Antonio de Lellis, coordinatore nazionale
Nel suo “Pentalogo della speranza” don Tonino Bello amava sottolineare l’importanza delle coordinate spazio/temporali per orientarsi come movimenti per la pace disarmata e disarmante, e da questa metodologia che vorrei partire e tratteggiare una ipotesi di percorso per Pax Christi nei prossimi quattro anni.
Innanzitutto, seguire le ricche indicazioni del congresso di Assisi, soprattutto sul coraggio e la profezia della nonviolenza, sui ruoli di responsabilità per le donne ed infine sulla valorizzazione di percorsi per giovani.
Il tutto in uno stile sinodale e collegiale, facendo partecipare tutte e tutti.
“Il sistema guerra e il terzo conflitto mondiale”
Pax Christi vive in un’epoca caratterizzata da una situazione in continuo movimento e da un conflitto mondiale incipiente esteso e non più solo a pezzi.
I principali aspetti negativi che denotano il momento storico sono:
- Il genocidio ormai chiaro e inequivocabile su Gaza e sui territori occupati;
- l’entrata degli USA con Trump rende espliciti i disegni che da anni sottostanno al colonialismo di insediamento israeliano ovvero i popoli autoctoni devono sparire, le rivolte e la resistenza non sono ammesse, il modello capitalista è il migliore (Gaza beach);
- il Medio Oriente ri-diventa in parte territorio di conquista;
- Israele, con i suoi attacchi anche in Iran, sta generando un clima da terza guerra mondiale e rappresenta un vero pericolo per l’umanità;
- il piano europeo Re-Arm da 800 miliardi che apre definitivamente ad una economia di guerra e la nuova posizione isolata della UE schiacciata tra Russia e Usa;
- l’inasprimento della guerra commerciale dei dazi in atto già da tempo, come tassello ulteriore della guerra capitalistica;
- L’UE, come entità economica e politica, già fortemente ridimensionata, deve scomparire secondo la nuova visione del governo attuale degli USA.
Gli aspetti positivi, per tutte le persone di buona volontà, sono l’aver avuto in dono Papa Francesco che ci ha lasciato un ampliamento ricchissimo del pensiero sociale. Inoltre, in controtendenza all’escalation militare, rilevantissimo appare il documento con cui Ocalan e il PKK hanno dichiarato unilateralmente la fine della lotta armata.
Le sole dichiarazioni del suo successore, Papa Leone XIV, lasciano sperare per un magistero ispirato alla pace disarmata e disarmante. È un programma che attende una attuazione sia da parte del Chiesa cattolica che da parte dei cristiani. L’eccessiva prudenza della chiesa cattolica, per esempio nei pronunciamenti sui conflitti in atto, che era stata superata da Francesco, potrebbe caratterizzare nuovamente l’attuale pontificato.
Lo scenario in Occidente è caratterizzato dai seguenti aspetti:
- anche chi è contro le armi e la guerra vive un senso di attesa e impotenza;
- il fronte anti-guerra è diviso e disorganizzato;
- la volontà di armarsi e di confronto armato è ormai legittimata;
- il mancato sostegno chiaro e inequivocabile da parte dell’occidente al popolo palestinese;
- la mancata denuncia di Israele e della sua guerra di sterminio, soprattutto da parte dell’Europa;
- l’assenza di sanzioni, nei confronti di Israele, l’assenza di qualunque blocco della fornitura di armi o del boicottaggio economico o della rottura delle relazioni diplomatiche;
- lo sdoganamento dell’ipotesi criminale di disperdere il popolo palestinese reo di ribellarsi e di resistere;
- il pericolo attuale è la progressiva “israelizzazione” della società;
- si è passati da un rispetto dei trattati, delle regole e degli organismi internazionali, vedi Corte penale internazionale, Corte di giustizia internazionale e ONU, ad un loro progressivo discredito;
- le risorse per il riarmo sottratte ai diritti;
- l’ambiente e la riconversione ecologica che vanno in secondo piano.
Il quadro che ne emerge è che “La Guerra è un sistema” che si presenta nei suoi molteplici aspetti:
- guerra all’ambiente; guerra ai migranti, all’umanità fragile e sofferente che protesta e resiste; spese per il riarmo e nuovi sistemi d’arma; neoprotezionismo; colonialismo d’insediamento; finanziarizzazione bellica; militarizzazione delle menti; violenza di genere; mercificazione del lavoro e violenza giovanile.
Altro elemento caratterizzante del momento storico è che le guerre economiche e finanziarie fanno da apripista ai conflitti armati. L’Occidente sta cercando di imporre la perduta supremazia economica attraverso la presunta supremazia militare. A questo tentativo si contrappongono in termini altrettanto bellicisti una manciata di grandi potenze. Il risultato è un caos conflittuale, senza vincitori univoci né stabili che sta determinando una probabile lunga era della non pace.
