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Padre Gianni Manco dall’Amazzonia

Carissimi lettori di Verba Volant, shalom!

Vi scrivo dalla “porta dell’Amazzonia”, Belem del Para’, dove in questi giorni si svolge la COP 30, la XXX conferenza delle parti dell’Onu, che vede la partecipazione dei capi di stato, ministri, funzionari, ma anche delle Chiese, associazioni, movimenti popolari, contadini, caboclos, riberinhos,  che vogliono sentirsi rappresentati sul tema del cambiamenti climatici a partire da una visione dal basso e con il concorso dei popoli originari, quì presenti con i loro rappresentanti.  Noi missionari vogliamo dare il nostro contributo affinché l’annuncio, la testimonianza e l’inculturazione del Vangelo avvengano all’insegna della lettura dei segni dei tempi e in profonda comunione con le Chiese locali sparse per tutti i nove paesi dell’America Latina. E’ la prima COP che vede l’ampia partecipazione popolare e il concorso delle rappresentanze dei popoli indigeni che, più degli altri, soffrono le conseguenze di un modello socioeconomico estrattivista e depredatore che sta’ letteralmente sbancando i loro territori, appropriandosi attraverso il “ land grabbing” dei loro territori e  costringendoli ad inurbarsi nelle periferie povere delle grandi e caotiche città brasiliane già con seri problemi con le cosiddette “ favelas”. 

Papa Francesco aveva visto chiaro quando, prima con la Laudato si e poi con l’esortazione postsinodale Laudate Deum al n. 5,  aveva detto : ” Per quanto si cerchi di negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli, i segni del cambiamento climatico sono lì, sempre più evidenti. Nessuno può ignorare che negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni estremi, frequenti periodi di caldo anomalo, siccità e altri lamenti della terra che sono solo alcune espressioni tangibili di una malattia silenziosa che colpisce tutti noi..”. Quì a Belem non c’é negazionismo che tenga perché ormai non c’é più tempo per tentare di scendere per i prossimi dieci anni al di sotto dei 2 gradi celsius come nell’era preindustriale. Scienziati, climatologi, ecologi, chiese ecumeniche, popoli originari, rappresentanti dei 196 paesi riuniti dall’ONU, hanno voluto dare un segnale chiaro a questa COP che dovrà andare più avanti della conferenza di Parigi (2015) abbassando le emissioni di CO2 e adottando strategie fattive nella cancellazione dell’uso dei combustibili fossili. Il presidente Lula sembra orientato a guidare un movimento del cosiddetto sud globale( global south) che attraverso il multilateralismo dal basso faccia sentire all’umanità la voce di quanti sono silenziati da un Occidente in preda al riarmo e a guerre che pensavamo terminate nel secolo XX.

Il Brasile dovrà dare l’esempio sulla dismissione della trivellazione del petrolio nel bacino del rio delle amazzoni, ma allo stesso tempo richiama i paesi del nord del mondo a fare ammenda sull’enorme quantità di inquinamento e sul debito estero finanziario che strozza letteralmente i paesi poveri. L’aveva detto chiaramente papa Francesco nel messaggio per la giornata mondiale per la pace di quest’anno “ Perdona i nostri debiti come noi perdoniamo agli altri, dove si invitava a superare un certo paternalismo buonista per rimettere in questione il sistema economico neoliberista che sta’ assumendo caratteristiche predatorie soprattutto per le cosiddette terre rare. Certamente al presidente Trump non interessa il narcotraffico del Venezuela, che pure esiste, ma il petrolio e i ricchi giacimenti minerari di questa terra!     Questo lo sanno bene le Chiese dell’Amazzonia che attraverso la REPAM( rete panamazzonica) e la CEAMA (conferenze delle Chiese amazzoniche) da ormai più di un decennio e ancora prima del Sinodo dell’Amazzonia( 2019) hanno cominciato a lavorare per unire, coscientizzare, formare, accompagnare processi di ecologia integrale e di valorizzazione delle cosmovisioni aborigene, poi ripresi nei quattro sogni dell’esortazione di papa Francesco, Querida Amazonia.  La giustizia climatica e’ giustizia sociale, una ferita nella carne dell’umanità” ha ribadito il nunzio apostolico in Brasile mons. Giambattista Diquattro.

