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Comunicato stampa del punto Pace Pax Christi di Napoli

“Se esco in aperta campagna, ecco le vittime della spada; se entro nella città, ecco chi muore di fame. (…) Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!” (Ger. 14, 18-19)

Perdonaci, Signore, se troppo poco abbiamo fatto finora e la nostra voce, anche di Chiesa, è stata troppo flebile di fronte al crescente sterminio in atto a Gaza.

Ma ora basta.

Le case sono ormai un cumulo di rovine. Decine e decine di migliaia di vittime sono accertate, senza contare gli innumerevoli morti rimasti sotto le macerie. Si contano 16.000 bambini uccisi insieme a donne e cittadini inermi. La popolazione è ridotta allo stremo per la fame. Scuole ed ospedali, anche pediatrici, sono stati bombardati. Sedi dell’ONU sono state distrutte. Il diritto internazionale è stato calpestato. Cittadini stranieri intenzionati a portare una testimonianza di pace sono stati sequestrati nelle acque internazionali o fuori di Israele per essere rimpatriati o arrestati. Giornalisti, medici, infermieri e operatori di organizzazioni umanitarie sono stati ammazzati o impediti nello svolgere il loro ruolo di cura e di verità.

E se dietro farisaiche parole di circostanza avvertiamo tutto il peso dell’ignavia, della superficialità, dell’incapacità o, molto peggio, della connivenza dei potenti della terra con i fautori del massacro, noi sentiamo il dovere morale e spirituale di urlare, prima di tutto ai governanti: “Non in nostro nome”.

Ai nostri politici, della maggioranza e dell’opposizione, chiediamo, imploriamo in nome di Dio e della coscienza, di intervenire energicamente e di non farne un gioco di schieramenti. Non siamo ad una partita sportiva con le tifoserie dell’una o dell’altra parte. Siamo di fronte ad un genocidio (termine la cui definizione è nel diritto internazionale e che risponde pienamente a quanto sta avvenendo). E va fermato con scelte concrete. Non si può condannare a parole e continuare ad inviare armi. Bisogna mettere in atto una forte pressione internazionale che passi anche attraverso forme nonviolente di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Altrimenti si è corresponsabili.

E, per piacere, non fateci sentire ancora una volta il ridicolo ritornello che così facciamo il gioco dell’antisemitismo. Non siamo certamente contro gli Ebrei, “nostri fratelli maggiore nella fede”. Ma siamo sì da una parte, la parte delle vittime, degli indifesi, dei deboli, degli oppressi, a qualsiasi popolo appartengano. Siamo rimasti inorriditi il 7 ottobre 2023, condannando con fermezza quello ed ogni altro atto terroristico, ma in essi non è moralmente lecito trovarvi alcuna giustificazione per quanto sta avvenendo.

Voglia il Dio della Pace dare ascolto alle nostre preghiere, convertire i nostri cuori e quelli dei governanti, rendendoci autentici operatori di fraternità e di pace con i soli strumenti atti allo scopo: quelli del dialogo, della mediazione, della nonviolenza.

Napoli, 13 giugno 2025.