Antonio de Lellis, coordinatore nazionale
La 111a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che papa Francesco ha voluto far coincidere con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario, ci offre l’occasione di riflettere sul nesso tra speranza, migrazione e missione.
E’ un documento molto bello, ma privo di riferimenti al proibizionismo migratorio.
Perché come Pax Christi ce ne dovremmo occupare?
Perché guerra e immigrazione sono strettamente legati. È guerra all’umanità anche quella che viene combattuta per impedire la libera circolazione degli esseri umani. Da una parte, la guerra all’ecosistema, la guerra del debito, la guerra guerreggiata creano, per centinaia di milioni di persone, condizioni di vita insostenibili, al punto che un numero crescente di uomini e di donne decide di emigrare e di lasciare la propria terra. Dall’altra parte, gli strumenti utilizzati per respingere i/le migranti sono gli stessi che si usano nella guerra combattuta contro il nemico esterno:
– con sistemi d’arma sempre più sofisticati per il controllo delle frontiere;
– con “Paesi gendarme” ai confini del mondo ricco che, in cambio di denaro, respingono o bloccano i/le migranti, traendo il massimo profitto dal “proibizionismo migratorio”, anche attraverso la prigionia prima, e il trasporto in Occidente di migranti dopo, reso illegale dalle normative dei Paesi di destinazione.
Contro il nemico interno:
– con una repressione che passa dal lasciare pochissimi spiragli per la presenza “regolare” sul territorio;
– prevedendo sempre minori opportunità di integrazione nel tessuto sociale ed economico;
– prevedendo prigione e deportazione forzata per chi non soggiace alle ferree regole di rinnovo del permesso di soggiorno.
Ne traggo comunque i passaggi per me più significativi:
I migranti e i rifugiati ricordano alla Chiesa la sua dimensione pellegrina, perennemente protesa verso il raggiungimento della patria definitiva, sostenuta da una speranza che è virtù teologale. Ogni volta che la Chiesa cede alla tentazione di “sedentarizzazione” e smette di essere civitas peregrina – popolo di Dio pellegrinante verso la patria, essa smette di essere “nel mondo” e diventa “del mondo” .
In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre quello che i nostri occhi possono vedere e che dona loro la forza di sfidare la morte nelle diverse rotte migratorie contemporanee.
La loro presenza va allora riconosciuta ed apprezzata come una vera benedizione divina, un’occasione per aprirsi alla grazia di Dio che dona nuova energia e speranza alla sua Chiesa: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli”»
Messaggio del Santo Padre
“Migranti, missionari di speranza”
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/07/25/0517/00927.html#mess



