Sergio Paronetto
Dentro quest’epoca di conflitti armati e di propaganda bellica, della diffusione di religioni snaturate, imbevute di violenza, si stanno affermando nazionalismi aggressivi, populismi etno-religiosi, suprematismi ammantati di sacralità. Troppi capi politici, che usano la religione a fini di potere, si presentano (e sono accolti) come “uomini della provvidenza”, come salvatori della civiltà, o, come suggeriva Tonino Bello in una preghiera rivolta a Oscar Romero, come “aspiranti al ruolo di Dio”.
Avverto un forte bisogno di laicità globale, poliedrica. Occorre rifiutare non solo qualunque uso politico della religione ma, soprattutto, l’orribile bestemmia della guerra santa, religiosa o metafisica, avanzata da esponenti di tutte le fedi al punto di domandarci se esista ancora l’ecumenismo, se le religioni abbiano senso per l’opinione pubblica mondiale. Insomma, torna prepotente il dio degli eserciti! L’idolo della guerra! Molti uomini politici o capi di stato chiedono che dio benedica le proprie truppe e le faccia vincere. Anche intellettuali famosi, cosiddetti “laici” e “progressisti”, sono preda di un pensiero unico bellicista (o futurista), della preistorica logica del nemico alle porte (o in casa propria), dell’idea (distopica) di guerra naturale e salvatrice. l problema riguarda tutte le culture e le religioni. Per la credibilità di ogni fede è decisivo operare una radicale desacralizzazione della guerra, demitizzare il mito della forza e ogni ideologia sacrificale. Nell’ambito della fede cristiana, la prospettiva laica può emergere come teologia disarmata e disarmante, come shalom biblico, come la vita di Gesù Cristo laico, anticlericale, umanamente divino. In ambito ecclesiale, la testimonianza della chiesa come “casa della pace” (Leone XIV alla CEI) può diventare seme e segno di nuova umanità, comunione delle differenze. L’ecumenismo, allora, potrà essere solo operativo, solidale, conviviale, pacificatore, interreligioso, planetario. Si può ricalcare le orme di quanto hanno fatto in Sud Africa le chiese cristiane nell’abbattere il regime dell’apartheid. Ci può guidare, al riguardo, il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato negli Emirati arabi ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019. Perché non esiste ancora una presa di posizione interreligiosa comune a difesa del popolo palestinese e dei popoli colpiti dalle guerre? Sta per uscire la nuova Carta ecumenica europea. Perché non attuare la grande idea risalente al protestante Dietrich Bonhoeffer nel 1934 e al cattolico Max Josef Metzger nel 1939: quella di un Concilio delle chiese cristiane per “osare” la pace? (se ne è parlato anche al Congresso di Pax Christi ad Assisi).
Oggi il cantiere del Sinodo (le Tracce per la fase attuativa del sinodo 2025-2028 invocano uno “slancio ecumenico”) può aiutarci a testimoniare un modo laico e mistico, politico e spirituale, credibile e alternativo, di credere e di abitare il mondo.



