di quei Paesi che sono sbilanciati sul piano degli stessi, come per la Colombia, affinché le economie non collassino.
Se Belém do Para è stata la COP della coscienza, perché si è svolta nel cuore della selva amazzonica, Santa Marta potrebbe diventare la Conferenza della coerenza.
Può costituire l’opportunità di dimostrare che, sebbene la diplomazia globale avanzi lentamente, la volontà politica di una maggioranza organizzata, può accelerare la storia ed avvicinarsi alla conversione ecologica integrale di cui il mondo ha bisogno.
Concludo ricordando ciò che dice Papa Francesco:
“riconfigurare il multilateralismo climatico che emerge dal basso” (Laudate Deum 37-40)
Perciò: dal silenzio di Belém alla speranza di Santa Marta.



