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Relazione del coordinatore al Congresso nazionale di Pax Christi, Assisi 5-6 aprile 2025

Norberto Julini, coordinatore nazionale

CHIAMATI A SALVARCI DAL FLAGELLO DELLA GUERRA

“Oggi vorrei lasciarvi tre parole: essere testimoni, non avere paura, sperare senza stancarvi “ (Papa Francesco alla delegazione Economy of Francesco  il 25 settembre 2024)

“Per voi pensare ed agire entreranno in un nuovo rapporto. Voi penserete solo ciò di cui dovrete assumervi la responsabilità agendo” (D. Bonhoeffer, maggio 1944, da Resistenza e Resa)

In questo anno di Congresso celebriamo diversi anniversari che sono insieme significativi, ispiratori ed impegnativi. Cominciamo con il dire di noi famiglia di Pax Christi che celebriamo un anniversario che travalica i nostri confini di sezione italiana di Pax Christi infatti  Pax Christi Internazionale nel 2025 compie 80 anni e ci ricorda l’ appartenenza ad una famiglia ben più ampia, davvero “cattolica”, capace di allargare lo sguardo al mondo in un travagliato cambio di epoca. Il numero di Mosaico di Pace di febbraio ricorda ed attualizza questo anniversario con importanti contributi di riflessione e proposta.

Guardandoci attorno con trepidazione e preoccupazione rileggiamo la profezia del Signore “il regno avanza con forza, ma i violenti lo rapiscono” (Mt.11, 12): un invito a farci custodi del Regno “che è già ma non ancora” opponendoci con radicale nonviolenza evangelica ad altre profezie laiche e disperanti che vedono la violenza come “ levatrice della storia” . Torna infatti prepotente l’atavico richiamo alla guerra come fa il segretario della Nato Rutte che ci invita a “passare ad una mentalità di guerra” pronunciando i tal modo un insulto alla dignità ed all’intelligenza dell’Uomo in spregio all’aspirazione universale alla pace, siglata 80 anni fa in nome dei popoli nella Carta fondativa dell’ONU, da cui abbiamo tratto il titolo di questo congresso: “Chiamati a salvarci dal flagello della guerra”.

Siamo onorati che Pax Christi International abbia scelto Roma come sede dell’Istituto Cattolico per la Nonviolenza, inaugurato il 29 settembre scorso, presente anche il nostro presidente don Giovanni. L’istituto si dedicherà alla promozione della nonviolenza da una città d’importanza universale per dire al mondo che al cuore del Vangelo c’è la nonviolenza e la fraternità di tutti i viventi.

Eccoci dunque chiamati ad un impegno ancora più deciso come Pax Christi in Italia per convertirci e convertire ad una “mentalità nonviolenta”, come ci esortava don Luigi Bettazzi, presente in Spirito a questo Congresso, dopo la lunga compagnia terrena con Lui.  

La guerra che l’Europa nel secolo degli imperi  e della colonizzazione ha spesso esportato, adesso è qui , è stata importata , ci è stata imposta secondo la cinica logica geopolitica per la quali nei rapporti fra gli stati non ci sono amici , ma solo interessi e questo assunto  colpisce al cuore il disegno politico di un’ Europa che pure dopo la pandemia era riuscita a darsi un programma di ripresa che aveva indirizzato alla “Prossima Generazione Europea” e che adesso volge invece al riarmo in vista della “Prossima Guerra Europea” . Ma non siamo rassegnati, non possiamo permettercelo. Abbiamo partecipato all’iniziativa del terzo anniversario della guerra in Ucraina indetta con un manifesto, da noi sottoscritto, che diceva fra l’altro: “Tre anni in cui l’Europa è piombata in una economia di guerra. Tre anni di morti, distruzioni, milioni di sfollati. Tre anni di guerra alla natura e alle risorse del pianeta. Tre anni di oblio della ragione e della politica, in balia della violenza delle armi, dell’arroganza e della prepotenza. Tre anni di censura dell’informazione…. Fermare la guerra in Europa per ristabilire giustizia e sicurezza condivisa con gli strumenti della politica e della diplomazia, nel quadro del diritto internazionale e non con nuovi ricatti, affari o accordi segreti”.

“Allora si avvii il processo politico, chiedeva il cardinale Zuppi, lo scorso 10 marzo alla Conferenza permanente della CEI, proponendo di «investire nel cantiere dell’Europa che non sia un insieme di istituzioni lontane, ma madre della speranza di un futuro umano che non rinunci mai a investire nel dialogo come metodo per risolvere i conflitti, per non lasciare che prevalga la logica delle armi, per non consentire che prenda piede la narrazione dell’inevitabilità della guerra». “Se vuoi la pace, prepara la pace”, i Vescovi hanno ricordato l’urgenza che gli investimenti pubblici siano indirizzati primariamente a sostenere le persone bisognose, le famiglie povere, le fasce sociali più deboli, ad assicurare a tutti adeguati servizi educativi e sanitari, a contrastare il cambiamento climatico. In quest’ottica, sarebbe opportuno riportare il tema dello sviluppo sostenibile al centro delle scelte politiche degli Stati e delle Organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione Europea. 