Non si può tralasciare l’Ucraina e il trattamento shock che ha subito.
Siamo entrati nella trade-war (guerra commerciale) che si va ad aggiungere alla shock war economy (una economia della catastrofe di guerra) condotta in modo magistrale in Ucraina. L’opinione pubblica occidentale dall’inizio del conflitto è stata bombardata di notizie dal fronte di guerra. Mentre si è molto discusso del sostegno occidentale in termini militari, poco e nulla è stato detto di come l’assetto interno dell’Ucraina sia stato plasmato dalla “assistenza” euro-atlantica in direzione di un esperimento neoliberista veramente estremo. Le conseguenze per l’Ucraina di questo duplice attacco, neoliberismo estremo, da una parte, e occupazione russa, condannabile sotto ogni profilo, sono state, da un punto di vista politico-economico:
- debito pubblico estero galoppante;
- spoliazione delle sue risorse;
- una caduta verticale dell’economia nazionale;
- distruzione di importanti infrastrutture;
- Il governo sopravvive solo grazie ai fondi occidentali;
- senza sovranità, non può opporsi alle pressanti richieste dei propri interessati protettori;
- Il più probabile candidato al ruolo di Stato-fantoccio semicoloniale;
- spinto a combattere contro il nemico russo secondo i piani di Usa/NATO, per essere eventualmente abbandonato a sé stesso quando la prospettiva strategica euro-atlantica non ne veda più l’utilità.
Si presentano in maniera sempre più chiara processi caratterizzati da “Democrazie versus Plutocrazie”. E segnatamente Il ciclone Trump e la decadenza dell’impero USA. Anche il tema delle plutocrazie e del “ciclone” Trump è centrale. Tra gli investitori e gli analisti finanziari europei c’è chi invita a guardare al vero anello debole degli Usa in questa fase storica, ovvero la necessità di rifinanziare continuamente l’enorme debito pubblico. E la Cina sta seguendo un piano “geopolitico” di riduzione del finanziamento del debito Usa che va avanti da almeno un decennio.
____________________________________________________________________________________________
Chi siamo, cosa saremo, che possiamo fare e come
Ecco perché di fronte a questo scenario di “sistema guerra” che caratterizza “l’era della non pace” occorre ricordarsi chi siamo, cosa saremo, che possiamo fare e come.
Siamo prima di tutto cristiani e per noi Dio opera per la pace e la riconciliazione.
Saremo Beati se opereremo per la pace e per la giustizia (cfr Mt 5).
Possiamo essere operatori di pace e di giustizia solo come operatori nella nonviolenza.
Chi opera la nonviolenza, da qualunque parte provenga, è nostro compagno di viaggio.
Per questo motivo, grazie alla nonviolenza, possiamo incontrare, ad intra e ad extra, persone che aderiscono e seguono questo cammino con noi verso la liberazione dalla violenza personale e collettiva.
Essere movimento, tra i movimenti per la pace, attraverso la nonviolenza, significa per noi, assumere lo stile di Cristo, di Francesco d’Assisi, Celestino V, Giovanni XXIII, Paolo VI, Francesco, Primo Mazzolari, Lorenzo Milani, Luigi Di Liegro, Dietrich Bonhoeffer, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Thomas Merton, Oscar Romero, Charles de Foucauld, Madre Teresa di Calcutta, Edith Stein, Chiara Lubich, Franz Jägerstätter, Carlo Maria Martini, Tonino Bello, Luigi Bettazzi, Romano Guardini. Per gli altri “diversamente credenti” significa assumere lo stile dei grandi maestri della nonviolenza come Martin Luther King, Gandhi, Nelson Mandela, Alexander Langer, Albert Einstein, Doroty Day, Leymah Gbowee, Nadia Murad.
Gli obiettivi del movimento di Pax Christi possono essere quelli di contribuire a:
- de-colonizzare la terra e la mente;
- decostruire la retorica della sicurezza;
- vivere la politica con il nuovo paradigma della pace disarmata;
- mobilitarsi in convergenza per cambiare;
- rifondare l’economia;
- costruire nuovi rapporti internazionali.
Il movimento deve continuare a impegnarsi per il cambiamento delle strutture ecclesiali cattoliche ad Intra e per una spiritualità della pace che richiede un movimento di espansione, un andare oltre, un’arte del vivere incompiuto ed in particolare:
- una conversione ad una mentalità nonviolenta;
- uno studio diffuso del pensiero sociale della Chiesa;
- prendere le distanze da una economia che uccide e convertirsi ad una economia per la vita, un’economia di pace.
