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LO SGUARDO DELLE DONNE SULLE GUERRE :UCRAINA, GAZA, SUDAN

(Una riflessione di Savino Pezzotta, del punto pace Pax Christi di Bergamo)

Non so se capita a tutti se, osservando le immagini trasmesse dai mass media, si percepisce come le donne che vivono in contesti di guerra – in Ucraina, a Gaza e nel Sudan – guardino il conflitto con occhi diversi da quelli degli uomini.

Lo sguardo femminile non è mai neutro né distante. Nei volti delle giornaliste, delle madri, delle sopravvissute e delle attiviste che appaiono nei media, si riflette un modo altro di comprendere la violenza: non come spettacolo, ma come ferita collettiva. Le parole e le immagini delle donne raccontano la guerra dal basso, dal punto di vista di chi la subisce e non di chi la comanda. È uno sguardo che sposta il centro della narrazione: non più la strategia militare o la retorica della vittoria, ma la vulnerabilità, la perdita, la resilienza.

In Ucraina, le corrispondenti e le fotografe mostrano la vita quotidiana interrotta, le madri nei rifugi, le insegnanti che continuano a educare i bambini sotto le bombe. Il loro racconto fa emergere una resistenza silenziosa, fatta di gesti minuti e di speranza, ma anche la precarietà di un futuro che rischia di dissolversi nel rumore delle armi.

A Gaza, le immagini delle donne palestinesi restituiscono la tragedia di chi deve scegliere tra fuggire e restare, tra proteggere i figli e cercare acqua o pane. Il loro sguardo denuncia la disumanizzazione che ogni guerra produce: la riduzione dei corpi a numeri, la cancellazione delle storie individuali, l’oblio che segue la distruzione.

In Sudan, dove il conflitto rimane ai margini dell’attenzione internazionale, le donne diventano testimoni invisibili e protagoniste di una resistenza quotidiana. Attraverso i social, i video e le testimonianze dirette, esse rivelano l’intreccio di guerre dimenticate e speranze tenaci, la forza di chi continua a tenere insieme famiglie e comunità mentre tutto intorno crolla.

Ciò che accomuna questi sguardi è la capacità di restituire la complessità umana della guerra. Le donne non parlano solo di dolore, ma di sopravvivenza, di solidarietà, di una pace che nasce dalla cura reciproca e dal rifiuto della violenza. In un mondo che spesso racconta la guerra come necessità o destino, il loro punto di vista ci ricorda che ogni conflitto ha un costo umano incalcolabile e che la pace, per essere autentica, deve fondarsi sulla giustizia e sulla memoria delle vittime.

Lo sguardo delle donne, dunque, non è soltanto un modo diverso di raccontare la guerra: è un atto di resistenza morale e politica. Ci invita a guardare ciò che preferiremmo ignorare, a dare voce a chi la storia tende a zittire. Attraverso i loro occhi, la guerra cessa di essere un titolo di giornale e torna a essere ciò che realmente è: una ferita aperta nel corpo del mondo, che può guarire solo con la pace, la compassione e la verità. (Savino Pezzotta)