Luigi Zuppardi
Le Esperienze pastorali di Lorenzo Milani nacquero dapprima come materiale che egli annotava da giovane cappellano di San Donato di Calenzano.
Per mettere a punto il modo giusto da adottare al fine di guidare il popolo che gli era stato affidato e, ancor più, per evangelizzarlo, il giovane cappellano aveva bisogno di acquisire conoscenze, raccogliere informazioni e dati, man mano che osservava le abitudini proprie di quegli anni e ben radicate nella vita religiosa e profana della gente cui era stato inviato a svolgere l’attività pastorale.
Nel saggio di Sergio Tanzarella, “Gli anni difficili – LORENZO MILANI, TOMMASO FIORE E LE ESPERIENZE PASTORALI“, ed. Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2007 (pubblicato per i quarant’anni dalla morte di Don Milani), l’autore, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, attraverso le annotazioni di don Milani, raccolte poi nell’omonimo volume pubblicato nel ’57, se da un lato mette a fuoco il tempo e il contesto in cui il caso letterario e pastorale di Lorenzo Milani si verificò, dall’altro, con un metodo scientifico corredato da un attento e predominante sguardo storico, illustra al lettore le condizioni socio-politiche in cui l’Italia degli anni ’50 versava: tormentata e malata tanto nelle istituzioni quanto nelle articolazioni della società.
I partiti, a parte le differenze di schieramento, in quegli anni finivano per “somigliarsi nel metodo e negli obiettivi”. La neonata Costituzione era considerata solo teoricamente la “magna carta” della rinata Democrazia. Nel sociale perdurava una condizione di metodica ingiustizia che condannava le classi meno abbienti a vivere ai margini della società. Nelle fabbriche la democrazia sindacale era comunque soggetta all’arrogante potere assolutista padronale. Nella Chiesa il clero era lungi dall’avviare azioni che non fossero esclusivamente dottrinarie e reazionarie.
Dentro una tale realtà, in cui erano naufragate le speranze della Resistenza, l’operato di Don Milani fu ritenuto un’eresia. Egli, dagli anni di San Donato di Calenzano fino all’isolamento nella sperduta Barbiana sui monti del Mugello, dove morì nel 67, sovvertì l’ordine sistematico di una Chiesa del tutto incline agli uffici e all’esercizio del culto e per niente predisposta a confrontarsi con la realtà che ancora presentava ferite degli anni appena trascorsi.
Esperienze pastorali, pur se non sempre la si ritiene l’opera più conosciuta di Don Milani, è ancora oggi di notevole importanza: nelle sue pagine c’è tutto “l’irriverente e scandaloso” ministero vocazionale del suo autore. È un percorso di profonda umanità e coraggio che si sofferma sulle cause dell’allontanamento dei credenti dalla Chiesa, sulla missione che il prete dovrebbe sentirsi chiamato a svolgere oltre la cura del tempio e l’esercizio del culto, sull’importanza di una scuola laica e popolare che prediliga i poveri, gli ultimi offrendo loro quella padronanza di lingua necessaria per acquisire un pensiero autonomo e critico.
“[…] le Esperienze pastorali sono l’opera meno considerata di Milani, condannata ad un grave oblio o ad una sorta di rimozione nella cultura italiana”.
Pensando a un esercizio sacerdotale oltre l’altare, la sacrestia e l’oratorio, Esperienze pastorali è un’opera da ritenersi come una critica senza appello alle ipocrisie della civiltà occidentale e all’appiattimento apostolico.
Il libro alla sua uscita fu accolto discretamente dalla critica finché una stroncatura violentissima apparsa sul periodico “Civiltà Cattolica” determinerà l’inquisizione del Sant’Uffizio, il quale ordinerà il ritiro dell’opera dalle librerie.
Tanto basta per comprendere perché intorno ad Esperienze pastorali si sollevò, in tutto il Paese, un’accesa discussione che coinvolgerà tanto la Chiesa quanto la società civile.
Gran parte degli interventi sono noti poiché pubblicati da diversi autori che hanno scritto di e su don Milani. Nel libro di Tanzarella, frutto di studio e di ricerca, sono resi pubblici scritti inediti come il carteggio tra Milani e Fiore.
Tommaso Fiore (Altamura, 7 marzo 1884 – Bari, 4 giugno 1973 – è stato uno scrittore e politico italiano. Noto per la sua attenzione, le sue descrizioni e studi sulle condizioni disumane dei contadini – i cosiddetti “cafoni” – pugliesi e meridionali dell’epoca. È anche noto per il suo libro, vincitore del Premio Viareggio Un popolo di formiche. Durante il ventennio fascista, si oppose strenuamente al fascismo e fu per questo inviato al confino nel 1942 e incarcerato nel 1943) sempre vigile riguardo a tutto ciò che accadeva nella società italiana, non poteva rimanere indifferente al chiasso che si era sollevato intorno ad Esperienze pastorali e all’inquisizione del Sant’Uffizio che ne vietò la divulgazione. Il 29 dicembre 1958, infatti, Fiore scrisse a don Milani chiedendo una copia del libro.
Quando Fiore terminò la lettura dell’«opera vietata», tra lo studioso pugliese e il Priore di Barbiana, ebbe inizio lo scambio di otto lettere che va dal dicembre del 1958 al febbraio 1959. In questo periodo si sviluppò quindi un interessante confronto tra due personalità con interessi e cultura contrapposti (fatto del tutto inusuale in quel contesto storico in cui si era votati all’incomunicabilità): il prete di Barbiana e il non credente e socialista Tommaso Fiore.
Tanzarella, nell’ultimo capitolo de Gli anni difficili, documenta l’intensa corrispondenza intercorsa tra i due personaggi su Esperienze pastorali.
Le missive sono la testimonianza di una reciproca stima, ma in esse il sacerdote e l’intellettuale arrivarono a riconoscere che il risanamento del Paese sarebbe possibile solo passando per una giustizia sociale che attestasse l’accorpamento dei privilegi e il riscatto e la liberazione dei poveri. Tommaso Fiore scrisse nelle ultime righe della sua recensione a Esperienze pastorali che Don Milani “ha pronunciato parole che non si cancelleranno facilmente”.
Il testo di Sergio Tanzarella indurrà il lettore a considerare o ri-considerare l’attualità e la modernità della figura e dell’opera di don Lorenzo Milani e, di sicuro, lo invoglierà a leggere o rileggere Esperienze pastorali che “resta un libro attuale e illuminato che in molte pagine segna ancora […] l’ora del nostro presente”.



