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La coscienza dice NO alla guerra

Livio Gaio, Punto Pace Pax Christi – Napoli

Lunedì 19 maggio, nella Sala Conferenze dell’Istituto Vincenziano ai Vergini (Napoli), si è svolta la presentazione del volume “La coscienza dice NO alla guerra, per un rilancio dell’obiezione di coscienza a tutti gli eserciti e per una nuova idea di difesa”. Presente uno dei curatori, Enzo Sanfilippo, accompagnato da Maria Albanese: entrambi della Comunità dell’Arca. Hanno partecipato alla tavola rotonda: Ermete Ferraro, Presidente del MIR, che ha introdotto la presentazione e ha moderato; Filippo Severino, di Pax Christi Napoli; Gianmarco Pisa, operatore di pace e segretario IPRA-CCP.

La finalità, dice Ermete F., di presentare questo testo, che percorre il lungo cammino dell’obiezione di coscienza (in seguito odc) e le prospettive future, è quella di coinvolgere maggiormente le realtà che operano sulla nonviolenza per un cammino comune. In passato questo tema si è legato alla costruzione di una alternativa al modello di difesa armata, quindi non solo una scelta personale ma anche politica in quanto coinvolgeva tutte e tutti. Un percorso di consapevolezza che, con la sospensione della leva obbligatoria, si è però affievolito fino a spegnersi. Il vuoto di oggi è preoccupante, vista la volontà di riarmo generale e l’idea di riattivare la leva. Anche come Movimenti ci siamo dispersi in molteplici iniziative invece di convergere su obiettivi comuni più incisivi.

Maria A. inserisce l’odc nella spiritualità della nonviolenza della Comunità dell’Arca, fondata da Lanza del Vasto. Il quale insegnava che La violenza è la distruzione dei legami umani e considerare ogni altro un “nemico” è stata la base su cui costruire il concetto di difesa. Forse è venuto il momento di costruire una umanità senza armi dove il non fare la guerra non significa soccombere ma scegliere un’altra via di risoluzione delle controversie. Una spiritualità del “deporre le armi” valida anche nei rapporti interpersonali. In un conflitto devo pensare cosa posso fare io, non solo cosa non va nell’altro. “Far star bene” gli altri è il miracolo che ognuna/o può fare (papa Francesco).

Sì, importante è la dimensione relazionale della nonviolenza, afferma Enzo S. dando inizio al suo intervento. Abbiamo vissuto una dimensione di impotenza dopo l’inizio del conflitto Russo-Ucraino che ci ha stimolato a chiederci come mai il nostro patrimonio culturale e spirituale non è riuscito ad essere più incisivo. Da qui è nata l’idea di questo volume, partendo dalle origini, dalla Francia dei primi anni ’60 impegnata nella guerra in Algeria, quando dei giovani francesi decisero di fare odc, legandola alla pratica di servizio civile. Lo scopo del testo, dunque, è quello di contrastare l’attuale volontà di riarmo ripensando l’odc. partendo dal fatto che “la difesa della Patria” può essere anche non armata. Oggi però abbiamo un esercito non più di leva ma di professionisti, che propongono questa carriera persino nelle scuole. Dobbiamo, quindi, costruire delle politiche alternative, riportare in primo piano l’odc e riqualificare il servizio civile, senza dimenticare l’aspetto teorico di approfondimento e studio. Nella popolazione c’è un forte sentimento di “non adesione” alla volontà di riarmo e noi dobbiamo metterci a servizio di questo sentimento.

Filippo S. ricorda la lettera della Comunità dell’Arca, sottoscritta insieme a Pax Christi Italia, affinché i Movimenti per la pace rivolgano insieme l’appello del “NO ALLA GUERRA”. Si è poi soffermato sul testo di Pax Christi International “La nonviolenza di Gesù”, una lettura dei Vangeli per operare la pace secondo il loro insegnamento. Una riflessione che parte dal contesto in cui è vissuto e ha operato Gesù: una provincia periferica dell’Impero Romano, che dominava con il potere della spada. L’analisi, quindi, rispetto alla nonviolenza non tiene conto solo delle relazioni interpersonali, ma anche del fattore socio-politico. Per Papa Francesco l’esigenza della pace riguarda tutti e la nonviolenza è indispensabile per un possibile e necessario mondo diverso, riscoprendo il valore dell’utopia. In questo contesto un posto lo occupa l’odc, nel passaggio da scelta personale/morale a gesto politico/etico.

Per Gianmarco P. c’è una cosa positiva che attraversa il volume in esame: il carattere costruttivo dei diversi interventi e contenuti. C’è una domanda che, però, ci interpella: “Siamo in grado oggi di delineare una alternativa praticabile?”. Per riprendere la riflessione bisogna ripartire dall’ordinamento che già esiste. Dagli Art. 11 e 52 della Costituzione, che hanno già avuto degli interventi interpretativi della Corte Costituzionale dicendo che c’è anche un ambito civile della difesa e che il servizio civile è un adempimento di “difesa della Patria”. Dall’inizio del nuovo millennio la riflessine non è andata oltre, non si è soffermata a pensare a delle modalità concrete per una diversa tipologia di difesa. Dobbiamo riprendere in modo unitario delle attività di denuncia e di proposta, riprendendo parallelamente lo studio su un modello di difesa popolare nonviolento e sul tema del riarmo. Inoltre, ragionare sul paradigma della difesa: una difesa che guarda alle persone.

L’incontro si è concluso con l’auspicio del moderatore che le presentazioni del volume programmate in varie città possano contribuire a rigenerare nei movimenti una nuova capacità nell’unire le forze per un impegno comune per la pace, declinata sulla nonviolenza, l’odc e una diversa idea di difesa.