Adriana Salafia
Sono passati dieci anni dalla pubblicazione della Laudato sì, e mai avremmo pensato di celebrarla senza papa Francesco!
Abbiamo accolto la sua proposta di ecologia integrale, ci siamo lasciati interpellare dalle sue provocazioni, stiamo raccogliendo tanti frutti di grazia e di bellezza. La Laudato Sì’ ha segnato una svolta nel modo in cui la Chiesa guarda al creato, alla giustizia e al futuro dell’umanità. In questo tempo, abbiamo percorso cammini nuovi, aperto prospettive inedite e piantato semi di speranza nelle nostre comunità.
La Laudato si’ ci ha fatto riscoprire la bellezza della “casa comune” e la responsabilità che abbiamo nei suoi confronti. Ci ha insegnato che tutto è connesso, che non esiste una crisi ambientale separata da una crisi sociale, e che la cura del creato è inseparabile dalla cura dei poveri, dei fragili, degli esclusi.
Come ricorda il Papa: «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS, 139).
Ma è stato aperto anche un nuovo spazio nel dibattito pubblico e politico facendo uscire il tema ecologico dall’angolo in cui era confinato per diventare questione sociale e anche di governo.
Con Francesco la natura ha smesso di essere oggetto di appropriazione per divenire bene comune dal quale “mettere giù le mani”. Chi fingeva di non vedere ha dovuto fare i conti con l’enciclica LS e il suo linguaggio schietto che ha smascherato i modi di fare della finanza, della tecnocrazia, delle speculazioni energetiche che perpetuano con astuzia il modello estrattivo di sempre.
In questi anni, molte comunità hanno avviato percorsi concreti: parrocchie che scelgono l’energia rinnovabile, scuole che educano alla sostenibilità, diocesi che inseriscono l’ecologia integrale nei propri piani pastorali, diocesi che scelgono di disinvestire dai combustibili fossili. Abbiamo visto crescere reti di animatori Laudato sì’, Campagne per la sobrietà e l’equità, momenti di preghiera e azione condivisi tra credenti e non credenti.
Forse il frutto più prezioso è stato il cambiamento interiore: la conversione ecologica, che ci invita non solo a “fare qualcosa”, ma a cambiare rotta, a vivere in modo nuovo, più sobrio, più grato, più consapevole del legame che ci unisce a tutte le creature.
«La consapevolezza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini» (LS, 209).
La Laudato sì ha anche piantato semi di generatività: ha suscitato nuove forme di pastorale ecologica, nuovi linguaggi per l’evangelizzazione, nuove alleanze tra scienza, fede e società civile. Ha generato riflessione teologica, percorsi formativi, iniziative interreligiose e intergenerazionali. Ha offerto uno stile di presenza cristiana nel mondo fondato sulla cura, sull’ascolto e sulla fraternità.
L’enciclica non è solo una memoria, il testamento teologico e spirituale di papa Francesco, è una chiamata all’azione, un orizzonte.
Ci invita a guardare avanti con occhi lucidi e cuore aperto.
“L’urgenza della sfida ambientale ci invita a una profonda conversione interiore” (LS, 217).
Ci provoca a pensare in grande, a superare la logica dello sfruttamento per abbracciare quella della custodia. Ci chiama a una “sinodalità ecologica”, dove ogni voce, anche quella della Terra, viene ascoltata.
E ci ricorda che evangelizzare oggi significa anche prendersi cura del creato, perché nel volto della Terra ferita risplende il grido di Dio che chiama a conversione. Certo nella nostra Chiesa forse non è stata del tutto compresa e chissà quanto tempo ancora ci vorrà ma l’incontro con la Laudato Sì’ ha trasformato il nostro modo di vivere la fede. Ci ha aiutati a connettere la spiritualità con la concretezza delle scelte quotidiane: il cibo che consumiamo, l’energia che utilizziamo, la cura delle relazioni, il rispetto per ciò che ci circonda. Abbiamo scoperto che ogni gesto, anche il più semplice, può essere preghiera, se compiuto con consapevolezza e gratitudine.
Nel mondo, e in Italia, ci sono gruppi e realtà che vivono l’ecologia integrale come testimonianza evangelica. È commovente vedere come, a partire da contesti diversi: parrocchie, cooperative, scuole, famiglie, le parole del Papa abbiano generato fermento, innovazione e comunione. Abbiamo imparato che prendersi cura del creato non è un impegno “in più”, ma è parte essenziale della vocazione cristiana.
In un mondo che spesso corre e consuma, la Laudato sì ci insegna a rallentare, contemplare, custodire.
Perciò, l’eredità della Laudato Sì’, dovrà camminare sulle gambe di tutte e tutti noi affinché possa diventare prassi di una pastorale dell’Ecologia Integrale.



