https://news.un.org/en/story/2025/05/1163646
Di Vibhu Mishra
23 maggio 2025 Pace e sicurezza
Venerdì i diplomatici si sono riuniti presso la sede dell’ONU a New York per gettare le basi di una conferenza internazionale cruciale che si terrà a giugno, con l’obiettivo di far progredire gli sforzi globali verso il raggiungimento di una soluzione a due Stati per il conflitto israelo-palestinese.
La sessione preparatoria ha riunito gli Stati membri delle Nazioni Unite per allineare le aspettative e finalizzare gli accordi per otto tavole rotonde tematiche che contribuiranno a plasmare i risultati della conferenza.
Il Presidente dell’Assemblea Generale Philémon Yang ha esortato i Paesi a cogliere l’opportunità cruciale di compiere finalmente dei progressi.
“Gli orrori a cui abbiamo assistito a Gaza per oltre diciannove mesi dovrebbero spronarci ad agire con urgenza per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Non si può permettere che i cicli devastanti di morte, distruzione e sfollamento continuino”, ha dichiarato.
“Questo conflitto non può essere risolto con una guerra permanente, né con un’occupazione o un’annessione senza fine. Finirà solo quando israeliani e palestinesi potranno vivere fianco a fianco nei loro Stati sovrani e indipendenti, in pace, sicurezza e dignità”, ha aggiunto.
Necessari risultati concreti
I copresidenti Francia e Arabia Saudita hanno sottolineato la necessità che la conferenza di giugno vada oltre la riaffermazione dei principi e raggiunga risultati concreti sul campo.
“Dobbiamo passare urgentemente dalle parole ai fatti. Dobbiamo passare dalla fine della guerra a Gaza alla fine del conflitto stesso”, ha dichiarato Anne-Claire Legendre, consigliere per il Medio Oriente e il Nord Africa del presidente francese Emmanuel Macron.
“Di fronte ai fatti sul campo, le prospettive di uno Stato palestinese devono essere mantenute. Sono necessari passi irreversibili e misure concrete per la loro attuazione”.
Inoltre, ha ribadito la richiesta di un cessate il fuoco duraturo, di un immediato afflusso di aiuti umanitari e del rilascio degli ostaggi.
Momento storico
Manal bint Hassan Radwan, capo della squadra negoziale dell’Arabia Saudita, ha definito il momento “storico”, affermando che la riunione preparatoria deve “tracciare una rotta per l’azione, non per la riflessione”.
“I civili continuano a pagare il prezzo di una guerra che deve finire immediatamente. L’escalation in Cisgiordania è altrettanto allarmante. La disperazione aumenta di giorno in giorno”, ha dichiarato.
“È proprio per questo che dobbiamo parlare non solo di porre fine alla guerra, ma di porre fine a un conflitto che dura da quasi otto decenni”, ha proseguito, aggiungendo che gli sforzi per porre fine ai combattimenti e garantire il rilascio di ostaggi e detenuti devono essere ‘ancorati a un piano politico credibile e irreversibile che affronti le cause alla radice del conflitto e offra un vero percorso verso la pace, la dignità e la sicurezza reciproca’.
Documento finale
L’Assemblea Generale ha deciso di convocare la conferenza nella risoluzione ES-10/24. Ulteriori dettagli sono stati delineati nella risoluzione 79/81.
Come indicato nella risoluzione 79/81 dell’Assemblea Generale, la Conferenza produrrà un documento finale orientato all’azione, intitolato “Risoluzione pacifica della questione della Palestina e attuazione della soluzione dei due Stati”.
L’obiettivo è quello di tracciare un percorso chiaro e irreversibile verso una pace globale, giusta e duratura, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Informazioni sulla conferenza
La conferenza prevede una sessione plenaria con le dichiarazioni del Presidente dell’Assemblea generale, del Segretario generale delle Nazioni Unite e dei copresidenti, seguita dagli interventi degli Stati membri e degli osservatori.
Secondo una nota concettuale dei copresidenti, la conferenza comprenderà anche otto tavole rotonde tematiche, ciascuna incentrata su dimensioni critiche della soluzione dei due Stati.
I gruppi di lavoro comprendono gli accordi di sicurezza per israeliani e palestinesi, la sostenibilità economica di uno Stato palestinese, l’azione umanitaria e la ricostruzione.



