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In El Salvador, Bukele incarna la figura del secolo XXI: LO STATO SONO IO

Mariella Tapella da El Salvador, rivisto da Pio Castagna e Lucia De Sanctis

Infatti, concentra i tre poteri, mette in carcere i dirigenti politici oppositori prevalentemente del FMLN, trasforma il cristianesimo liberatore in forma idolatrica funzionale alla cultura militare, neoliberale, patriarcale e fascista, adottando la teoria amico – nemico, perseguitando i difensori dei diritti umani e della Madre Terra e abolendo il linguaggio inclusivo. Bukele promette sicurezza in cambio della libertà ossia per raggiungere il progresso economico e sociale, i cittadini devono rinunciare ai loro diritti umani, conquistati con il sangue di tutti coloro che si sono opposti ai regimi oppressivi. 

Questa narrativa è sostenuta da un ampio apparato mediatico che privilegia l’aspetto emotivo e che provoca un cortocircuito nell’analisi razionale e il senso critico della persona. Questo è abbinato ad un deterioramento dell’educazione che vede come finalità lo stimolare ed accettare nella maggioranza delle persone la mediocrità, la banalità e la menzogna spacciate come verità. In tal modo si fomentano notizie false con la complicità dei social; infatti la macchina mediatica di Bukele punta su una governabilità emotiva. Non gli importa la democrazia, nonché il rispetto delle Istituzioni e della Costituzione. Ciò che conta per lui è il perpetuare il suo potere, con leggi fatte ad personam per mantenere la concentrazione e il controllo del potere stesso. Questo e avvenuto il 31 luglio 2025.  L’Assemblea Legislativa, infatti, contravvenendo alla Costituzione approva una legge che permette la rielezione di Bukele a tempo indefinito, con l’aggravante di prolungare di un anno, ossia da 5 a 6 anni, il mandato presidenziale. El Salvador ritorna al passato, ad un passato di concentrazione assoluta del potere in mani di clan famigliari e di corruzione nelle istituzioni pubbliche, facendo ripiombare El Salvador negli anni più bui della dittatura degli anni 80, quasi che la storia da quel momento in poi non fosse mai andata avanti. 

Bukele e Trump condividono la stessa ideologia e tra loro esiste una alleanza di convenienza, tanto è vero che Trump vuole eliminare gli immigrati privi di documenti. Per questo Trump ha finanziato la costruzione di un mega carcere che possa accogliere i cosiddetti “terroristi” in El Salvador. Ma questi terroristi sono solo povera gente sprovvista di documenti di identità, innocenti e principalmente, non a caso, di origine venezuelana.  Per tutto ciò El Salvador rappresenta una via strumentale conveniente per gli Usa.  

La Conferenza Episcopale di El Salvador, nella Carta Pastorale del 29 di maggio 2025 fa una dichiarazione molto netta facendosi ispirare dal riferimento di Gv 1,23: “Una voce che, con speranza grida nel deserto” Infatti la stessa così si pronuncia: “Chiediamo ai nostri governanti di non costruire in questa nazione un grande carcere internazionale” e che si deroghi sullo stato di eccezione, sulla legge relativa all´attività minenaria e così via.  Anche in questo caso Bukele non ascolta nessuno. 

El Salvador: un laboratorio – vivaio biotech politico? 

El Salvador non è un caso isolato, ma un prototipo di laboratorio biotech politico che esporta il suo modello in America Latina come in Argentina, Ecuador, Perù. Come dicono alcuni analisti politici, è parte di un esperimento dei partiti di estrema destra globale che vede come mentore il presidente degli USA Donald Trump. 

Gli algoritmi non conoscono frontiere e neppure i manuali di propaganda emotiva. 

Questo dimostra che si può camuffare l’innovazione attraverso il riciclaggio delle peggiori forme di potere. A tal proposito Umberto Eco diceva: “il fascismo moderno non grida, sussurra”.

L’aspetto più nefasto di tale esperimento è la capacità di convertire le sue vittime in complici. Settori impoveriti difendono con entusiasmo il regime che li opprime in cambio di una promessa di ottenere l’ordine sociale. Le persone preferiscono una patetica menzogna alla verità, in modo che la gente attacca i difensori dei diritti umani, accusandoli di essere “traditori” e di difendere le gang condividendo ciò che dice chi governa. 

Il regime dittatoriale salvadoregno non solo concentra il potere, ma converte le vittime della sua politica in difensori del loro tiranno. Tutto ciò si ottiene con un controllo sociale che unisce tecnologia, neuromarketing e narrativa polarizzante. 

Questo regime non solo opprime ma divide secondo la nefasta logica “divide et impera”, incitando la società a ribellarsi contro se stessa, con il risultato di una società dove “il lupo” non è solo il regime, ma purtroppo i propri cittadini-sudditi che, resi fanatici ed esaltati dalla propaganda ufficiale, divengono i detrattori di chi difende i loro diritti. La strategia è semplice ma efficace. Si cattura l’attenzione della popolazione con messaggi che esaltano il “caudillo” come un salvatore, di conseguenza demonizzando i difensori dei diritti umani e della Casa Comune, oltre agli oppositori politici e ai giornalisti che denunciano la corruzione degli apparati statali, additandoli come nemici del progresso.

Messaggi che sfruttano strumentalizzando l’aspetto emotivo e non riflessivo. In questo caso non si governa con le leggi, ma con le emozioni. Non si persuade con la ragione, ma con la paura e le promesse preconfezionate.

La verità non importa, importa solo che sembri verità. 

Di fronte a questo scenario noi cosa possiamo fare?  

Approfondire la riflessione critica della realtà e stimolare sempre più la solidarietà sociale. San Romero diceva: “la Bibbia non basta! Non possiamo separare  la parola di Dio dalla realtà storica” Tanto è vero che Dio parla nei fatti della storia personale, comunitaria e planetaria. 

Come cristiani dobbiamo allora decifrare “I segni dei tempi”. Cioè unire la vita con la Bibbia e la fede con la politica.  

  1. Analizzare le cause delle diseguaglianze sociali, del regime di eccezione imposto da marzo del 2022, della repressione smisurata, della legge estrattivista, della concentrazione del potere, della approvazione della rielezione a tempo indeterminato del Presidente approvata il 31 di luglio 2025 in contrasto con la Costituzione politica salvadoregna, di affittare parte del mega carcere per ricevere su ordine di Trump i deportati soprattutto venezuelani nella maggioranza migranti.
  2. Chiedersi chi beneficia di tutto ciò? Ovviamente non la maggioranza della popolazione, ma un piccolo gruppo del clan di Bukele

Alcuni settori della popolazione incominciano a prendere consapevolezza e si i chiedono se il “progresso” a scapito della libertà sia un prezzo giusto o una illusione.

Come dice Don Pedro Casaldaliga” (Cardinale brasiliano): “E’ tardi però albeggia” per cui, se insistiamo un poco, a noi spetterà il compito di capire i “segni dei tempi”, stando sempre dalla parte delle vittime e dei crocifissi della storia. “Essere fermento nella massa” (Lc.13, 20-21; Mt.13, 33) organizzarsi per continuare: seminando, sperando, resistendo e amando  

Senza resistenza non c’è speranza 

Resiste chi spera  Dobbiamo  essere Pellegrini della SPERANZA