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Vivere e testimoniare la nonviolenza

Papa Leone ai promotori dell’Arena di pace del 2024

Sergio Paronetto

Eravamo in trecento il 30 maggio 2025 a Roma, in rappresentanza di 28 movimenti e associazioni (compresa Pax Christi), coordinati dal vescovo di Verona Domenico Pompili e dai comboniani, per restituire la visita di papa Francesco all’Arena di Verona (“Giustizia e pace si baceranno”) del 18 maggio 2024.

L’incontro è stato breve ma intenso. In prima fila stavano l’israeliano Maoz Inon e il palestinese Aziz Sarah, protagonisti del famoso abbraccio che Francesco aveva definito “progetto di futuro” e che si stanno impegnando, assieme a tante associazioni, nell’organizzazione di numerose iniziative per la riconciliazione nella verità e nella giustizia tra palestinesi e israeliani. Certo, mancava Francesco ma papa Leone, con il suo stile particolare, quasi timido o ieratico, ci ha offerto una riflessione tutta direttamente o indirettamente bergogliana, ricavata dagli interventi veronesi, dalla Evangelii gaudium, dalla Fratelli tutti e dal messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1gennaio 2017 sulla nonviolenza come stile di una politica per la pace.

A emergere è stata proprio la centralità della nonviolenza come “metodo e stile che deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni”, come testimonianza, soprattutto verso i ragazzi e i giovani, di “uno stile di vita diverso”, e come processo di costruzione politica credibile da parte delle vittime della violenza che “sanno resistere alla tentazione della vendetta”.

Su questa base, segnalo 4 proposte operative offerte. In primo luogo la necessità di “porsi da parte delle vittime, condividendone il punto di vista. Questa prospettiva è essenziale per disarmare i cuori, gli sguardi, le menti e denunciare le ingiustizie di un sistema che uccide e si basa sulla cultura dello scarto”. In secondo luogo “la cura di relazioni di giustizia” per la difesa della dignità umana e la promozione del bene comune. In terzo luogo la gestione concreta dei conflitti“a partire dalla realtà (territori, comunità, istituzioni locali e così via)” perché le differenze e la conflittualità vengano “riconosciute, assunte e attraversate”.

In quarto luogo, l’impegno a “preparareistituzioni di pace”, non solo quelle politiche nazionali e internazionali, ma “l’insieme delle istituzioni, educative, economiche e sociali” secondo le indicazioni della Fratelli tutti. Con una citazione di Giovanni Paolo II, tratta dalla Sollicitudo rei socialis del 1987, Leone rilancia la pace come “bene indivisibile” e come sostanza della dottrina sociale della Chiesa da cercare con “determinazione ferma e perseverante”.