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Punto Pace di Vicenza: Sull’Italia-America Friendship Festival. Non è amicizia, è occupazione

don Maurizio Mazzetto

  1. Poiché siamo fratelli, possiamo essere amici e, forse, compagni. Noi non abbiamo nemici. Nemmeno “gli americani”, né neppure “i soldati americani”, né i soldati in genere, sono nostri nemici. Semmai sono i nostri avversari. Non i nostri nemici.
  2. Siamo anche noi, sì, per un Festival: un Festival dell’amicizia, con tutti i popoli, con tutti i Paesi. Poiché noi non facciamo affidamento alle armi, ma alla parola. Al dialogo. Al confronto. Se ci avessero invitato a questo Festival, avremmo detto le nostre ragioni, avremmo esposto le nostre motivazioni, avremmo manifestato le nostre preoccupazioni. E le nostre proposte. Poiché noi non ci confrontiamo con le armi in mano. Anche quando si crede che le armi servano, esse non portano a nulla di buono. Non è con il mezzo sbagliato che si raggiunge il fine giusto. “Resistenza è anche abbandonare la violenza” ha detto qualcuno (nel film, recente, “Tutto quello che resta di te”).
  3. L’amicizia – che qui, con questo Festival che contestiamo, si vorrebbe decantare – passa sempre attraverso la verità e l’uguaglianza. Dove è la menzogna (e le armi e le guerre ne sono i principali veicoli), dove è il dominio (scambiato per protezione), lì essa non c’è. E se non c’è l’amicizia, non c’è la Pace. L’amicizia vera. La Pace vera.
  4. Questa Base militare statunitense – insieme alle altre sparse nel nostro territorio – è il segno più evidente del motivo per cui gli statunitensi – così dovremmo chiamarli; non “gli americani” – sono a Vicenza. Sono qui per proteggerci, si dice. Per difenderci. Noi non abbiamo bisogno di alcuna protezione fatta con le armi. Tanto meno con le armi nucleari, di cui questa Base Dal Molin/Del Din – come ho già avuto modo di dire nelle precedenti “Camminate di pace” – è a servizio con la sua 173a Brigata Aviotrasportata, detta “Punta di diamante”!
  5. Non ci interessano, perciò, i legami politici e militari del nostro Paese con gli Stati Uniti d’America. Dal punto di vista di chi li sostiene, questo Festival è comprensibilissimo, opportuno e giusto. Noi abbiamo un’altra Cultura Politica. Noi indichiamo e proponiamo altri valori e altre pratiche di difesa. Crediamo nella Nonviolenza attiva, vale a dire nella Risoluzione nonviolenta dei conflitti, nella Composizione pacifica delle controversie. Non nell’annientamento reciproco.
  6. Per questo siamo qui, stasera. Per dire che non siamo nemici di alcuno. Per dire che non accettiamo la militarizzazione, che entra perfino nelle Scuole, non accettiamo il riarmo crescente, non accettiamo la morte del dialogo e, in definitiva, della vera Politica. Al posto di allontanarsene, al posto di ripudiare la guerra, come afferma la nostra Costituzione, questa Base militare la mantiene e la prepara.

Per questo ci sentiamo in sintonia, ancora una volta, con tutti gli obiettori di coscienza e i nonviolenti sparsi nel mondo, in particolare oggi con coloro che sono in Russia, in Ucraina, in Israele, in Palestina. Con loro, e con tutte le realtà sociali e istituzionali che ci credono, intendiamo operare per una Politica nonviolenta che faccia uscire l’umanità da questa fossa nella quale sembra intenzionata a seppellirsi sempre di più.

Amici della Pace, Compagni per la Pace, Fratelli nella Pace, buon Cammino!”