Con la nostra Campagna Ponti e non Muri per la Palestina abbiamo organizzato iniziative di pace, mentre ancora era in corso il genocidio a Gaza denunciato da Kairos Palestina, abbiamo pregato con mons. Sabbah, abbiamo contribuito finanziariamente ad iniziative d’interposizione (FAZ3A) in Cisgiordania, abbiamo organizzato ed ospitato nello scorso mese di febbraio un tour di un’autorevole delegazione di Kairos, accompagnata da don Nandino in diverse città italiane.

 L’Organizzazione delle Nazioni Unite compie anch’essa 80 anni; anche in essa Pax Christi ha udienza e rappresentanza; un’Organizzazione che non regge bene i suoi anni essendo sta umiliata e indebolita da tanti tradimenti rimasti impuniti e dal non aver superato l’assetto postbellico con i paesi vincitori rimasti i soli arbitri nel Consiglio di sicurezza con il diritto di veto. Siamo dentro a conflitti che sappiamo essere tutti trasgressioni all’imperativo etico e politico di “ripudio” del flagello della guerra.

Stiamo vivendo un anno di grazia, un anno giubilare di remissione del debito e di perdono. via maestra per essere artigiani di pace, per essere “pellegrini di speranza “ed “organizzatori di speranza”.

La Speranza  è una  virtù e dunque  è una forza  e non la passiva rassegnazione dei deboli. Il martire Bonhoeffer dal carcere  scriveva :” Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro terreno migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future. Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore.” (da Resistenza e Resa )

Lo stesso Paronetto nel suo bel saggio “Seme, segno, sogno “rilancia l’appello del nostro don Tonino per metterci in guardia dalla tentazione di essere tristi e disperati: «ci sarebbe da chiedersi se anche nelle nostre comunità cristiane lo sbilanciamento sui versanti della denuncia, che per altro non ha bisogno di inventiva, non debba essere ricondotto a un più maturo equilibrio mediante proposte positive, incoraggianti, che facciano appello alle risorse della speranza. Sarebbe ben triste che scambiassimo la profezia con l’esercizio del brontolare cronico, dimenticando che essa è danza più che lamento» (La speranza a caro prezzo).

  • Ma per tutto questo nostro lavoro di annuncio e di testimonianza noi sappiamo che non siamo soli e non possiamo “lasciarci cadere le braccia”. Dio ha fatto visita alle sue creature ed abita in mezzo a noi. E ci ha detto che non siamo perduti.

Duole ricordare che il primo giubileo celebrato a Roma sia stato riservato alle Forze armate, come ha denunciato con forti parole il nostro Presidente: “Sogno un Giubileo delle Forze Armate disarmate e nonviolente “ E ci preoccupa che l’amico Sergio Paronetto che segue per noi il percorso sinodale debba osservare: “Purtroppo, la pace nonviolenta (etico-politica) è ancora ai margini del percorso sinodale. Ma se il Sinodo non vede la pace come questione fondamentale per l’umanità e sostanza della fede cristiana, non diventa in-credibile? C’è molto da fare.”

  • Come non ricordare qui la nostra perdurante convinzione, più volte proclamata, che sia arrivata l’ora di una testimonianza evangelica limpida e radicale per superare la presenza strutturata dei presbiteri nell’esercito, con il gesto unilaterale di uscire dall’attuale sistema dei cappellani militari. L’assistenza spirituale al personale militare può essere assicurata da cappellani “senza stellette” non inquadrati nelle Forze armate!

Nascemmo 80 anni fa come gruppi di preghiera ed i padri e le madri fondatrici ci hanno lasciato tre parole/azione da praticare con continuità e coerenza: PREGARE, STUDIARE, AGIRE,

PREGARE è il primo.

Don Tonino Bello diceva:”. Dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione.  La contempl-attività, con due t, la dobbiamo recuperare all’interno del nostro armamentario spirituale.”

E se ricominciassimo davvero a pregare insieme per la pace, come avviene nei nostri Punti Pace più vitali?

Ma cosa significa pregare per la pace?

“Pregare per la pace chiede un grande impegno a purificare la mente, i pensieri, il cuore, gli affetti, gli occhi, le labbra, le parole le mani, i gesti, i progetti, i contesti, le strutture … da tutto ciò che perpetua violenza perché è lì che si annida la guerra”

Scrivemmo così quando iniziammo con Max Ferè e con altri amici laici e presbiteri a lavorare per tornare ad attingere dallo straordinario patrimonio de “i Dodici Raccolti” proposte di preghiere comunitarie ed a farne confluire di nuove dentro ad un calendario che segni appuntamenti dove prenderci cura fraternamente della spiritualità del nostro movimento. E siamo contenti di consegnare in questo congresso ed a tutta Pax Christi il sito rinnovato di Dodiciraccolti per dare spirito e vita ad una vasta comunità orante per la Pace.

