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Sesto per la pace, 21 aprile 2025

Il Presidio per la Pace di Sesto San Giovanni

Lunedì dell’Angelo nella morte di Papa Francesco.

Siamo uomini e donne di diverse storie, provenienze, sensibilità, credenti e non credenti. Apparteniamo alle 26 Associazioni che fanno parte della rete del Presidio per la Pace di Sesto San Giovanni. In questi anni abbiamo camminato insieme, intensamente e costruttivamente, legati e animati dalla responsabilità che sentiamo per la costruzione della pace.

Bergoglio ci ha accompagnato in questo impegno. Ci è stato fianco a fianco.

Abbiamo imparato a conoscerlo sin dall’inizio del pontificato: dal nome scelto come Papa e dalle piccole e grandi prese di distanza, nella quotidianità, da un cerimoniale troppo lontano. Uno svestirsi, un taglio preciso, un avvicinarsi. Per noi Francesco parve un compagno di viaggio.

Anno dopo anno, attraverso tante affermazioni e prese di posizione, Francesco ha acquisito per noi autorevolezza sino a diventare punto di riferimento. Un interlocutore delle nostre coscienze, un compagno di viaggio a cui si chiedono indicazioni. Ci si fidava di lui, anche se non si condivideva tutto. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni sull’ecologia integrale, le affermazioni sull’accoglienza, la protezione e l’integrazione dei migranti, la giustizia sociale con al centro i poveri, l’idea che un cambiamento possa venire solo dal basso e dal protagonismo dei popoli e il compito di costruire una fraternità universale.

E il grande anelito alla Pace, perseguito con straordinaria insistenza. Innumerevoli i discorsi e tanti gli appelli a fermare i fronti della “terza guerra mondiale a pezzi”; ogni occasione era utile per ricordare i paesi in cui è in corso un conflitto, le sofferenze, gli orrori e le ingiustizie subite dalle vittime. Tantissimi i gesti concreti: l’invio di emissari autorevoli in Ucraina e in Russia quando i capi di Stato si erano tirati indietro, la telefonata quotidiana a Gaza, il viaggio in Iraq, l’invio dell’elemosiniere del Papa nelle situazioni più difficili. In questi quattro anni di attività come Presidio Pace le sue affermazioni hanno raccolto e trasportato le nostre, gli hanno offerto spessore e risonanza.

Troppo spesso le sue parole sono risuonate nei palazzi del potere inascoltate e ignorate (quello stesso potere che oggi lo osanna strumentalmente). Ma lui non si è mai perso d’animo, ha continuato a dire in modo chiaro e senza ambiguità che “la guerra è da pazzi”, che si deve costruire giustizia, solidarietà e rispetto. Che “la nonviolenza deve essere lo stile di un’autentica politica di pace”. Che “è necessario garantire libertà di pensiero e di parola”. Che “nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”.

Ha continuato a dire tutto questo fino all’ultimo soffio.

Oggi esprimiamo tutta la nostra tristezza e un grande senso di vuoto; sentiamo il rischio che le nostre di parole non troveranno una sponda che le propaghi e le porti un po’ più avanti. Ma crediamo anche che occorra, soprattutto oggi, rilanciare ulteriormente il nostro impegno, quello della Chiesa e della società civile per concretizzare quello che questa straordinaria figura ha insegnato e proposto al mondo intero: che “la pace è davvero possibile”.

Grazie Papa Francesco, ti salutiamo con tanto affetto; e con un grido e una promessa che ci hai suggerito la Domenica di Pasqua. “Che non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano”.