Amare il Signore é amare la sua creazione e ascoltare il grido dei poveri, parafrasando papa Francesco e l’enciclica ” Dilexit te” dell’attuale pontefice. I rappresentanti dei 167 paesi  meno gli Stati Uniti di Trump hanno detto che da questa COP 30 si dovrà uscire con l’ abbassamento delle emissioni di CO2 al di sotto del 1.5 preindustriale. Se non ci fossero state durante gli anni le conferenze della parti oggi saremmo a discutere sui 4 gradi celsius e questo sarebbe stato deleterio per l’umanità. Vorrei ricordare che nel mese di luglio di quest’anno le conferenze episcopali dei paesi del cosiddetto Sud globale hanno emanato un documento sulla ” giustizia climatica” che criticava tutti quei procedimenti riformisti che non tenevano in considerazione l’apporto dei popoli indigeni  e si presentavano ancora una volta come una soluzione del solito capitalismo finanziario cui non interessa veramente la vita e la dignità delle persone e dei popoli. Il cardinale Jaime Spengler, presidente della CNBB e del Celam,  ha evidenziato come attualmente si stiano spendendo milioni di dollari per il riarmo e non si sia data la dovuta attenzione alla Casa comune e i suoi popoli indigeni. ” La pace, ha detto, e’ minacciata per l’avarizia delle materie prime, ma la soluzione non verrà dalla finanziarizzazione dell’economia, ma dalla conversione ecologica e dallo stile di vita dei popoli originari che propongono il ” buen vivir” come paradigma di un modello giusto, armonico e sostenibile. Sintomatica é la presa di posizione di alcuni giornali locali e commenti nelle reti sociali che hanno fatto passare la giusta rivendicazione di parola alla COP 30 come azione violenta, criminalizzando chi di queste terre é il legittimo proprietario.

Da questa COP 30 bisogna uscire con proposte fattive che prendano in considerazione la proposta della ministra brasiliana dell’ambiente, Marina Silva, che propone una graduale dismissione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, argomento però che non ha trovato ampio appoggio da parte delle lobbies industriali del petrolio che proprio in Amazzonia hanno trovato l’eldorado!  Il discorso da statista del presidente Lula ha rilanciato il tema del multilateralismo dal basso che a partire dagli stati del sud globale dovrebbe mettere in discussione il modello turbocapitalista finanziario che favorisce solo alcune elites del nord del mondo. Forte é stata la denuncia profetica del cardinale Ambongo presente al Simposio sull’ecologia integrale che ha detto che ” l’Africa non é povera, ma impoverita e saccheggiata dall’Occidente”, in questo richiamando le reprimende profetiche di papa Francesco durante la sua visita apostolica nella repubblica del Congo, parlando a proposito dei ” diamanti insanguinati e del coltan con il sangue dei poveri”. “Dobbiamo mettere la cura della vita al centro delle nostre decisioni. Non possiamo scendere a compromessi con quella che viene definita la cultura della morte. Siamo tutti chiamati a essere semi di speranza, per un futuro nuovo”, ha affermato il card. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) e presidente del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (Celam). “Se si vuole veramente promuovere la comprensione tra i popoli e si desidera la pace, è necessario prendersi cura della terra, del creato ed educare a questo”, ha aggiunto, citando Papa Leone XIV.