Il sito trae il suo titolo da questo brano dell’Apocalisse : “Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.”

E noi siamo qui proprio per guarire le nazioni dalla follia della guerra.

Leggiamo dalle lodi di Romena: “Se in noi non è pace, non daremo pace, se in noi non è ordine, non creeremo ordine”. Sembra scontato, ma c’è fatica costruttiva ogni giorno. Ma quanta fiducia in una delle ultime preghiere del martire Bonhoeffer, impiccato nell’aprile di 80 anni fa in odio alla fede che lo fece resistente alla tirannia nazista: “Da potenze benigne prodigiosamente protetti, attendiamo consolati quello che accadrà. Dio ci è al fianco alla sera e al mattino, e senza fallo, in ogni giorno che verrà “.

STUDIARE è la seconda parola/azione

Qualcuno, secoli prima di Cristo, scrisse: “Bisogna spegnere la violenza, piuttosto che l’incendio “. E noi il manuale “antincendio “ce l’abbiamo: “La nonviolenza di Gesù. Operare la pace secondo i vangeli” è il titolo di un documento di Pax Christi Internazionale, tradotto a cura del nostro Centro Studi e che avrete già letto e comunque è qui a disposizione.

Ma è un libro. E si sa: “La violenza è semplice; le alternative alla violenza sono complesse.”

«per accogliere Dio e la sua pace non si può stare fermi, non si può stare comodi aspettando che le cose migliorino. Bisogna alzarsi, cogliere le occasioni di grazia, andare, rischiare. Bisogna rischiare» (Omelia di papa Francesco, 1° gennaio 2023).

Per questo occorre studiare. Perché per educare alla pace occorre prima che noi studiamo.

Educare dunque è la parola che contrassegna, credo la nostra missione, come attestano le considerazioni scaturite dalle riunioni dei nostri tre coordinamenti: “Educare è sempre un atto di speranza” (papa Francesco) definizione adatta all’anno giubilare; quindi, educare ci fa “pellegrini di Speranza”.

Su invito di mons. Luigi Renna, presidente della Commissione Pastorale Sociale e del Lavoro abbiamo partecipato alla Settimana Sociale –Trieste – 3/7 luglio “Al cuore della democrazia “portando le nostre “buone pratiche “di educazione alla pace ed il libro “Frammenti di pace” pensato e stampato su iniziativa del Punto Pace di Catania e del gruppo di educazione alla pace. Ma l’attività prosegue con il corso “Ban the war-BAN WAR: DISARMARE LE MENTI, LA POLITICA, LE MANI, per iniziativa del PP di Cremona e di Sonia Zuccolotto con autorevoli esperti.

È al via la IV edizione Scuola d’Innovazione sociale e Cooperazione Internazionale con la Pontificia Università Lateranense a cura del Centro Studi e di Giuliana La Spada

Partecipiamo all’ OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ: il fenomeno è in crescente e pressante sviluppo, i militari entrano sempre più di frequente nelle classi per svolgere anche lezioni di educazione civica e vi sono scuole che attuano l’alternanza scuola-lavoro dentro a caserme e basi militari.

Continuiamo a promuovere la nostra rivista MOSAICO DI PACE ed i suoi preziosi dossier custoditi nell’archivio di mosaiconline, grazie anche all’impegno di Rosa Siciliano, direttrice editoriale ed animatrice culturale.

La nostra Casa per la Pace è pronta alla riapertura dopo i lavori di adeguamento dei servizi e di restauro di parti strutturali che avevano bisogno di cure. E’ stato un iter lungo ed impegnativo giungere a questo risultato, ci ha visti coinvolti ed occupati ad esaminare varie proposte anche riguardanti la destinazione d’uso della Casa ed il modo di gestirla. Ora abbiamo una prospettiva concreta di collaborazione con la Cooperativa Arca, definita per merito di Gianna Badoni, nostra tesoriera, di Giuliana La Spada nostra consulente e di Barbara Peruzzi che regge la Segreteria, ma che ha contribuito con competenza e passione a trovare la soluzione che proveremo a sperimentare per un primo anno.

Toccherà al nuovo Consiglio mettere a progetto la sua promozione come luogo d’incontro a carattere spirituale, culturale e di studio da usufruire e da offrire a quanti vorranno essere nostri ospiti, condividendo i nostri scopi, mentre ricordiamo le parole di don Tonino che definiva la Casa per la Pace “un luogo dove “riparare le tende per ripartire sui sentieri di Isaia”. Sarà opportuno creare un gruppo di volontari che mettano a punto un programma di promozione e di attività che preveda iniziative di cura della spiritualità della pace e di buone prassi di educazione alla pace.

Educare è anche un modo per praticare il “dialogo fra generazioni” che papa Francesco volle porre a titolo del suo Messaggio per il Capodanno 2022 come strumento per edificare una pace duratura.

