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A Gaza muoiono  l’Umanità ed il Diritto dei popoli

Norberto Julini, Referente della Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi

Perché scriviamo? Per servire la verità e farne strumento di pace.

Scrivo perché voglio gridare lo sdegno e l’angoscia di assistere allo strazio di umanità in corso a Gaza dove le tecniche crudeli del genocidio in corso ed on line sui cellulari che teniamo in tasca hanno raggiunto livelli inimmaginabili: ultima la “trappola per topi” dei centri di distribuzione di cibo usati come esca per sparare ed uccidere gli affamati che si accalcano per afferrare cibo di stentata sopravvivenza.  A questo si aggiunge ora l’ennesimo atto proditorio dell’aggressione allo stato sovrano dell’Iran in spregio al diritto internazionale, compiuto allo scopo di rimuovere l’immane tragedia di Gaza dalle prime pagine dei giornali e dal tavolo di alcuni stati europei che sembravano timidamente affacciare l’idea di sanzionare Israele e di riconoscere lo stato di Palestina.

Ma questo grido silenzioso d’insopportabile dolore siamo in molti a lanciarlo ed a sentirne il rimbombo nelle nostre teste ed il peso sulle nostre coscienze.

Se laverità è, come si sa, la prima vittima di ogni guerra, da lei dobbiamo ricominciare per aiutare a fare pace.

Noi che scriviamo possiamo solo usare le parole generate dai nostri pensieri, ricordando il monito del Talmud: “Stai attento alle tue parole, perché diventeranno le tue azioni”.

Papa Leone ci invita ad usare parole “disarmate e disarmanti” ed il Santo Padre Francesco ha fatto in tempo a lasciarci il messaggio per la giornata delle Comunicazioni sociali del 2025:” Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cfr 1Pt 3,15-16) “C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo”, scriveva papa Francesco ai giornalisti.

 “La verità vi farà liberi. Fake news e giornalismo di pace” era il titolo del Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali già del 2018 con cui il Papa denunciava lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti. Ed invitava alla ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il loro superamento; invitava ad apprendere come leggere e valutare il contesto insegnando a non essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione, ma attori del suo svelamento.  Insomma, dobbiamo liberarci dalla falsità e praticare una comunicazione di pace, ostile alle falsità, fatta da persone per le persone, specialmente a quelle che non hanno strumenti culturali per distinguere il vero dal falso e per comprendere come si può uscire dalla menzogna mediatica in cui siamo costretti.

Ora la prima cosa da fare è chiamare le cose con il loro nome e dire con verità che Israele sta perseguendo con mezzi illeciti la pulizia etnica di Gaza e della Cisgiordania rendendo quei territori invivibili e cacciandone gli abitanti, prima restringendoli in spazi sempre più ristretti e poi procedendo alla loro decimazione, in attesa della deportazione in altri stati arabi che per ora resistono all’idea di aprire le loro frontiere a milioni di profughi. Tutto questo giustificando il crimine come attuazione di una “promessa divina” di prendersi la terra di Palestina, sottraendola con la violenza ai suoi legittimi abitanti.

Basterebbe mettere in ordine cronologico il succedersi dei fatti che attestano il procedere inesausto del progetto di colonialismo d’insediamento, iniziato ben prima della fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Basterebbe mettere in ordine cronologico le decine di risoluzioni ONU che imponevano allo stato ebraico di restituire il bottino di guerra e di attenersi alle regole che darebbero ad Israele la legittimità a stare fra le nazioni civili.

Se vogliamo avvicinare la “riconciliazione” fra i popoli di Palestina dobbiamo fare “verità”.

Su questo binomio il vescovo sudafricano Desmond Tutu ed il presidente Nelson Mandela provarono a portare fuori il Sudafrica dal regime di apartheid che durava de decenni e che la Comunità internazionale sanzionava severamente.

Niente di tutto questo sta avvenendo in Israele /Palestina dove i sionisti agiscono a man salva ed impune nel compiere la carneficina in atto.

Tocca a noi denunciare le violazioni dei diritti ed incoraggiare i decisori politici dei governi, ciascuno per la sua parte, ad uscire dalla paralisi mentale che li fa ciechi e sordi e ne fa degli ipocriti che, mentre tiepidamente invitano Israele a non esagerare in atrocità, continuano imperterriti a fornire le armi che permettono la continuazione degli eccidi.

L’Italia è tuttora la quarta nazione fornitrice di armi ad Israele e lo scorso 8 giugno ha tacitamente rinnovato il memorandum di collaborazione militare con quello stato, quando il giorno precedente furono almeno 300.000 persone a Roma a dimostrare per sospendere ogni attività con Israele e sanzionare le violazioni delle norme internazionali e riconoscere lo Stato di Palestina, contro la negazione del riconoscimento dei palestinesi come popolo portatore di diritti e dignità umana incancellabili.

Non si pensi che quanto accade su quella sponda del mare Mediterraneo sia cosa loro e non nostra: le stesse acque che lambiscono le loro e le nostre terre ci ricordano che abbiamo una storia comune ed un comune destino. Non illudiamoci di essere al riparo dai danni incalcolabili di quegli eventi tragici. Abbiamo già perduto il Diritto e ci stiamo consegnando ad un mondo dove al più forte è lecita ogni cosa, poi seguirà la regressione delle nostre democrazie a nazionalismi contrapposti ed ostili che si apprestano al riarmo e pensano alle guerre che seguiranno. Non è questo un ineluttabile esito, tocca a ciascuno di noi fare la propria parte di cittadino attivo e responsabile.

Noi cristiani stiamo vivendo l’anno giubilare che ci vuole “pellegrini di Speranza”, una virtù travisata, malcompresa, scambiata per rassegnazione ed attesa di novità che deleghiamo ad altri di predisporre per noi.  Questa rinuncia alla nostra personale responsabilità non ci sarà perdonata.

Siamo noi protagonisti dei tempi che vogliamo vivere. “Noi siano i tempi “, scriveva Sant ‘Agostino, padre spirituale di papa Leone.  E’ tempo di agire con consapevolezza informata, con coraggio morale e con azioni d’iniziativa popolare senza stancarci di ripetere parole di verità, le uniche che, in quanto tali, sono davvero “disarmate e disarmanti”.