Il card. Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão (India) e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), ha presentato la dichiarazione congiunta delle Chiese del Sud del mondo come “un quadro etico e spirituale per la crisi climatica”. Dall’Asia si è insistito sul fatto che fenomeni come l’innalzamento del livello del mare, la scomparsa dei ghiacciai e l’aumento delle ondate di calore rendono milioni di persone vittime dirette di ingiustizie climatiche che richiedono una risposta urgente. Sulla stessa linea, il card. Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica democratica del Congo) e presidente del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Secam), ha denunciato: “L’Africa non è una miniera d’oro da saccheggiare”, avvertendo che l’attuale modello economico, basato sull’estrazione e l’appropriazione di minerali strategici, aggrava la povertà, genera conflitti e spinge i giovani alla migrazione forzata. Gli interventi dei rappresentanti delle chiese del Sud del mondo hanno concordato sulla necessità di un cambiamento di sistema che metta al centro l’essere umano e il bene comune.  Nel simposio, cui ho partecipato con i vescovi della CNBB, si é dato ampio spazio anche alle chiese dell’Oceania, dell’Europa e del sudest asiatico. Isole che “stanno affondando” e comunità che perdono il loro modo di vivere: è questa l’allarmante realtà delle isole del Pacifico, appartenenti prevalentemente all’Oceania. Lo ha denunciato mons. Ryan Jiménez, arcivescovo di Hagătña (isola di Guam) e presidente della Conferenza dei vescovi del Pacifico, oltre che vicepresidente della Federazione delle conferenze dei vescovi dell’Oceania. “Stiamo affondando”, il grido di allarme, di fronte all’insufficienza delle risposte internazionali.

Il card. Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), ha affermato che il continente “affronta anche sfide ecologiche e sociali” aggravate dalla guerra in Ucraina, che “ha provocato un aumento assurdo del costo dell’energia e una crescita della povertà”. Nella successiva conferenza stampa, tenuta congiuntamente dal card. Spengler e dal card. Leonardo Steiner, arcivescovo di Manaus e presidente della regione Nord 1 della Cnbb ( che sarà il mio vescovo a Manaus) , corrispondente alla maggior parte del territorio amazzonico, si è fatto riferimento alla drammatica situazione che si vive in un’Amazzonia continuamente depredata: “È un momento cruciale per la storia del Brasile e dell’Amazzonia. La terra sta morendo dissanguata”. “La Chiesa non rimarrà in silenzio”, ha aggiunto il card. Steiner, in riferimento ai ripetuti progetti di legge per rendere l’enorme foresta sempre più sfruttabile dal punto di vista economico. Come missionari che raccolgono l’eredità spirituale di papa Francesco dobbiamo fare ogni sforzo affinché le nostre pratiche pastorali e missionarie siano profondamente incarnate dentro scenari ecologici, inculturati, inclusivi delle identità dei popoli originari di fronte al sistema globalizzante e neopopulista che li vorrebbe come simpatici pupazzetti folclorici. Raccogliamo e custodiamo le testimonianze di molti nostri confratelli che in Asia e in America Latina hanno dato la vita per difesa della vita abbondante dei più esclusi dal sistema neoliberale.

Mi vengono alla mente e al cuore due confratelli pimini, padre Angelo Gianola e padre Fausto Tentorio, che con la loro vita di missionari dalla parte dei poveri,  hanno dimostrato che il Vangelo vissuto può portare alla persecuzione, ma non può strapparci dall’amore di Cristo venuto per dare la vita in abbondanza, soprattutto dei più piccoli e fragili. Il Signore dia a ciascuno di noi lo Spirito di saggezza e forza per cercare di vivere tutto ciò nella Chiesa e nel mondo che in questo momento preciso della storia ha bisogno di testimoni credibili. La pace passa anche dalla custodia della creazione perché tutto é connesso e lo shalom biblico cui aspiriamo ha le basi in un’umanità di giustizia, verità, libertà e amore (Pin terris).  In settembre, come siamo soliti fare noi missionari del Pime,  ho ricevuto per la seconda volta il Crocifisso dalle mani del cardinale Domenico Battaglia che mi ha detto, parafrasando un’espressione di dom Helder Camara, che lui aveva incontrato quando era seminarista : ” Lasciati evangelizzare dai poveri”. E’ quello che mi sono proposto sin dal primo momento che ho messo piede nel bioma amazzonico e che insieme a tutti voi della Pax Christi Italia mi sforzerò di realizzare sulle orme dei nostri don Tonino e don Bettazzi che pregano dal cielo!  Buon lavoro a tutti e che ” o Deus da vida e dos pobres”( G. Gutierrez), ci guidi in questo arduo, ma affascinante cammino!