Ho negli occhi le foto di una route internazionale di Pax del 1964: si vedono 600 giovani ventenni provenienti da diversi paesi europei e diretti al santuario mariano di Oropa a Biella che portarono in quel territorio nelle loro tappe la novità della  “Pacem in Terris”, pubblicata nel 1963 e che resta  la nostra “magna Charta”

Oggi le route non si fanno più, forse sono improponibili in quella forma ma è improrogabile il Dialogo intergenerazionale.

“Se, nelle difficoltà, sapremo praticare questo dialogo intergenerazionale «potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri».  Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?

Basti pensare al tema della cura della nostra casa comune. L’ambiente stesso, infatti, «è un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva».  Vanno perciò apprezzati e incoraggiati i tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia. Lo fanno con inquietudine e con entusiasmo, soprattutto con senso di responsabilità di fronte all’urgente cambio di rotta, che ci impongono le difficoltà emerse dall’odierna crisi etica e socio-ambientale.”

Ho voluto riportarvi con evidenza quest’ampia citazione dal Messaggio del 2022 perché sia resa evidente l’urgenza, ma anche la mia e nostra difficoltà a fare progredire questo dialogo.

Per questo ho pensato ed ho condiviso con il Presidente, con tutto il Consiglio e con lo specifico aiuto di Luigi Pasotti, già dirigente scout e di don Nandino Capovilla attivo in Agesci, di avviare una collaborazione più stretta con AGESCI, l’organizzazione che più di altre riesce a tenere il filo dell’educazione e tradizione di cultura e stile di vita fra generazioni. Da qui la mia partecipazione come relatore ad incontri della Route nazionale di Verona dell’agosto scorso e poi l’entrata di Agesci fra i promotori della Marcia di fine anno e poi l’intervento del presidente nazionale Francesco Scoppola al convegno di Pesaro ed ora  la partecipazione di alcuni capi scout al corso di formazione Ban the war. Già a Verona abbiamo avuto segnali di attenzione a pax Christi in consonanza con il loro documento programmatico approvato dal Consiglio Generale a Sacrofano nel 2022 “Artigiani di pace “, in cui scrivevano: “assumendoci tutte le responsabilità che comporta la necessità della profezia, intendiamo ribadire che dalla guerra se ne esce investendo sulla Pace e non sulla guerra stessa. Il nostro rifiuto della violenza in ogni sua forma deve essere, oggi più che mai, radicale”.

Un bel punto di partenza per fare “buona strada” insieme. Chissà che qualche capo scout che “prende la partenza” scelga di continuare il servizio insieme a Pax Christi.

Dobbiamo comunque prendere atto che dialogo non vuol dire proselitismo, i giovani sono piuttosto attenti alla testimonianza credibile ed alla proposta concreta di fare cose e di farle insieme. Parlando a Verona li ho visti molto interessati alle proposte della Campagna “Ponti e non muri “: andare, vedere, servire, mettersi in mezzo.  Credo che si debba mettere in campo da parte nostra qualche proposta concreta anche per altri obiettivi di Campagna, decidendole insieme ai giovani incontrati nelle scuole, nelle parrocchie, nei loro luoghi di aggregazione per un percorso che è più di accompagnamento che di insegnamento.

Stare accanto a loro quando li coglie il senso di impotenza e la mancanza di un’idea condivisa di futuro che possono generare ansia e smarrimento essere pronti ad offrire delle opportunità d’impegno, se riconosciuti noi stessi come testimoni credibili ed affidabili. Alcuni giovani che abbiamo incontrato osservano: “non abbiamo ben chiaro quali siano le attività di Pax Christi nel concreto delle singole realtà.” Per questo dovremo esercitare meglio creatività e generosità di tempo e di risorse.

Il problema della consistenza numerica di Pax Christi in Italia, definito da padre Giulio Albanese come “blocco generazionale” è un dato oggettivo e critico.

Va rimarcato ed apprezzato il buon lavoro dei tre Coordinatori interregionali: Pio Castagna (Centro) Filippo Severino (Sud) e Giovanni Fusar Poli (Nord) che stanno producendo significativi risultati quanto a costituzione di nuovi Punti Pace ed hanno arricchito il dibattito precongressuale con gli esiti delle loro riunioni territoriali.  Si tratterà ora di favorire una maggiore collaborazione fra i PP contigui su base zonale e regionale per iniziative coordinate e più efficaci sui loro territori.

Alcuni PP si segnalano per intensa e costante attività, altri sono solo formalmente costituiti, ma non attivi, come si evince dal Bilancio Sociale. Altri sono attivi ma non mantengono la corrispondenza con la Segreteria con l’invio regolare della relazione sull’attività svolta in corso d’anno e la relativa quota di contribuzione prevista. Altri sono attivi in quanto poggiano sull’impegno del solo referente, ma resta tenue ed occasionale la suddivisione dei compiti con altri aderenti.