Il linguaggio. I due binari da seguire siano caratterizzati da Parresia e Profezia, se la correttezza nel linguaggio ci allontana dal dire ciò che abbiamo nel cuore e nella mente e ci allontana dall’indicare strade nuove che migliorino la comprensione del Vangelo, dobbiamo essere liberi, profeti e in questo senso, non temere una momentanea e apparente scorrettezza.
Essere consapevoli di seguire il mondo laddove questo vive concretamente i valori del Vangelo. In questi contesti in cui la difesa e la promozione della dignità umana sono al centro, lì c’è Cristo e lì deve essere la Chiesa, non per seguire le mode del mondo, ma per seguire Cristo che è laddove due o più persone sono unite nel suo nome. Il nome di Cristo è l’amore, la pace, la lotta alle mentalità che preservano una tradizione incapace di prendersi cura della dignità umana.
Le strutture ecclesiali ed anche il nostro movimento devono essere luoghi:
- del conflitto senza divisioni;
- del confronto senza reticenze;
- della riflessione senza finzioni.
Chiunque cerca la verità, la giustizia e la pace dovrebbe sentirsi a casa propria nella Chiesa, e in Pax Christi, e questo avverrà quando le strutture ecclesiali si apriranno al mondo perché il mondo è nelle case, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei giovani.
____________________________________________________________________________________________
Aspetti concreti del programma
Vorrei che gli auspici si tramutassero nei verbi del dover fare e per questo non uso il condizionale, più corretto, ma più adatto ad un popolo di spettatori piuttosto che di missionari della pace, quali spero potremmo essere.
Le indicazioni che seguono, sono in gran parte già condivise con il consiglio nazionale, formato da persone preparate, volenterose e giovani dentro, con i coordinatori di area, che svolgono un compito delicato, fondamentale per il coordinamento nazionale e di raccordo con la base, e con il presidente, gioviale e lungimirante, che sta guidando il movimento in acque tempestose.
Dobbiamo dotarci di un Sistema di comunicazione interna ed esterna sempre più snello e tempestivo, mettendo mano al sito e utilizzando gli appropriati canali dei social.
Gli ambiti ai quali dobbiamo continuare a dare un impulso sono quelli:
- del dialogo con le Associazioni Cattoliche, ed in particolare negli interventi formativi in Agesci;
- degli incontri di spiritualità per il pregare comunitario attraverso Dodici raccolti;
- della Rete Italiana per il Disarmo (RIPD);
- del Centro Studi economico sociali per la pace;
- dei corsi (Ban the bomb);
- dei laboratori sulla nonviolenza
- dei corsi di innovazione sociale per la pace;
- della Rete Sinodale che a breve potrebbe approvare il documento finale;
- del movimento Laudato sì.
Le campagne da sostenere con coraggio sono:
- Ponti e non muri;
- Fari di pace con Weapon Watch;
- Disarmo;
- Cambiare Rotta e Giubileo del debito;
- Verona 2024;
- Banche armate;
- Stop Rearm Europe con molti movimenti sociali;
- tutte le forme di obiezione nonviolenta compreso quella fiscale resa molto difficile, ma non impossibile.
In particolare, si devono rafforzare i rapporti con il movimento internazionale e con le sezioni Europee di Pax Christi.
Dare tutto l’aiuto possibile per divulgare Mosaico di pace che rappresenta la realtà comunicativa più ricca e più nota all’esterno.
Affrontare in modo nuovo i temi dell’Africa e de-colonialismo, della Spiritualità della pace, dell’Educazione alla pace, delle scuole militarizzate e di educazione ai conflitti.
Un particolare sforzo deve essere profuso per avvicinare i/le giovani attraverso, ad esempio, scuole di formazione, solo per giovani, e di spazi riflessione dedicati ai temi a loro cari, nella speranza di avviare un passaggio generazionale, che rappresenta la sfida più difficile che i movimenti per la pace hanno dinanzi.
Quando non ci sarà più bisogno di un movimento cattolico per la pace, allora potremmo dire di aver raggiunto finalmente il nostro obiettivo, ma perché ciò accada occorre sentirsi non più funzionali, anche se antagonisti, ad un sistema di guerra: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (cfr Gv. 12,24).
“Infatti, la pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato”, così affermava Papa Francesco, nel suo ultimo messaggio per la giornata mondiale della pace.
Quindi un movimento cattolico che non si riconosca solo come anti-guerra, ma che nel frattempo costruisca e custodisca un nuovo mondo.
Le forze necessarie non sono mai abbastanza, ma il vero miracolo è nella condivisione dei talenti e nell’azione dello Spirito Santo che richiede apertura mentale e coraggio.
Per questo chiedo a tutte/i di camminare insieme senza timori e nella consapevolezza che chi ci ha preceduto non ci farà mancare l’aiuto.



