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A quando un pronunciamento solenne, radicale, degli episcopati europei contro le armi atomiche, utile a favorire una mobilitazione ampia e costante del popolo di Dio?

(pubblichiamo la lettera che Sergio Paronetto di Pax Christi, già vice presidente del movimento, ha inviato al quotidiano ” Avvenire” in occasione dell’ottantesimo anniversario dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki)

Caro direttore, in occasione dell’ottantesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki, alcuni (tra i quali “Avvenire”) hanno ben ragionato sul fallimento e sui rischi della “deterrenza nucleare” (o della “sicurezza attraverso il terrore”). La presenza di arsenali nucleari, infatti, alza il livello generale degli scontri, non impedisce l’intensificarsi di guerre convenzionali o ibride, la corsa al riarmo o l’adozione di sistemi autonomi letali che si affiancano all’armamento nucleare, aumentando la possibilità di un’escalation finale, magari derivante da errori o episodi incontrollabili.

A smascherare la deterrenza nucleare come falso mito hanno contribuito tante persone di vario orientamento, da Albert Einstein agli scienziati premi Nobel, da Luther King a Thomas Merton, da Aldo Capitini a Gino Strada, da Primo Mazzolari a Giorgio La Pira, da Ernesto Balducci a Luigi Bettazzi, da Giovanni XXIII a Tonino Bello, da papa Francesco (proviamo a rileggere i suoi interventi del febbraio 2019 in Giappone!) a Leone XIV, che ammonisce sulla “illusoria  sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione” (6 agosto) e rilancia “lo spirito di Helsinki” (30 luglio). Importante è l’azione quasi sconosciuta di associazioni come Ican, Senzatomica, Rete pace disarmo, Movimento Nonviolento, Pax Christi, Coalizione Assisi pace giusta, sindaci per la pace, realtà ecumeniche e interreligiose.

Anche questa è storia (la nostra storia profonda), che va conosciuta da tutti con una rinnovata comunicazione e studiata con programmi adeguati a partire, magari, dal prossimo anno scolastico.

Ebbene, questa passione etica e civile, radicata nella realistica profezia della nonviolenza camminante sul lapiriano “crinale apocalittico della storia”, ha bisogno di diventare mobilitazione politica, di radicarsi nel coraggioso “amore politico” proposto dalla Fratelli tutti (2020). Occorre alzare la voce per difendere la vita e la famiglia umana. Tutelare la madre terra e il creato intero. Promuovere un disarmo graduale e globale. Esercitare una robusta diplomazia che può partire dalle città. Aprire ponti con i parlamentari europei e italiani. Salvare l’ONU riformandola. Favorire i tentativi di non proliferazione e la messa al bando delle armi nucleari (trattato ONU del 2017). Sostenere l’appello di “Italia ripensaci” e quello delle associazioni cattoliche contro il nucleare. Denuclearizzare le aree più calde dei conflitti e i territori a noi vicini (come Ghedi e Aviano che ospitano testate nucleari). Avverto l’urgenza di affermare nel concreto la differenza della fede nei confronti della pace “come la dà il mondo” (Gv 14, 27). Il disarmo nucleare è l’obiettivo più grande, condivisibile, universale.

A quando un pronunciamento solenne, radicale, degli episcopati europei contro le armi atomiche, utile a favorire una mobilitazione ampia e costante del popolo di Dio? Sta per uscire la “Nuova Carta ecumenica europea” che prevede cinquantasei azioni per la pace, la giustizia e la cura della casa comune. Forse è il momento di pensare anche a un “Concilio delle chiese cristiane per la pace”, prefigurato sia dal luterano Bonhoeffer nel 1934 che dal cattolico Metzger nel 1939. (Sergio Paronetto)