In tempi di crisi di volontariato è forte il rischio che il PP diventi una sorta di cerchia amicale dove è più facile mantenere le relazioni consolidate che non aprirsi a nuove adesioni.

Molti ci conoscono come perseveranti divulgatori in tema di pace e cura del Creato, ma pochi si riconoscono in noi al punto da aderire a Pax Christi ed a collaborare al nostro lavoro. Vale la pena di domandarci se non ci siano almeno un migliaio di potenziali aderenti che condividano la nostra azione coraggiosa nell’andare in direzione contraria alla deriva bellicista che contraddice radicalmente la novità profetica rappresentata dall’enciclica Pacem in Terris, come pure la Laudato sì e Fratelli tutti.

Sono 800 anni dal Cantico delle Creature e 10 anni dall’enciclica “Laudato sì”: quanto lavoro da fare per convertire la mentalità alla comune dimensione creaturale delle persone, alle profonde ed originarie connessioni con tutti i viventi e l’ambiente in cui viviamo. Per lavorare meglio e non da soli siamo entrati in rete con altre associazioni che si propongono di lavorare su questi temi e lo stiamo facendo insieme ad Adriana Salafia, nostra vicepresidente che ci rappresenta e ci propone azioni comuni.

 Ci siamo ripromessi nelle tesi del precedente Congresso: “Abbi cura delle relazioni: preparerai la pace”. Nell’ambiente, in politica, in economia, nella società nella stessa Chiesa. Ed aggiungerei la nostra stessa Pax Christi, nella quale si avverte il bisogno di maggiore fraterna condivisione del nostro operare di artigiani di pace, che lo sono anzitutto fra loro stessi.

Non sono propositi che possiamo disattendere, anzi ne è cresciuta l’urgenza in un mondo in cui siamo indotti ad essere consumatori individualisti e spesso i giovani sono soggetti più fragili ed esposti. 

AGIRE è la nostra terza parola/azione

Come dimenticare l’agire propostoci da don Luigi Bettazzi (questo è il primo Congresso senza di lui e gli rinnoviamo preghiera e riconoscenza) con parole/azioni pronunciate pressoché al termine della sua vita terrena: Convertire ad una mentalità nonviolenta. Intermediare sempre. Interporsi fra i belligeranti quando occorre.

 Molteplici sono i nostri impegni sul campo anzitutto sul piano del Disarmo non solo delle menti, ma in quello altrettanto impegnativo di contrasto alle politiche pericolose e dispendiose di riarmo, facendo “debiti di guerra” prima ancora di fare la guerra, ma certo predisponendoci perché essa scoppi e sia interpretata come evento certo terribile , ma inevitabile , cui assuefarci , pur sapendo che essa genera solo sangue e rovine. Per questo scopo sappiamo che sono mobilitate potenti lobbies industrial-militari- finanziarie, capaci di assoggettare la politica stessa e di minare la democrazia dalle sue fondamenta di patto sociale per conseguire una pace sui pilastri della verità, libertà, giustizia e solidarietà, come sta scritto nella Pacem in Terris.

Dal documento del tavolo di lavoro dell’Arena del 2024 dal titolo:” Uscire dal sistema di guerra. Costruire la pace insieme” leggiamo:” Noi, persone, associazioni e movimenti attivi nella costruzione della pace con mezzi di pace, guidati dalla bussola della nonviolenza attiva, ci impegniamo a condividere un percorso, aperto a tutti e a tutte, per la costruzione della pace, della giustizia e della cura della casa comune. Sono beni comuni universali interconnessi, diritti e doveri di una cittadinanza responsabile, condizioni di vita per il presente e il futuro della famiglia umana e del cosmo.

Partiamo dalla realtà dove viviamo, ma ci impegniamo a creare alleanze e reti ovunque nel mondo perché non può esserci la pace in un solo paese. La pace è globale.”

Un documento che possiamo assumere qui come fu all’Arena come programma di lavoro per il tempo che viviamo e per il nuovo assetto istituzionale di Pax Christi che uscirà da questo Congresso.

Merita ricordare che gli altri quattro temi interconnessi a questo sono stati: “Democrazia e Legalità costituzionale” + Immigrazione+ Lavoro ed Economia: la preziosità di ogni persona e la centralità dei diritti+ Ecologia integrale: il futuro è oggi.

Pax Christi Italia è dentro ad altre reti solidali ed attive per il disarmo e la pace:

RIPD (Rete Italiana Pace e Disarmo) , MIR (Movimento Internazionale di Riconciliazione) per quanto riguarda il sostegno all’obiezione di coscienza, Sbilanciamoci ,Cura del Creato.

 Siamo stati e saremo ancora promotori d’ iniziative della “coalizione cattolica” di ben 44 sigle nazionali, unite per dire “Italia ripensaci” e aderisci al bando delle armi nucleari.

