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Francesca Albanese a Catania

Una numerosa folla di circa tremila persone si è riunita a Catania in Piazza Federico di Svevia l’8 agosto scorso per accogliere Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato.

In questa occasione è stato presentato il suo libro “Quando il mondo dorme”, che narra la storia di dieci persone che hanno accompagnato Francesca a comprendere storia, presente e futuro della Palestina.

Intervistata dalla giornalista Laura Silvia Battaglia, la consulente delle Nazioni Unite ha lucidamente analizzato il drammatico scenario presente oggi nella Striscia di Gaza, senza trascurare la sempre più pesante oppressione israeliana in Cisgiordania.

E’ ormai difficile trovare i termini adatti per descrivere l’immane tragedia che si svolge a Gaza: genocidio, disumanità, crimini di guerra, crudeltà, pulizia etnica, strage di civili inermi compresi vecchi, donne e bambini, carestia, fame come strumento di guerra, assassinio intenzionale di giornalisti e operatori sanitari, fine del diritto internazionale…

A proposito del termine “genocidio”, la relatrice ha precisato che siamo ormai molto al di là del “rischio di genocidio” paventato dalla Corte Internazionale di Giustizia già nel lontano gennaio 2024.

Numerosi altri temi Francesca ha posto all’attenzione dell’uditorio con argomentazioni stringenti. E’ necessario innanzitutto decostruire la narrazione israeliana di quanto sta accadendo in Palestina. E’ infatti molto diffuso un indottrinamento della causa israeliana, che rovescia le parti tra vittime (Israele) e colpevoli (Palestinesi/Hamas). Viene così stravolto il modo di intendere il conflitto, motivato da Israele come necessità di autodifesa.

Inoltre, mentre i riflettori sono puntati su Gaza, poco si parla della Cisgiordania, dove invece è in corso una escalation, anche violenta, dell’invasione/annessione illegale di sempre maggiori porzioni del territorio palestinese da parte dei coloni israeliani, apertamente appoggiati dall’esercito. A questo proposito la relatrice non ha mancato di citare “Operazione Colomba” (un ramo della Comunità papa Giovanni XXIII), che con i suoi volontari esercita un’efficace azione di interposizione pacifica tra gli aggressivi coloni israeliani da un lato, e le comunità dei villaggi palestinesi che hanno scelto la nonviolenza, dall’altro.

Il concetto di “antisemitismo” è stato poi totalmente strumentalizzato, estendendolo a qualunque critica allo stato ebraico. Viceversa, è ovvio che criticare le azioni del governo di Tel Aviv non significa affatto essere antisemita.

E’ palese un disegno di annientamento dell’identità palestinese, che viene ad essere sostituita da quella israeliana. Aspetti culturali palestinesi (persino cibi, spezie) diventano israeliani.

Lo stesso concetto corrente di Hamas come organizzazione terroristica (e basta) è fuorviante. Più correttamente, Hamas è una formazione politica con un braccio armato. La relatrice ha ricordato che le elezioni palestinesi vinte da Hamas nel 2006 furono definite da osservatori internazionali come le più democratiche mai svolte in Palestina.

Infine, Francesca ha illustrato quella che ha chiamato “economia di occupazione” messa in atto dal governo israeliano, che nella sua strategia non potrebbe fare a meno delle organizzazioni e istituzioni “private”. E così, università israeliane, attività di ricerca, banche, investimenti internazionali, agiscono tutti come “facilitatori”, senza la cui complicità il governo israeliano non potrebbe attuare i suoi programmi di occupazione.

Calorosi applausi da parte di una vasta platea hanno testimoniato grande solidarietà a Francesca Albanese, che, come è noto, per le sue franche e obiettive analisi “senza peli sulla lingua” in favore dei diritti di un popolo troppo a lungo vessato, è stata oggetto nei mesi passati di insulti e intimidazioni.

Vincenzo Pezzino, Punto pace Pax Christi di Catania

P.S. Proprio il rapporto sull’economia di guerra è stato causa delle gravissime discriminazioni e minacce di cui Francesca Albanese oggi è vittima, nel silenzio assordante di tutti i media italiani.