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CEI. Un documento inaspettato. E scomodo.

“Educare a una pace disarmata e disarmante”

Un documento inaspettato. E scomodo. Che diversi politici cattolici hanno preferito non commentare mentre altri hanno cercato di ridurre al rango dell’eterno dilemma tra fede e politica. “ È una questione vecchia come la storia della Chiesa”, ha detto Pier Ferdinando Casini (PD) aggiungendo “ Non siamo preti, ma laici”. Gli ha fatto eco Maurizio Gasparri (Forza Italia) “Che altro dovrebbe dire la Cei? Ognuno fa il suo mestiere”. Il punto è proprio questo. La Nota pastorale della Conferenza Episcopale italiana dal titolo “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata dall’Assemblea generale ad Assisi lo scorso 19 novembre, chiede alla politica di “fare il suo mestiere”.

“Se la pace nella giustizia è affidata agli esseri umani, essa è soprattutto primo compito della politica”, si legge nell’introduzione. Ai vescovi non sfugge la complessità della situazione attuale che vede riproporsi “ un’atroce centralità della guerra, anche in aree a noi prossime, come l’Europa dell’Est e il Mediterraneo”. E sono consapevoli che “ è cresciuto il livello di conflittualità tra le grandi potenze del pianeta, facendo persino balenare talvolta il rischio di escalation nucleare”.

Ma “ la radicalità dell’annuncio evangelico va presa sul serio”: “ la chiamata a essere operatori di pace deve farsi storia e vita delle comunità”. È proprio sulle proposte di tipo politico che i vescovi mostrano chiara radicalità. “ Le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”, ammoniscono. Riguardo alla produzione e al commercio di armi chiedono “ un rinnovato impegno internazionale per il controllo degli armamenti” da promuovere anche a livello di Unione Europea”. Ma soprattutto rilanciano l’obiezione di coscienza e il servizio civile per una difesa non militare: “ Un servizio civile obbligatorio per ogni giovane, come momento che accompagna la maturità politica della maggiore età con quella civile e morale”. Di più: la Cei evoca anche l’obiezione bancaria per indicare il disinvestimento dai quei soggetti finanziari coinvolti nelle dinamiche di guerra e l’obiezione professionale come “ gesto di chi rifiuta di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi”. Non manca l’impegno a rivedere il tema dei cappellani militari per “ prospettare forme di presenza meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare”. Insomma per i vescovi italiani la pace deve essere “ disarmata e disarmante”. Anche, anzi soprattutto, per chi opera in politica.

( Giorgio Beretta, analista Osservatorio permanente Armi Leggere e le politiche di sicurezza e difesa, La voce del popolo, Brescia- 10 dic 2025: Disarmante e disarmata – La Voce del Popolo)