 Questa coalizione molto rappresentativa della Chiesa italiana bisogna accompagnarla perché rimanga coesa ed intraprendente nel diffondere, sostenere e praticare il lavoro del Papa pastore della Chiesa in uscita.

Alcune associazioni della coalizione, Pax Christi insieme ad Agesci, Azione Cattolica, ACLI, Ass. Giovanni XXIII e Focolari si stanno impegnando in difesa della legge 185 /90 esponendo le ragioni della nostra opposizione alla riforma avviata dal nuovo governo per indebolire controllo tecnico e parlamentare sull’export armi e farne strumento di politica estera, in contrasto con la Costituzione.

Lo scorso 8 febbraio abbiamo scritto ai parlamentari di Senato e Camera: «La legge 185 del 1990, che regola l’esportazione di armi, è una grande conquista della società civile italiana che ha visto parte dell’associazionismo cristiano impegnato in prima fila nella campagna “Contro i mercanti di morte”.

L’appello lanciato per quella mobilitazione partiva da un realistico dato di fatto: “Armi italiane uccidono in tutto il mondo”. […] Il tentativo di procedere al progressivo smantellamento della legge 185/90 sembra ormai avviato a compimento […].

La legge 185 ha permesso, ad esempio, sempre grazie alla pressione della cittadinanza attiva, di interrompere, dal 2019 al maggio 2023, la partenza dal nostro Paese di migliaia di missili e bombe destinate ad essere usate nel disastroso conflitto in atto nello Yemen».
 Il disegno di legge che oggi state discutendo intende: limitare l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti; ridurre al minimo l’informazione al parlamento e alla società civile; e, soprattutto, limitare le informazioni contenute dalla Relazione governativa annuale, cancellando la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito circa l’import e l’export di armi e dei sistemi militari italiani. Tali modifiche svuotano il contenuto della legge 185.

Sarebbe una decisione gravissima. Signori Deputati e Senatori, vi chiediamo, vi supplichiamo, non svuotate la legge 185/90 nel suo profondo significato.

Vi chiediamo di ricordare e custodire il lavoro della società civile che ha portato all’approvazione di questa legge che attua i principi costituzionali. Ve lo chiediamo in nome della comune umanità che ripudia la guerra.”

La riforma prevede anche l’abolizione dell’elenco pubblico delle banche “armate” che offrono investimenti e intermediazione finanziaria per consentire il traffico di armi, depotenziando la  Campagna di pressione sulle Banche Armate, promossa da Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace, che seguiamo da anni seppure  con risultati non ancora del tutto soddisfacenti.

Pax Christi, in collaborazione con l’Associazione “Weapon Watch”, presieduta da Carlo Tombola, ha avviato, d’intesa con Comm. CEI problemi sociali e del lavoro, Caritas, Azione Cattolica, Focolari, Agesci., dopo la Marcia di Savona nel 2021,  l’iniziativa “Fari di pace “ che sono stati accesi a Genova, La Spezia, Napoli ,Bari. Ravenna ed a Trieste/Monfalcone per chiedere alle rispettive Autorità portuali con una lettera di vigilare sull’assoluto rispetto della legge 185 e di rendere pubblici e trasparenti le informazioni circa operazioni di carico e scarico di armamenti o il solo transito in porto di navi che effettuano trasporto di armamentario bellico destinato a paesi in guerra o non rispettosi dei diritti umani nei confronti delle loro popolazioni. Si cerca ogni volta l’attiva partecipazione delle Chiese locali, della società civile e dei sindacati dei lavoratori portuali per una comune azione di denuncia e di protesta. Siamo infatti d’accordo con quei lavoratori portuali che iniziarono la loro obiezione di coscienza dicendo: “la guerra comincia qui”.

Constato con soddisfazione che in questi casi Pax Christi ha saputo riunire Vescovi delle rispettive diocesi, loro associazioni laicali e rappresentanti di lavoratori e della società civile locale già organizzati, ma che non sempre erano in dialogo operativo, riuscendo a farli agire insieme per l’evento proposto. Mi pare d’intravedere in questo una modalità operativa che potrebbe caratterizzare noi di Pax per una funzione che già don Tonino in un’intervista di tanti anni fa definiva così:”  ..un movimento di “cerniera” tra i grandi problemi teorici come quello della pace, della giustizia ,dei diritti umani , della qualità della vita, e le concrete comunità ecclesiali …e far diventare la questione della pace non accessorio alle tematiche pastorali, ma fondamentale per esse”

Osservo più in generale che per Pax è interessante questa posizione che la vede dentro alla Chiesa, presieduta da un Vescovo, impegnata a convertirsi con essa ad “una mentalità nonviolenta” come vuole il Vangelo, ma al contempo capace di dialogare e di agire in contesti dove spesso la Chiesa è assente o è vista con diffidenza e riuscire a fare “reagire” insieme queste realtà.

