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Sudan-Emirati: scontro aperto e accuse di genocidio. Il colera intanto fa 172 morti

di redazione | 28 Mag 2025 | Africa, In evidenza

Port Sudan è sotto le bombe. Per sei giorni consecutivi, droni di precisione hanno colpito la città portuale divenuta il quartier generale del governo sudanese durante la guerra civile che infuria dal 2023. Ma questa volta l’aggressore non è un gruppo ribelle o una fazione interna: secondo Khartoum, i responsabili sono gli Emirati Arabi Uniti, accusati di aver lanciato l’attacco da una base situata strategicamente tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden.

Tutto ciò accade mentre il colera miete vittime tra la popolazione vittima della guerra, 172 morti negli ultimi giorni.

Quella che fino a poche settimane fa sembrava una guerra interna, seppur devastante, si è così trasformata apertamente in un conflitto regionalizzato. Il 6 maggio, il Sudan ha rotto ufficialmente le relazioni diplomatiche con Abu Dhabi, definendola uno “Stato aggressore”. Pochi giorni prima, il 5 maggio, la Corte Internazionale di Giustizia aveva respinto una denuncia sudanese contro gli Emirati per violazione della Convenzione sul Genocidio, dichiarandosi incompetente per via di una riserva formale presentata dagli stessi Emirati al momento della firma del trattato. Una decisione puramente procedurale, ma che Abu Dhabi ha subito interpretato come un’assoluzione.

Le accuse sudanesi, tuttavia, non si sono limitate alla scena giudiziaria. Di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatore Al-Harith Idris ha ribadito con forza la responsabilità emiratina negli attacchi a Port Sudan, indicandoli come rappresaglia per l’abbattimento, da parte delle Forze Armate Sudanesi (SAF), di un cargo aereo che trasportava armi destinate alle Forze di Supporto Rapido (RSF). L’incidente avrebbe provocato la morte di ufficiali emiratini, oltre che di cittadini sud sudanesi e kenioti, secondo fonti giornalistiche regionali.

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