Fra le Campagne in corso per iniziativa nostra merita ricordare “Ponti e non muri “per la Palestina, che ha appena compiuto vent’anni. Oggi più che mai di tragica attualità, che cura un proprio sito affidato alla cura di una persona esperta come Anna Clementi : bocchescucite.org; che offre la concreta proposta del “pellegrinaggio di giustizia” capace di generare testimoni ed anche adesioni al movimento, di promuovere piccoli progetti di solidarietà attraverso donazioni, di generare piccoli guadagni da reinvestire per iniziative come la Giornata ONU di solidarietà con il popolo palestinese, (l’ultima a Bari nel 2024), di formare divulgatori esperti sul tema specifico della questione israelo-palestinese che si offrono ad inviti in scuole, parrocchie, associazioni , di mantenere in sostanza a Pax uno sguardo aperto alla situazione internazionale su una porzione di mondo dove sono in gioco questioni rilevanti anche sul piano del dialogo interreligioso fra le tre religioni del Libro nella terra di Gesù.

La recente iniziativa di Kairos Palestine Italia coordinata da don Nandino è stata autorevole ed importante ed ha portato una delegazione palestinese ad incontrare vescovi, parlamentari, amministratori, studenti ed attivisti a Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Padova e Venezia per denunciare l’insostenibile condizione del loro popolo sottoposto ad un’occupazione violenta fino a pratiche criminali genocidarie.

Vorrei che il messaggio della Giornata per la Pace rappresentasse per noi ogni anno l’indicazione e l’indirizzo da dare alla nostra attività nell’anno in corso, senza trascurare le Campagne avviate, ma consapevoli che tutto si tiene insieme quando si lavora per la pace e se il papa indica un tema sappiamo che esso è l’apice di una lettura evangelica dei segni dei tempi.

Quest’anno la nostra 57° Marcia per la Pace si è svolta a Pesaro, capitale culturale della Cultura italiana ascoltando e studiando nel convegno sul tema del messaggio per la 58° Giornata della Pace:“Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace”. Abbiamo raccolto relazioni e materiali che possiamo ritrovare, rivedere ed utilizzare al link su youtube.

Un bel numero di Mosaico di Pace di gennaio sullo stesso tema ha arricchito Convegno e Marcia: altro strumento per la nostra iniziativa là dove siamo presenti ed attivi. Un lavoro di approfondimento cui hanno contribuito il nostro Centro Studi presieduto da Franco Dinelli e con  l’amico Antonio De Lellis che è nostro referente nella Campagna “Cambiare la rotta – Trasformare il debito in speranza” e che è referente a noi tutti per lavorare intorno al che fare “dal basso” come ci chiede papa Francesco.

Colgo dalla relazione introduttiva di Roberto Mancini al corso di formazione Ban the war organizzato da noi, alcuni spunti significativi dell’operare con nonviolenza da artigiani di pace a partire dai nostri Punti Pace che sintetizzerei così : lavorare a comitati locali per la pace come luoghi d’incontro fra culture diverse ed accoglienti , capaci di progettare esperienze di comunità democratiche in cui praticare la testimonianza che un altro modo di vivere e convivere è possibile, rispetto alla disumanizzante competizione cui ci chiama la società consumistica e tecnologica , che non ci vuole come esseri pensanti, ma solo automi capaci risposte automatiche. Essere capaci di un “cosmopolitismo dal basso”, cominciando dai luoghi dove abitiamo spesso senza avere la necessaria cura delle relazioni, delle connessioni possibili.

Funzione importante per noi artigiani di pace è la Comunicazione; abbiamo iniziato un lavoro di approfondimento e confronto con padre Giulio Albanese e successivamente in un breve corso di aggiornamento sul tema guidato da padre Fabrizio Colombo, comboniano: anche lui che ci ha portato a considerare indispensabile dotarci di un “Piano di Comunicazione”.

Abbiamo capito che attualmente con gli strumenti di cui disponiamo e di cui facciamo uso non stiamo comunicando con le nuove generazioni che s’informano usandone altri, inoltre riusciamo solo sporadicamente ad interpellare persone che già non siano all’interno della cerchia degli aderenti e di quanti già ci  conoscono. Il risultato è che ci apprezzano, desiderano tenersi informati sulle nostre attività, ma non di più. E noi invece abbiamo bisogno di più. Abbiamo intanto avviato gruppi di lavoro fra tutti coloro che mettono mano ai nostri canali di divulgazione per confrontarci sulla maniera migliore per dare maggiore efficacia alla nostra capacità comunicativa coordinandoci meglio. Resta oggettiva difficoltà a rendere comunicanti i diversi media del movimento (mailing list, Verba Volant, Sito, Facebook, …). Si riscontra anche una produzione interna di contenuti non sufficiente ad un aggiornamento costante dei media. Comunque si segnalato 9000 “followers” sulla nostra pagina Facebook.
Non riusciamo a frequentare i social media oggi necessari per comunicare con i più giovani per mancanza di tempo e di competenze da parte dei nostri pur generosi volontari.

Occorrerebbe incaricare un Social Media Manager che sappia organizzare la nostra comunicazione all’interno ed all’esterno con competenze che ad oggi non sono reperibili tra gli attivisti di PX.

Purtroppo, al momento non sono disponibili risorse finanziarie per questo scopo, nonostante il carattere prioritario del progetto, come ha più volte ribadito anche Mauro Scaroni, che sta seguendo il nostro modo di comunicare per renderlo più coordinato ed efficace. 

Nel corso di questo quadriennio abbiamo ampiamente discusso anche di Mosaico di Pace e del suo progressivo evolvere verso modalità nuove di promozione, diffusione e fruizione che s’intravedono nell’innovazione tecnologica e telematica, prospettiva comune a molti periodici a stampa in ambito cattolico e non solo. Mosaico resta per noi un laboratorio d’idee innovative ed un efficace strumento di educazione alla pace che merita una valorizzazione maggiore anche per iniziativa dei Punti Pace nei rispettivi territori e nelle scuole e luoghi di cultura. Si sono infine adottate ulteriori misure di contenimento delle spese e sono stati conseguiti per iniziativa della Direzione e del nostro Presidente risultati importanti con la pubblicità etica garantita dalla CEI.

Al termine del mandato quadriennale di Coordinatore conferitomi dal Consiglio nazionale e che mi giunse inatteso, ringrazio per la fiducia e per avermi offerto un’eccezionale occasione di arricchimento personale in termini di pensiero, di azione e di relazione con voi e con quanti sono stati invitati a camminare con noi alla Marcia per la Pace.

Voglio ringraziare perché ciò che è stato fatto l’abbiamo fatto insieme.

Sennò non saremmo un Movimento di persone pacifiche e nonviolente impegnate in una conversione quotidiana.

Certo ho lavorato anzitutto con chi ha ruoli istituzionali o lavora con noi come collaboratori.

Un Presidente capace di parlare con accenti di radicalità evangelica e di giusto sdegno, capace di relazioni e di convincimento che hanno risolto questioni anche economiche , che ci hanno molto affaticato .

Una vicepresidente encomiabile per attenzione, dedizione, impegno nella cura del Creato, ma anche delle relazioni

Un Presidente del Centro Studi come Franco, creativo, intelligente ed intraprendente che ha intorno consiglieri motivati e capaci.

Tre formidabili Coordinatori interregionali come Filippo, Pio e Giovanni che hanno garantito il mantenimento e la struttura organizzativa di Pax, alimentandola con numeri ed iniziative di nutrimento culturale e di spiritualità della pace.

Una tesoriera come Gianna che ha reso un servizio impegnativo con perseveranza quotidiana e trepidante passione , affiancata da Giuliana La Spada cui va il merito di consulenze ed iniziative decisive.

Consiglieri amiche ed amici, che avete avuto il merito di eleggere come Renato , instancabile comunicatore , volto e voce storica di Pax, Mauro che lo ha affiancato nella Comunicazione e ci rappresenta in diverse reti , Sonia educatrice per vocazione e professione che con Giovanni hanno organizzato i corsi per docenti , Stefano spesso il nostro webmaster con generosità e competenza, Nandino prestigioso animatore della nostra più attiva Campagna insieme a Rossana ,

Betta talentuosa scrittrice, che sa porre le domande giuste.

Collaboratrici come Barbara: quotidiana interlocutrice che sa tutto di noi e conosce anche come uscire dai problemi, pensa bene e quindi scrive bene: teniamocela stretta.

Giuliana La Spada con la quale ho avuto per larga parte del mio mandato una buona intesa, specie quando presidiava Casa e Movimento abitando ad Impruneta.

Rosa, tenace , intraprendente , esperta , creativa che alimenta il tesoro di sapienza ed interpretazione del tempo che viviamo nello scrigno aperto di Mosaico di Pace.

E tutti voi che siete referenti dei PP o che siete nostre antenne sensibili nei territori: quante cose buone ho potuto apprezzare e seguire in questo quadriennio.

Voi tutte e tutti che siete qui fedeli compagni di cammino sulla buona strada.

Spero di aver saputo riversare sul nostro movimento quanto appreso.

Vi chiedo perdono per aver talvolta mancato di mantenere un rapporto collaborativo e rispettoso delle sensibilità di ciascuno.

Ho cercato di promuovere la fondamentale spiritualità della nonviolenza e riconsegniamo al Congresso del Movimento  il sito rinnovato di Dodici Raccolti, ideato da Massimo Ferè ed ora pronto a tornare attivo.

Mi auguro che possa essere un nuovo inizio per noi di Pax Christi, nati nel 1945 proprio come gruppo di preghiera: sostegno importante alla conversione quotidiana, la “buona battaglia “che da sola vale una vita.

Ricordo a me ed a voi che “se non sei in pace, non farai pace”.

Questo è il mio augurio per tutt* voi. Grazie